#PesaroFF52 – Passato e presente

Pioneer heroes di Natal’ja Kudriašova e Where i grow old di Marilia Rocha indagano, al femminile, sul rapporto tra passato e presente.

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Si è aperta oggi un’altra sezione del Festival quella che vede, ormai da sei anni, una stretta collaborazione tra le strutture organizzative pesaresi e il cinema russo contemporaneo, con un privilegio particolare al cinema diretto dalle donne.
Il film che ha aperto la breve rassegna, quest’anno soltanto tre formano il palinsesto, è Pioneer Heroes di Natal’ja Kudriašova.
La storia di tre amici che hanno vissuto la loro infanzia dentro al mito dell’eroismo sovietico, in una società dominata dalla necessità della perfezione e di una forte richiesta di partecipazione a questo pensiero collettivo anche nei confronti dei più giovani. Oggi Andrej, Olga e Katya sono affermati nel lavoro, ma la loro vita psicologica resta un inferno, schiacciata da quel passato così ingombrante che ha modificato irreversibilmente i loro caratteri e la capacità di rapportarsi al mondo, se non in termini fortemente competitivi.
Non è quindi banale la riflessione che Natal’ja Kudriašova ci Pioner heroeschiede di avviare con questo film tutto suo avendo curato oltre che la regia anche la sceneggiatura. Non è trascurabile che questo film abbia potuto trovare la sua realizzazione nella Russia di oggi che benché lontana dal regime comunista che opprimeva ogni segnale di ribellione o di messa in discussione dei principi comuni, viene percepito comunque come una forma di governo che se da una parte ripiega su un liberismo economico, resta ancorato a vecchie forme politiche quanto a manifestazione del pensiero e della mancata adesione al modello sociale proposto.
Purtroppo però la farraginosità dell’impianto non aiuta e la linearità della vicenda ne soffre e il film risulta appesantito dalla necessità di lavorare sui particolari e sull’indugio di alcune situazioni. Lo scandaglio dell’anima dei tre personaggi che troveranno una soluzione, ciascuno differente, nel finale della storia, è sicuramente un tema che sta nelle corde della regista russa e non si nega che anche questo film riesca a suggerire, per tratti e per improvvise illuminazioni, possibili soluzioni espressive che riescano a coniugare il non narrabile con l’apparenza del personaggio, il suo “stare al mondo” che costituisce il momento più evidente della sua vita sullo schermo, ma tutto questo non sempre ha una continuità e il film si impantana a volte e si appesantisce come l’ambiente vissuto dai tre protagonisti durante l’infanzia, così a disagio nell’oggi e così sofferenti nell’adattamento al mondo. È sicuramente un carattere peculiare del cinema russo la capacità di illuminare il mondo interiore dei personaggi ed è per questo che in fondo, anche questo film, pur con tutti i suoi difetti, va considerato come necessario e sicuramente isolato nel panorama che siamo soliti guardare. Pesaro, ancora una volta, ha assolto ai suoi compiti.
Anche il film del Concorso, Where i grow old, della brasiliana Marilia Rocha mette in relazione il passato e il presente delle due protagoniste amiche di vecchia data. Francisca, portoghese che vive in Brasile, ospita la sua vecchia amica Teresa che ha intenzione di trasferirsi nel Paese sud americano, ma Francisca medita il ritorno a Lisbona, mentre Teresa scopre nuove possibilità di vita.
Where i grow old, Marliia RochaIl passato e il presente segnano il rapporto tra le due giovani donne e se il temperamento malinconico porterà Francisca a scegliere il ritorno nella città che ama tanto, per dare un senso alla propria vita, rifiutando ogni sollecitazione che perfino Teresa le propone, quest’ultima sceglierà di rimanere, attratta dai sentimenti che scoperto di nutrire per un uomo. Nessuna sorpresa da questo film in cui i ruoli delle due protagoniste sono già segnati, per la verità prevedibili, come prevedibile è lo svolgimento della storia e come è scontato, sin dalle prime battute, quale sarà il destino di ciascuna delle due donne. Nel film della Rocha sembra non esistere neppure la città e potrebbe essere ambientato dovunque, il che se è un pregio perché potrebbe rendere universale la storia (ma in fondo già lo è) resta un problema irrisolto giocandosi il destino di Francisca, soprattutto, proprio sulla nostalgia di casa, del Portogallo, ma allo spettatore è negato ogni paragone, è negata ogni possibilità di confronto.
Marilia Rocha si affida ai dialoghi, si affida ai sentimenti, ma la sua operazione non è pienamente convincente, né innovativa rispetto a tanto altro cinema che ha già raccontato queste dinamiche della nostalgia e della scoperta dei luoghi.

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