Quattro strade, di Alice Rohrwacher

Alice Rohrwacher torna alle amate tematiche bucoliche con un corto girato durante il primo lockdown. Un inno alla vicinanza, acutamente resa inseparabile da una certa distanza. Su Mubi

Chiunque abbia vissuto il lockdown in città sa quanto fosse assordante il silenzio delle strade deserte, private del rombo dei suoi veri abitanti, le automobili. L’assenza di questi crostacei cromati ha sottolineato ancora una volta come i neri fiumi di catrame su cui fluttuano solo a livello immaginario appartengono al loro nucleo molle fatto di pura volontà (il loro moto è dovuto alla pressione del piede sull’acceleratore o alla nostra immaginazione?). Autostrade, vie, superstrade sono tutte parti di un circuito infinito dall’impronta borgesiana, un nastro di Moebius che non conduce a niente e a nessuno se non a sé stesso. Una conformazione che è completamente opposta rispetto alle stradine di campagna dell’Altopiano dell’Alfina, al centro di Quattro Strade, nuovo cortometraggio di Alice Rohrwacher visibile su Mubi.

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La regista di Lazzaro Felice riprende l’atmosfera sospesa e le tematiche contadine, stavolta però non in ottica funebre come nel caso del suo precedente cortometraggio Omelia contadina. Costretta come tutti al distanziamento dai suoi vicini, Rohrwacher si pone come obiettivo quello di avvicinarsi a loro tramite il suo occhio magico, una macchina da presa analogica la cui retina è una pellicola simbolicamente scaduta, ma ugualmente funzionante. Si incammina così, accompagnata da una musica sognante, secondo i punti cardinali seguendo percorsi alberati che conducono sempre a qualcosa o qualcuno. Percorrendo la grande strada di terra verso est si incontrano la contadina Enza e il suo cane Tigre; a sud, con una strada poco percorsa al cui centro cresce l’erba, si incrocia il solitario Claudio; infine, un sentiero “anarchico” diretto a nord porta alla fattoria di Emanuele e Alessandra, piena di animali e bambini.

Rohrwacher conserva sempre una sorta di distacco dalle persone che incontra, insistendo su come l’idea di vicinanza, di prossimità non possa prescindere da una certa distanza. Proprio quest’ultima, riflessa nella scelta di una voce commento che accompagna ma non coincide mai con le immagini, le permette di elevare i suoi soggetti a fonte di insegnamenti morali. Così, Enza le insegna la tenacia e “un discreto senso dell’eleganza”, Claudio la “poesia dello stare al mondo” ossia la discrezione, gli abitanti della fattoria il lavoro e l’immaginazione.

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La parabola finale dell’albero millenario è l’ultimo e più chiaro suggerimento di come solo dalla conservazione di questa minima e sana distanza possa scaturire un’idea di convivenza nel segno dell’arricchimento reciproco piuttosto che della sopportazione. Allora, proprio l’assenza della quarta strada, che per esclusione andrebbe verso occidente, assume il carattere di avvertimento: l’immediatezza è sempre un bene? Forse, per non cadere in un circolo vizioso che torna sempre nello stesso punto, non bisogna puntare diretti alla meta e considerare seriamente la possibilità di fare un passo indietro per farne due in avanti.

Disponibile su MUBI (gratis per 30 giorni accedendo da questo link)

Regia: Alice Rohrwacher
Distribuzione: Mubi
Durata: 8′
Origine:
Italia, 2021

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
3 (4 voti)
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