#RomaFF11 – I primi vent’anni de Il Paziente Inglese raccontati da Ralph Fiennes

Il ricordo del regista Anthony Minghella è alla base dell’incontro tenuto oggi con Ralph Fiennes. A vent’anni dall’uscita del suo film più premiato, Il paziente inglese, l’attore ci racconta la sua esperienza con il cineasta, ricca di emozioni e dall’importante impatto umano.

E’ stato un onore lavorare con lui, un regista straordinario e un uomo eccezionale”, racconta Fiennes, “Attento, paziente, riusciva a creare un’atmosfera di grande collaborazione collettiva sul set. Se siamo qui è per merito suo”.

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L’attenzione alla fase produttiva del film continua con aneddoti dal set, dalla difficoltà di Minghella che proprio ad inizio riprese si ruppe una caviglia rendendo il suo impegno problematico nelle scene ambientate nel deserto, ai ricordi delle sequenze girate in Toscana, a Cinecittà e sul lido di Venezia (luogo in cui fu ricreato l’albergo del Cairo e la celebre scena del ballo tra Ralph Fiennes e Kristin Scott Thomas).

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La possibilità di un grosso budget (caso anomalo per un film indipendente) ha permesso ampi margini di lavoro per il film, ma è la splendida sceneggiatura scritta da Minghella, la particolare cura dei dettagli tecnici e, soprattutto, la notevole alchimia tra i protagonisti che ha dato vita ad un cult popolare che tutt’oggi non tende minimamente a sfiorire.

L’attore ripercorre parte della sua carriera, dal grande lancio che ebbe con il ruolo di Amon Goth in Schindler’s List al personaggio di M a partire da Skyfall e il notevole impatto che la regia di Sam Mendes ha dato alla saga di 007.

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Scherza quando ad un riferimento circa Harry Potter e il nuovo film in uscita non ha modo di rispondere in quanto “Ah, non lo sapevo. Io nel film sono morto!

Il grande amarcord continua nel ricordo degli Oscar nel 1997, eventi in cui l’attore si trova generalmente a disagio ma che ha registrato l’enorme successo del film di Minghella, regalando a tutti una straordinaria serata.

L’ultimo atto si concentra sul mestiere dell’attore: “Ogni ruolo è una sfida ed ho grande interesse a provare sempre ruoli diversi. Come attore mi aspetto continuamente qualcosa di nuovo, a prescindere che il personaggio proposto sia introverso o estroverso, buono o cattivo”.

La scintilla esplosa a 19 anni, quando capì che la sua vita sarebbe stata dedicata al cinema, non accenna a spegnersi. Grandi ruoli sono ancora in cantiere, per l’eterno paziente inglese.