"Notte prima degli esami", di Fausto Brizzi

Fresco e rigenerante esordio di Brizzi, già fedele sceneggiatore per Neri Parenti, in cui il teen-movie all'italiana ritrova nuova linfa nella capacità registica di non strafare, nella puntualità creativa della sceneggiatura e nella scelta/direzione di attori che incarnano veramente la vita dei loro personaggi. Per un cinema anti-mucciniano…

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IL NUOVO NUMERO DI SENTIERISELVAGGI21ST #9


L'esordio di Brizzi, già fedele sceneggiatore per Neri Parenti, è indubbiamente un'opera fresca e, a suo modo, rigenerante dopo tante barbarie di fabbricazione italica che ci siamo sorbiti, in cui il teen-movie all'italiana, che qui racconta del periodo di preparazione alla maturità nel 1989 del romano Luca (Nicolas Vaporidis) e dei suoi amici, ritrova nuova linfa nella capacità registica di non strafare, nella puntualità creativa della sceneggiatura (scritta da Brizzi assieme a Marco Martani e Massimiliano Bruno) e nella scelta/direzione di attori che incarnano la vita dei loro personaggi con l'immediatezza che lo spettatore si auspica ogni volta che entra in sala. Per un cinema anti-mucciniano di stampo anti-sensazionalistico… che scorre "silenzioso" e rapido su binari che, sempre più spesso, la cinematografia nazionale pare aver completamente dimenticato: semplicità, acume alla portata di tutte le menti, zuccherosità abilmente domata dalla delicatezza. E quando si parla di attori s'intende la loro totalità, a cominciare, volendo, da un Faletti in gradevole equilibrio tra l'immagine di professore "carogna", l'amarezza del fallimento matrimoniale e dolcezze avvolgenti come quella scena notturna in cui fa indossare alla figlia Claudia (Cristiana Capotondi) le cuffie e suona solo per lei all'organo elettrico una melodia melanconica/romantica (?) che immediatamente scoperchia pandoriche sensazioni e che trova la sua più profonda fascinazione misterica proprio nel nostro non poterla sentire, momento visivo ed emozionale più potente e prezioso della pellicola assieme a quell'inginocchiarsi "alla vita" dei quattro amici di fronte al palazzo di una spasimante tradita; scene permeate da un alone di spontaneità ed intimità in qualche modo toccanti.

Quella spontaneità che sboccia, con la notevolezza agognata dell'inaspettato, proprio in mezzo ai "sassi" dell'accumulo di obbligatorii stereotipi descrittivi musicali (dai Duran Duran, Europe, Raf, Rettore fino al sempreverde classico di Venditti che dà il titolo al film dopo Ricordati di me e In questo mondo di ladri e alla straordinaria cineticità sinfonicamente articolata di "Don't stop me now" dei Queen) intelligentemente assemblati. E la patina nostalgica dell'ambientazione, uno dei meriti cruciali della sceneggiatura capace finalmente di conferire dignità a quei tanto bistrattati anni '80 restituendo loro il calore che ogni epoca/decennio possiede in minor o maggior dose, è rafforzata e rilanciata dalla misura recitativa e dalla giustezza fondante dei personaggi di un'altra "era" quali la nonna di Claudia, interpretata da una sopraffina Valeria Fabrizi (da confrontare assolutamente, per esaltarne ancor più l'ammirevole prova, con la sguaiatezza fuori fuoco dell'altra nonna cinematografica consegnataci da Geraldine Chaplin in Melissa P. di Guadagnino) e del compagno (il Ric di Ric e Gian). Così pure, a sugello di tutto, la delusione più grave rimane ben rinchiusa nell'odiato "sgabuzzino degli errori banali" (quindi evitabili, quindi imperdonabili) quando Brizzi, Martani e Bruno dribblano un totalizzante lieto fine in favore di uno parziale, ben più felice perché più innamorato della vita (quella vera).


 


 

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Titolo originale: id.
Regia: Fausto Brizzi
Interpreti: Nicolas Vaporidis, Cristiana Capotondi, Giorgio Faletti, Valeria Fabrizi, Sarah Maestri
Distribuzione: 01 Distribution
Durata: 100'
Origine: Italia, 2005

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