#RomaFF12 – Borotalco. Incontro con Carlo Verdone, Eleonora Giorgi e gli Stadio

In occasione della retrospettiva Omaggi, la Festa del Cinema di Roma proietta oggi sul grande schermo, a 35 anni dalla sua uscita in sala, la versione restaurata da Infinity di Borotalco di Carlo Verdone. Il regista romano insieme all’attrice Eleonora Giorgi e al gruppo gli Stadio ci raccontano la genesi e l’importanza di quella commedia “leggera come una nuvola di borotalco” che nel 1982 diventò un vero e proprio cult. “Per me” racconta Verdone “quel film rappresentava una vera scommessa, una svolta nella mia carriera. Era il mio primo film dove interpretavo un solo personaggio, dovevo dimostrare ai produttori che ero in grado di seguire una strada canonica, con un unico tema, un protagonista e la sua partner. Con lo sceneggiatore Enrico Oldoini ci abbiamo messo un anno per trovare il soggetto, poi abbiamo scritto in rapidità la sceneggiatura e un giorno Mario Cecchi Gori mi convocò e mi disse che Eleonora Giorgi era interessata a fare un film con me. Così ci siamo incontrati, conosciuti e abbiamo adattato il personaggio a lei. Ricordo benissimo la sera della prima a Roma, io ed Enrico eravamo nervosissimi e dovevamo fare tantissima pipì ma non riuscivamo a trovare un bagno fuori dalla sala. Quando finalmente il film è finito ci siamo nascosti e io sentì arrivare da una coppia la frase ‘ammazza me so morto dalle risate’. Pensai allora forse abbiamo fatto bene. Ed effettivamente abbiamo fatto bene

Eleonora Giorgi che nel film interpreta la giovane Nadia al momento della prima proiezione in sala si trovava in Marocco a girare con Liliana Cavani e Marcello Mastroianni Oltre la porta: “Ero arrabbiatissima perché tutti gli amici mi telefonavano e mi dicevano ‘ma questo film è una bomba, stasera il cinema veniva giù dalle risate!’ Pensate che oggi è la prima volta che vedo Borotalco in sala. Per me fu una grande occasione interpretare il personaggio di Nadia. Venivo, e faccio questi due nomi con grande umiltà, da interpreti femminili della commedia del calibro di Monica Vitti e Mariangela Melato. Dopo Nadia nessuno dei miei personaggi è stato mai più così accurato e scritto bene. Nadia era proprio la giovane dell’epoca, piena di sogni e di voglia di fare, che cercava la propria indipendenza, era un personaggio dalla caratterizzazione molto forte. Forse oggi la commedia si è un po’ intiepidita, in generale sono davvero cambiati i tempi, anche se Borotalco ha mantenuto intatta la sua fama, come se fosse uscito ieri. Ed esistono ancora oggi i ragazzi come Sergio e Nadia, con le loro insicurezze e le loro mitomanie

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Sono passati 35 anni e Borotalco rimane infatti ancora un grande cult impresso nell’immaginario, ma Verdone specifica: “Oggi Sergio e Nadia sarebbero molto più disincantati, gli anni 80 erano più positivi e leggeri, certo c’erano già problemi nella ricerca del lavoro, infatti i protagonisti faticano nella piccola casa editrice I colossi della musica. Però era comunque un’epoca più leggera, le chiacchiere a casa di Nadia me le immaginerei diverse oggi. Kevin Spacey fa outing e non fa più effetto, fa effetto la molestia. Non vale più la battuta ‘John Wayne era frocio, mi è crollato un mito’. In ogni caso ancora oggi il film è di impatto e io sono davvero emozionato nel vedere che un film di 35 anni fa viene trattato come se fosse un film uscito ieri. Mi viene anche tanta malinconia a pensare a chi ha collaborato e non c’è più. Infatti questa proiezione la dedico ad Angelo Infanti, a Mario Brega e a Lucio Dalla che il giorno dell’uscita del film mi telefonò arrabbiatissimo perché sul manifesto il mio nome era scritto piccolissimo e il suo gigante. Poi però vide il film, sdraiato per terra a Bologna perché la sala era pienissima, e il giorno dopo mi telefonò per ringraziarmi…aveva capito il grande omaggio che gli avevamo fatto.

A questo proposito Fabio Liberatori, Ricky Portera e Gaetano Curreri ricordano la loro collaborazione con il film e con Verdone che ebbe il merito di lanciarli come gruppo: “Fu una cosa strana, uno strano destino, perché era la prima volta che una grande canzone d’autore, quella di Lucio Dalla, s’incontrava con un film. In quel periodo noi avevamo molti problemi, le case discografiche  erano restie a farci pubblicare un disco da soli pensando che il gruppo di Lucio Dalla non avesse un futuro. Invece ricordo bene la sera che Carlo ed Eleonora ci vennero ad ascoltare e Carlo ci disse che voleva le nostre canzoni nel film che (Chi te l’ha detto? e Figlio di puttana). Noi dobbiamo molto a Carlo, perché dopo Borotalco siamo nati come gruppo e questo soprattutto perché ci ha permesso di inserire dei pezzi già nostri nel film e non di comporre una musica apposita.”

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E dopo tutti questi anni la domanda nasce spontanea: c’è una ricetta che fa si che un film mantenga tutto questo successo? Per Verdone nel caso di Borotalco il merito è dell’amabilità dei personaggi, del loro candore:” E poi l’infinità di battute che erano sincere e mai telefonate o buttate lì. Non avrei mai pensato che la battuta delle olive greche facesse così ridere, ma lì il tempo comico fu azzeccato perfettamente soprattutto dal montatore. Questo è il bello e il terribile del cinema, non sai mai come funzionerà il pubblico…le battute hanno lo stesso meccanismo di azione di certi ansiolitici, funzionano alla perfezione ma chi li ha creati ne ha compreso solo l’80%

E forse anche il titolo ha contribuito al successo, quel titolo candido e profumato,  Borotalco, per il quale la Manetti&Roberts voleva fare causa a Mario Cecchi Gori. “Ma una volta visti gli incassi del film ci ripensarono…”