Oculus, di Mike Flanagan

 I demoni della coscienza si riflettono nello specchio maledetto che infesta la casa dei Russell e che, affamato di anime, ha trascinato in un vortice di orrore tutta la famiglia. A distanza di dieci anni dall’arrivo dello specchio nella casa, Tim, il più piccolo della famiglia, è rinchiuso in un ospedale psichiatrico con l’accusa di aver torturato e assassinato i genitori con una brutalità inaudita, mentre sua sorella Kaylie non ha mai smesso di indagare su ciò che è successo nella loro casa la notte sanguinosa in cui sono stati uccisi i suoi genitori e sullo specchio che era in loro possesso, che nel corso degli anni è passato di mano in mano lasciando un scia di morte sul suo cammino.

Questo oggetto oscuro possiede uno straordinario potere ammaliatore, in grado di attirare verso di sé qualsiasi essere vivente nel raggio di pochi metri, di ammaliarlo mostrandogli immagini rassicuranti e di entrare nella sua mente silenziosamente, per poi controllare ogni sua azione. La sua arma è l’allucinazione, la manipolazione della percezione visiva che trascende la razionalità e che è in grado di trasformare gli innocenti in mostri spaventosi. Le paure e i desideri più nascosti sono la chiave per entrare nella coscienza delle vittime, che si abbandonano spontaneamente al maleficio diventando i fautori del volere dello specchio o dell’entità maligna che lo abita. E a poco servono i tentativi di Tim e Kaylie di rompere la maledizione infrangendo lo specchio, perché il suo potere sulle loro menti è più forte di qualsiasi oggetto contundente. Piante, animali ed esseri umani si piegano ai suoi desideri perversi, e concedono generosamente la loro energia vitale a questo fautore di morte, che non desidera altro che rinvigorire l’esercito di fantasmi che si nascondono nel suo riflesso.

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Senza svelare l’origine dello specchio e della maledizione che trascina con sé, Mike Flanagan si concentra sulla sua potenza allucunatoria e sulle visioni che genera per annebbiare la coscienza di Tim e Kaylie. Alternando presente e passato in un montaggio perfettamente sincronizzato, Flanagan ricostruisce l’orrore del passato ricreando le stesse scene nel presente, con i due protagonisti che si scontrano con la loro versione infantile che completa le azioni che hanno iniziato da adulti. Anche la visione dei genitori, ora vivi e sorridenti, ora putrefatti e insanguinati, li insegue e li tormenta per confondere la loro percezione del presente. Il gioco perverso dello specchio trova un contrappunto ideale nella regia di Flanagan, che torna a parlare di case stregate che manipolano la mente e trasformano i suoi abitanti nel loro spietato doppio negativo, giocando con le allucinazioni e alternando i piani temporali fino a far perdere l'orientamento e la percezione di ciò che è reale e ciò che non lo è persino agli spettatori della vicenda. L'occhio della macchina da presa coincide costantemente con quello dei suoi personaggi, asseconda le visioni e si lascia trascinare in un vortice allucinatorio che non lascia spazio ad un filtro critico cosciente e distaccato, per abbandonarsi lentamente al potere dello specchio e lasciarsi guidare da una schiera di fantasmi in una dimensione orrorifica in cui la razionalità è annullata dal terrore. 

Titolo originale: Oculus

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Regia: Mike Flanagan
Interpreti: Katee Sackhoff, Karen Gillan, Brenton Thwaites, Rory Cochrane
Distribuzione: M2 Pictures
Origine: Usa, 2013
Durata: 105'

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