#RomaFF14 – The Aeronauts, di Tom Harper

“In The Aeronauts abbiamo visto che è grazie a James Glaisher che la metereologia ha acquistato credibilità”

La scienza e la fede. The Aeronauts mette in campo calcoli astronomici, previsioni sul tempo, tempo di durata del viaggio e altezza raggiunta. In questo caso di quasi 11.000 metri. Dall’altro invece c’è invece il sogno, la componente irrazionale. Sono incarnati rispettivamente dallo scienziato, metereologo e astronomo James Glaisher e dalla pilota Amelia Wren. Partono insieme, nel 1962, per un viaggio in mongolfiera per compiere l’impresa di volare più in alto di tutti.

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In cielo tutto può succedere. Ma forse il cinema di Tom Harper non ne è pienamente consapevole. Perché spesso è così attento alla ricostruzione d’epoca – come si è visto in The Woman in Black 2. L’angelo della morte – da frenare invece l’impeto dell’impresa. Lo spettacolo, con il bambino che corre in mezzo alle carrozze, appare un residuo di un tv movie inglese. Del resto il regista londinese ci ha lavorato spesso dirigendo anche sei episodi della serie War & Peace. Eppure The Aeronauts poteva essere anche un film sullo spettacolo. Quello che il pubblico vede all’inizio ma al quale poi non può più assistere. La formula avrebbe replicato quella dell’anticipazione di un qualunque film sullo spazio. Dove poi si seguono le difficoltà, le imprese o la tragedia delle astronauti. La mongolfiera, dal basso, si vede solo da lontano. Attraverso un binocolo. Però il film sente il bisogno di tornare per terra. Sia nei flashback, dove la scena forte e determinante è quella della perdita del marito di Amelia, avvenuta proprio in mongolfiera mentre viaggiavano insieme. Sia invece in un’attesa, soprattutto da parte della sorella della protagonista, dove però non si avverte la necessaria tensione.

In cielo tutto può succedere. E quando si sta da soli, tutto può cambiare. Lo può dire Jimmy Stewart nei panni di Charles Lindberg che per primo ha attraversato l’Oceano Atlantico volando da New york a Parigi in 33 ore e mezza in L’aquila solitaria (1957) di Billy Wilder. Lo può confermare anche Robert Zemeckis cno il suo stratosferico The Walk (2015) con l’impresa di Philippe Petit che passò da una torre all’altra del World Trade Center di New York camminando su un cavo. E i momenti migliori sono quelli in cui Amelia e James sono soli di fronte al nulla. Quando il pallone si ghiaccia. E loro non riescono a far perdere ossigeno alla mongolfiera per scendere. Lì la protagonista è sospesa per aria. Si isola dal suo compagno di viaggio. E mostra Felicity Jones in una sfida per la sopravvivenza ma anche alla ricerca di vedere finalmente realizzato il proprio sogno. Proprio quello che era al centro della mamma single scozzese che sogna di diventare una cantante country nel precedente Wild Rose, che uscirà nelle nostre sale a inizio dicembre col titolo A proposito di Rose. E tra lei ed Eddie Redmayne non sembra esserci la necessaria affinità. Si era già visto in La teoria del tutto, dove interpretavano rispettivamente l’astrofisico Stephen Hawking e sua moglie Jane. In entrambi i casi i loro personaggi erano già forti dalla scrittura. E anche in The Aeronauts c’è qualcosa che non passa. La paura e l’esaltazione non attraversa i loro occhi mentre si guardano.

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