Parliamo delle mie donne, di Claude Lelouch

Ci sono dei giorni e delle lune. Anche per il fotografo di guerra di fama internazionale James Kaminsky. Che ha appena acquistato una baita a Praz-sur-Arly, un paesino sai piedi del Monte Bianco con la sua nuova compagna. Anche questa relazione però è destinata a finire mentre un’altra sta per iniziare, quella con l’agente immobiliare Nathalie che gli ha venduto la casa. Per sentirsi realmente appagato, ha bisogno di riconciliarsi con le sue quattro figlie Primavera, Estate, Autunno, Inverno con le quali ha un rapporto distante, se non burrascoso. Ad aiutarlo in questo compito ci penserà l’amico medico Frédéric, senza che però lui sappia nulla. Inventando una bugia che sconvolgerà la sua vita e quella delle persone accanto a lui.

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parliamo delle mie donne johnny hallyday eddy mitchellQuasi un sogno autobiografico. Con Claude Lelouch, come in un  film fantastico, che guarda muoversi il suo doppio, Johnny Hallyday, attraverso i propri scatti nel corso del tempo, che poi potrebbero sovrapporsi con le immagini del proprio cinema. Le vite degli altri. Con tutte le diverse storie che, partendo da James, potrebbero prendere forma autonoma come in Uomini & donne – Istruzioni per l’uso. O potrebbe essere il pellegrinaggio mentale di una memoria inventata di Per caso o per azzardo.

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C’è tutto Lelouch in Parliamo delle mie donne, realizzato nel 2014. In un film anche sbilenco ma tutto di pancia. Con i presagi nelle immagini della strada che riportano a galla i frammenti del pilota Jean-Louis Trintignant in Un uomo, una donna. Sempre segnato dalle musiche del fedelissimo Francis Lai con dentro le divagazioni jazz di Ella Fitzgerald e Louis Armstrong. Un film anche rohmeriano, sulle stagioni (evidenziato non solo dal nome delle quattro figlie) che passa dall’inverno all’estate, dai temporali alle giornate assolate. Fatto di immagini rubate, scatti improvvisi, momenti autenticamente emozionanti. Con una parte finale invece completamente onirica, di un cinema difficile e attraente quando sobbalza e decide di muoversi su percorsi impervi. Una soggettiva dall’aldilà? Capace ancora di amare tutte le sue donne. Innanzitutto una dolente Sandrine Bonnaire, donna segnata dal dolore, ma anche il rancore pronto a esplodere di Irène Jacob e i volti di Pauline Lefèvre, Sarah Kazemy e Jenna Thiam. Con il ritorno, da un altro continente, quindi da un altro pianeta, di Valérie Kaprisky. Che si chiede, ora, non solo come raggiungere la felicità a anche quanto possa durare. Che cerca di catturare frame, scatti, istanti. Come quello di Johnny Hallyday ed Eddy Mitchell che cantano la canzone di Dean Martin mentre stanno guardando in tv in Rio Bravo. Forse una vita non basta. Almeno per questo cinema.


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Titolo originale: Salaud, on t’aime

Regia: Claude Lelouch

Interpreti: Johnny Hallyday, Sandrine Bonnaire, Eddy Mitchell, Irène Jacob, Pauline Lefèvre, Sarah Kazemy, Jenna Thiam, Valérie Kaprisky

Distribuzione: Altre Storie

Durata: 124′

Origine: Francia 2014