#RomaFF14 – Bar Giuseppe, di Giulio Base

Bar Giuseppe è un luogo simbolico e allo stesso tempo preciso. Siamo davanti a un distributore di benzina, ai piedi di lingue autostradali dove vediamo in lontananza le luci di una cittadina, gli abbaglianti di macchine e i rumori ovattati di autoradio. Un luogo come tanti. Fuori dal tempo. Sospeso. Come sospeso e fuori dal tempo è questo curioso, ultimo film scritto e diretto da Giulio Base e prodotto da Rai Cinema. Giuseppe è anche il nome del protagonista, il gestore del bar rimasto vedovo e solo a occuparsi dell’attività che la famiglia vorrebbe chiudere. Lui invece assume a lavorare Bikira, giovane diciottenne figlia di africani. La ragazza si affeziona all’uomo. Va a trovarlo tutti i giorni nella sua casa. Gli chiede di sposarlo. Lui accetta contro il parere dei figli. Poi un giorno la ragazza rimane incinta, anche se afferma di essere ancora vergine. Giuseppe inizialmente entra in crisi, ma poi torna da lei.

Gran parte dell’operazione fa leva sull’interpretazione dolente e tutta “a levare” di Ivano Marescotti, che incarna un Giuseppe silenzioso e allo stesso tempo tormentato, fisico. Scevro da ogni verbosità intellettualistica, Giulio Base – che anche nei suoi risultati meno riusciti ha sempre avuto in testa un cinema diverso – è un regista artigiano che crede nel cinema come composizione e movimento. Bar Giuseppe ne è un esempio quasi emblematico per come usa la macchina da presa per sorvolare il set, o per attraversarlo disegnando sempre traiettorie che inducono in prima analisi a un piacere materico del filmare e del montare un’immagine dietro l’altra. 

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Poi c’è il film, questa Natività adattata all’Italia di oggi che resta comunque astratta, ambientata in una terra di nessuno che non può che essere una provincia qualsiasi del nostro Paese. E qui in sottofondo si muove una fauna umana fatta di figli (italiani) cinici e persi, immigrati africani che credono nei valori e nel lavoro. Quasi un mondo alla rovescia rispetto a quello raccontato da “certa” politica. E infatti Base vuole giocare sul rovesciamento della Storia e della sua percezione, senza perderne l’ossatura etica e civile. Ma anzi restando ostinatamente attaccato alle cose, agli spazi, ai volti, ai suoni di un mondo dove la colonna musicale è ridotta al minimo.

Certo non sarà un film perfetto Bar Giuseppe. Forse qua e là la scrittura esagera in certe tipizzazioni caratteriali e magari il difficile equilibrio tra asciutezza e senso dello spettacolo non è sempre compiuto. Eppure è un’opera consapevole, che crede in quello che racconta e che usa il linguaggio del cinema per parlare alle persone. Un film sull’accoglienza. Un film giusto.

 

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