Nel corso del tempo, di Wim Wenders

Ritorna in sala, restaurato in 4K, l’opera che chiudeva la “trilogia della strada” del regista, dopo Alice nella città del 1974 e Falso Movimento del 1975. Cult generazionale, vincitore al Festival di Cannes del premio FIPRESCI. Manifesto del Nuovo Cinema Tedesco, riscrivendo regole e stile del road movie europeo, il film si ispira alle fotografie di Walker Evans al quale, durante la Grande Depressione statunitense del ’29, fu commissionato dal governo un progetto imponente, attraversando tutto il territorio a stelle e strisce, concepito per immortalare la poetica del viaggio e l’anima martoriata del Paese. Con quello stesso caravan che Wenders utilizzò per le riprese, durate poche settimane e con un budget irrisorio a disposizione, si presentò sulla Croisette. Un proiezionista e uno psicolinguista infantile sulle strade ai confini con la DDR, percorrendo chilometri e raggiungendo piccoli centri di provincia, alla ricerca del cinema nel cinema, nelle piccole sale semivuote o quasi chiuse del tutto. Fritz Lang è ormai lontano, in quel bianco e nero dalle forti tinte esistenziali, fino a raggiungere un simbolico e definitivo “schermo bianco”. Vera e propria fucina di citazioni cinematografiche, Nel corso del Tempo è un continuo ed inesauribile omaggio ai padri putativi dell’autore: Lang, Bogdanovich, Ray, Ford, Ozu… fino alla fine del cinema.

nel corso del tempoSenza contare una colonna sonora indimenticabile, firmata dalla band tedesca Improved Sound Limited, dalle venature blues e rock, perfettamente congeniate ed incastonate nell’impianto visivo. Cosa resta ancora: la defecazione live di Rudiger Vogler, il racconto al cinema di quella coppia vittima durante l’amplesso di uno spasmo vaginale, la fantascienza strisciante che trasuda il paesaggio. L’azione allora non è più la tensione principale, bensì lo è il pensiero delle immagini, la presa delle immagini, come proiettati verso un impianto più prettamente documentaristico, naturalistico, del mondo reale. È il passaggio cruciale del cinema di Wenders, in cui anche la città, o il paesaggio in toto, si fanno limbo: fanno parte della storia raccontata e sono anche estranei alla storia stessa. Città e paesaggio “interpretano” una parte, forse la migliore, e si riscattano definitivamente dal ruolo di corredo iconografico. Ma d’altronde nel cinema di Wenders da sempre si realizzano fughe lente, compassate, mai frenetiche, spazientite. Nel corso del tempo, il dispiegarsi figurale e il pensiero per immagini viaggiano all’unisono. E tra una fuga e l’altra, si susseguono gesti non sorretti da motivazioni razionali. Wenders sembra, ancora di più, nel corso del tempo, vivisezionare l’irrequietezza, attraverso i continui cambiamenti dei mezzi di trasporto, l’uso della musica, le frontiere valicate o semplicemente sfiorate. La geografia nella storia: luoghi in cui abbiamo vissuto una vita, luoghi che visitiamo solo per pochi istanti, luoghi raggiunti per puro caso. Nel corso del tempo, in un transito mai compiuto definitivamente, in una terra che ha consumato ogni altrove.

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Titolo originale: Im Lauf der Zeit

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Regia: Wim Wenders
Interpreti: Rudiger Vogler, Lisa Kreuzer, Hanns Zischler, Rudolf Schundler, Marquard Bohm, Hans Dieter Trayer, Franziska Stömmer e Patric Kreuzer
Distribuzione: Viggo s.r.l.
Durata: 176’
Origine: Germania Ovest, 1976

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