#RomaFF13 – Before the frost, di Michael Noer

Western danese, cupo e morale riguardo la sofferenza e l’angoscia, con piglio documentaristico. L’immagine di un uomo rimasto solo, gentile e di sani principi

Ilfilm di Michael Noer ci fa fare un balzo all’indietro e ci catapulta direttamente in un villaggio rurale della Danimarca del 1850. Il protagonista della vicenda è Jens (interpretato da Jesper Christensen), un piccolo proprietario terriero arrivato ormai alle corde a causa del cattivo raccolto e dell’aumento delle bocche da sfamare nella sua casa.
Jens, ormai vedovo, ha negli occhi la speranza, la speranza di riscattarsi socialmente, di poter sedere ad una panca rispettabile la domenica quando tutto il villaggio si riunisce in chiesa, la speranza di vedere la sua bellissima figlia un giorno in un futuro migliore.
A favore di questo riscatto sociale il padre severo seppur amorevole riesce a mettere da parte la felicità di sua figlia, innamorata del figlio del contadino che abita accanto alla sua fattoria, facendola invece sposare con un ricco Svedese. Solo così Jens si renderà conto che forse questa scalata verso il vertici della società locale andava a compromettere più di quanto lui stesso si sarebbe mai immaginato.

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Il film di Michael Noer racconta la brama di un vecchio signore, che all’interno di una società patriarcale cerca di sfruttare i suoi pochi mezzi per migliorare le sue condizioni di vita, rivendicando la volontà di garantire un avvenire migliore per tutti, in fondo soprattutto per se stesso.
D’altro canto è interessante vedere come Noer riesce a far risaltare tutte le facce di questa medaglia. Da una parte la voglia di riscatto e la sfiancante incapacità di riuscire a mettersi contro all’ordine naturale delle cose e le gerarchie sociali impossibili da prevaricare, dall’altra, nella figura del ricco svedese, mostra l’immagine di un uomo rimasto solo, gentile e di sani principi la cui giovane moglie è venuta meno molti anni prima. Un uomo realizzato che allo stesso tempo non sperava neanche minimamente di riuscire a ricostruirsi attorno a sé il calore di un focolare, e contemporaneamente ne ha bisogno.

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Il regista ha dichiarato di vedere questo film come un western danese, cupo e morale riguardo la sofferenza e l’angoscia, in cui a prevalere sono le condizioni di vita disagiate e la volontà di questa famiglia di rimanere in piedi nonostante il piatto a tavola sia sempre più povero. Noer gira questo film con l’impianto documentaristico che lo caratterizza, raccontando questa storia senza mai mettersi dalla parte di qualcuno ma semplicemente mostrando i fatti, senza buoni né cattivi, in una società in cui questa distinzione è sempre molto labile.
Before the frost ti immerge in un atmosfera densa e fangosa, così come sono i campi della Danimarca, che il regista è riuscito a cogliere e a far trasparire attraverso l’obiettivo della mdp. A fare il resto è la sterilità del paesaggio, illuminato da sporadici bagliori di bellezza che, durante il film, ci consentono di fare un sospiro e, insieme ai personaggi, riprendere la forza di superare le tragedie, chiudere gli occhi e andare avanti.

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