OSCAR 2014 – Made in Italy. L'eleganza di Hollywood

la grande bellezzaDopo mesi e mesi di campagne promozionali sfiancanti, costose e non prive di qualche polemica (da Wolf of Wall Street alle recenti dichiarazioni negative di Meryl Streep su Walt Disney, capaci forse implicitamente di sbarrare la strada al biopic  a lui dedicato Saving Mr. Banks) l'Academy ha stilato l'attesa lista dei candidati all'Oscar che da qui a un mese e mezzo si contenderà l'ambita statuetta.


Anni di assenza nella categoria Miglior Film Straniero e l'Italia è tornata a farsi sentire con La grande bellezza, che a questo punto, dopo l'ottima accoglienza critica e il Golden Globe appena vinto, si prenota come favorito numero uno per la vittoria finale. E' una nomination che per Paolo Sorrentino era nell'aria dai tempi de Il divo, che ottenne una candidatura imprevista per il Make Up e non potè essere inserito nella categoria Film in quanto l'Italia nel 2009 scelse di selezionare Gomorra di Garrone. Pur non ritenendo La grande bellezza il film peggiore di Sorrentino non possiamo non confermare le nostre enormi perplessità nei confronti di un cinema tecnicamente pregevole quanto discutibile, esibito e spesso ombelicale. Già da Cannes però, dove il film venne presentato in Concorso senza vincere nulla, notammo una profonda fascinazione esercitata da La grande bellezza nei confronti della critica anglosassone. La visione decadente ed eccessiva della Roma vista dal cronista Jep Gambardella evidentemente aveva tutte le carte in regole folcloristiche, citazionistiche (Fellini ovviamente) e spettacolari per fare presa nei confronti del pubblico americano. Dopo gli errori strategici di miopia distributiva che negli anni passati portarono l'Italia a non puntare su film amatissimi in America (appunto Il divo, ma anche Vincere e Io sono l'amore) quest'anno possiamo almeno dire di non aver sbagliato film e le mancate candidature per le opere di Farhadi, Kechiche e Wong Kar-wai alleggeriscono non poco la competitività in una categoria che è comunque sempre in grado di tirar fuori sorprese.
Più in generale questa edizione degli Oscar porta alla ribalta una serie di curiosità interessanti e una generale attenzione verso registi di ultima o penultima generazione che gradualmente sembra prendere il posto dei "vecchi" autori, comunque rappresentati anche quest'anno da Scorsese (cinque nomination per il suo Wolf of Wall Street) e Woody Allen (Blue Jasmine). Alexander Payne conferma ancora una volta l'enorme e sinceramente esagerata stima concessagli dall'Academy che per Nebraska (comunque il suo film migliore) ottiene sei nomination, tra cui le più importanti (Film, Regia, Attore, Attrice non protagonista). Può essere felice anche Spike Jonze: Her, storia d'amore multimediale già vista al Festival di Roma, è stato candidato come Miglior Film e Sceneggiatura originale. Jonze e Payne rappresentano quel filone indie parahollywoodiano a cui gli Oscar da alcuni anni hanno preso a guardare con favore. In quest'ottica può esser letta anche la nomination alla Sceneggiatura originale conquistata da Before Midnight di Richard Linklater.
Tra i cinque registi candidati ce ne sono due alla loro prima nomination ed entrambi sembrano molto favoriti per la vittoria finale: il messicano Alfonso Cuaròn con la sua filosofica e spettacolare fantascienza 3D di Gravity e l'inglese di colore Steve McQueen, autore del duro pamphlet antischiavista 12 anni schiavo. D'altra parte dispiace constatare la totale mancanza di riconoscimenti a un bellissimo film come Rush di Ron Howard, uno dei pochi capolavori della stagione ad aver messo d'accordo all'unanimità la nostra redazione assieme a Captain Phillips di Paul Greengrass, candidato a 6 Oscar ma american hustleingiustamente dimenticato in alcune categorie importanti come quelle della Regia e dell'attore protagonista (Tom Hanks). Inutile poi soffermarsi sull'assenza di The Immigrant di James Gray il cui cinema ci appare oggi più che mai miracolosamente fuori il Sistema.
A conti fatti il vero trionfatore è stato forse Amercan Hustle di David O. Russell con dieci candidature di cui quattro in tutte le categorie recitative possibili (Bale, Adams, Cooper, Lawrence). Questo en plein con gli attori al regista americano era riuscito già lo scorso anno con Il lato positivo.  Potrebbe essere proprio il suo film, molto sopravvalutato, a mettere d'accordo i gusti medi di tutti i membri e portare a casa le statuette più importanti. O. Russell è uno che piace, sa truffare e manipolare i suoi spettatori con delicata e invisibile maestria, qualora dovessero vincere lui e Sorrentino potremmo davvero ufficializzare la curiosa patina cool che sembra contornare gran parte del cinema contemporaneo in una stagione hollywoodiana ricca di film eleganti ma forse senza "veri" capolavori.

Qui l'elenco completo delle nomination

5 commenti

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    A Servaggi, e mo' come la mettemo? La grande bellezza è er mejo film italiano de st'anno. Se vince l'Oscar dovete chiudeee. Capito? Chiudeeeee! E annà a lavorà pe' davvero. Io ve manderei in Siberia. Capito? In Siberiaaaa. Forza Sorrentino. Falli chiudeeee

  • Luisa Manfredini
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    Ma che commento scemo è questo? Chi legge sentieri selvaggi sa da tempo che non amano molto il cinema di Sorrentino. A torto o ragione penso che tutti abbiano diritto di avere le proprie opinioni, soprattutto se espresse con chiarezza e civiltà. Cari Sentieri, vi leggo sempre e spesso non sono d'accordo con voi, ma questi commenti idioti non li meritate. Ma non potete filtrarli o almeno cancellarli? A che servono ?

  • Luisa Manfredini
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    Dimenticavo: mi piace molto come scrive Valeri, uno dei miei critici preferiti. Mai oscuro, mai banale, sempre chiaro e profondo, con grande competenza. Gli faccio qui i miei complimenti sinceri. Grazie.

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    Non riesco ad immaginare due registi più distanti di Russell e Sorrentino. Il primo è davvero un furbacchione che confeziona film epidermici senza nulla id eclatante, Sorrentino può piacere o no, ma ha uno stile e un modo di raccontare tutto suo. E poi Valeri, ha vinto pure gli Oscar europei, è candidato ai Goya ed è andato bene in sala in Francia: forse non è poi così ombelicale, ed è evidente che non piace solo agli americani. A volte bisogna arrendersi all'evidenza.

    Non sono nemmeno molto d'accordo che il pur ottimo Rush fosse il miglior film della stagione e che non ci siano capolavori candidati. Ne cito ben due, lo strepitoso documentario Acrt of Killing e The wolf of wall street, una spanna sopra tutti gli altri. Gray sarà pure fuori sistema, ma The immigrant è davvero una delusione. Non è che se vi piace un regista (o viceversa) allora il giudizio deve andare con il pilota automatico

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    Hanno vinto in passato l'Academy Awards registi che poi hanno dimostrato tutto il loro valore assoluto come Salvatores e Tornatore…. Possiamo dire senza pudore ch i film italiani che piacciono all'establishmente americano sono tutti colpevoli di rassicurare un immaginario in cui l'Italia è sempre la stessa? Intravedo una specie di colonialismo culturale in questo scegliere dei film in cui il nostro paese appare sempre così vacuo e perversamente affascinante. È Sorrentino è perfettamente aderente a questo progetto…