Pier Paolo Pasolini 1922 – 1975 – Dai mondi arcaici all’universo orrendo (3° parte)

La morte non è nel poter comunicare, ma nel non poter più essere compresi.
Pier Paolo Pasolini

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Il 1968 trova Pasolini al lavoro con Teorema, un film che è naturalmente e istintivamente da considerarsi come una provocazione, che vuole creare e mostrare le profonde fratture di un fallimento generale e il disgregarsi di ogni comunicazione all’interno della polverizzazione dell’istituto familiare. Un teorema che Pasolini coltiva asciugando il suo cinema e inimicandosi: destra (per l’uso perverso della sessualità), sinistra (per il frainteso misticismo e religiosità) e Chiesa, che dopo una prima infatuazione non digerì il rapporto tra sessualità e religione.
La contiguità tra Teorema e Porcile (1969) non è solo fondata sullo scenario del nulla su

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Porcile, 1969

Porcile, 1969

un’Etna desertificato in cui al grido di Girotti si sostituisce la disperazione di Clementi, ma dall’essere anche questo film un saggio teorico sul potere e sui suoi orrori.

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L’Africa e i suoi sviluppi politici sono stati sempre al centro degli interessi di Pasolini. È del tutto normale che lo scrittore fosse affascinato da un luogo in cui le ancestrali passioni lo portavano ad immaginare il continente come il luogo in cui fosse possibile realizzare l’impossibile utopia.

Appunti per un'Orestiade africana, 1970

Appunti per un’Orestiade africana, 1970

Appunti per un’Orestiade Africana (1970) è un film sulle origini e sulla possibilità di contaminare il continente dominato da false democrazie con la tragedia di Eschilo.
Medea del 1969 prosegue la ricerca pasoliniana con la quale prova a gestire, attraverso le forme poetiche e consolidate della tragedia, il suo percorso in cui il mondo arcaico diviso tra una religiosità metafisica e quello moderno fatto di necessario pragmatismo si scontrano. Un cinema che riesce straordinariamente a tenere in equilibrio il mondo del mito e quello di un estremo realismo, una “mescolanza un po’ mostruosa di un racconto filosofico e di un intrigo d’amore”.
Con una terna di film che rivolgono lo sguardo ad un medioevo felice, Pasolini realizza quella

Il fiore delle mille e una notte, 1974

Il fiore delle mille e una notte, 1974

che chiamerà la trilogia della vita: Il Decameron (1971), I racconti di Canterbury (1972) e Il fiore delle mille e una notte (1974). Sembra uscire, Pasolini, da ogni orizzonte politico con la scrittura di queste storie che guardano ad un passato mitico. Solo a trilogia conclusa e archiviata e anzi quando si sarebbe affacciato alla conclusione di Salò, egli avrebbe confermato, nella famosa lettera di abiura, che i film nascevano dall’esigenza di dare “rappresentazione dei corpi e del loro simbolo culminante, il sesso.

I racconti di Canterbury, 1972

I racconti di Canterbury, 1972

Non sappiamo esattamente se l’adozione di Sana’a, la capitale dello Yemen, da parte dell’Unesco quale parte del patrimonio dell’umanità, sia dovuto anche agli appelli di Pasolini, che sui quei luoghi girò una piccola parte del Decamerone e il breve documentario Le mura di San’a di 13 minuti in cui celebrava le bellezze di una città sconosciuta all’Occidente.
Dopo l’abiura della Trilogia della vita, per cui ci vorrebbe uno spazio a parte, ma che costituisce un altro punto di rottura della poetica pasoliniana, vissuta con intensità nel breve periodo che dal giugno 1975 lo porta fino alla sua morte, Pasolini, ispirandosi a De Sade, scrive e realizza Salò o le

Salò o le 120 giornate di Sodoma, 1975

Salò o le 120 giornate di Sodoma, 1975

120 giornate di Sodoma. Opera destinata a diventare postuma, controversa e malintesa, posta nelle teche delle cose “inguardabili”. Con questa ultima prova Pasolini guarda dal ciglio di quello che definisce l’”universo orrendo” e porta a termine un film che ha la forma apocalittica di una cerimonia funebre. Quell’universo così orrendo è ciò che si manifesta attraverso le forme del potere consumistico minaccioso e violento. Dal sesso come gioia al sesso come abiezione e complice degradazione, continuando a perpetrare quel genocidio delle culture secondo l’interpretazione marxista.

Salò o le 120 giornate di Sodoma

Salò o le 120 giornate di Sodoma

Pasolini, sembra avere chiuso un discorso, saldato il cerchio della sua parabola artistica dentro la storia del cinema, lui che in fondo era un regista, ma forse non un uomo di cinema, tanto quel mezzo gli serviva da strumento per manifestare il suo pensiero, piuttosto che per fare spettacolo. Lo scandalo di Accattone è lo stesso di Salò, ancora oggi mal digerito.
Poi venne la notte del 2 novembre 1975 durante la quale il poeta fu ucciso e tanto si è detto su quella morte, dal complotto alla sua prefigurazione nei segni delle opere scritte e cinematografiche di Pasolini per ipotizzarne la sua progettazione. Noi non ne sappiamo più di tanto, siamo ancora orfani delle sue parole e dei suoi ragionamenti in quest’oggi così contraddittorio e così “stupendamente” moderno, mancano i ragionamenti di Pier Paolo Pasolini e in genere mancano tutti i ragionamenti.

Pier Paolo Pasolini 1922-1975 – Il poeta profetico (1° parte)

Pier Paolo Pasolini 1922-1975 – Dalle borgate al mito greco (2° parte)