#Russia2018 – Gli occhiali

Nel 1992 la Danimarca si laureò campione d’Europa in un modo a dir poco straordinario. Ripescata per la rinuncia della Jugoslavia, insanguinata e lacerata dalla guerra, la Danimarca dovette richiamare di fretta e furia i propri calciatori, ormai tutti in vacanza. Vera letteratura sportiva per un’altra impresa memorabile e impensabile. Poi, qualche anno dopo, contro di noi, è arrivato il “biscotto” danese/svedese… contro la Francia invece non è stato un biscotto, ma secondo Gianni Brera, il risultato più esaltante e perfetto del calcio: 0-0. Un risultato che, fino a qualche anno fa, avrebbe fatto incazzare il tifoso stelle e strisce, per il quale sarebbe stato inconcepibile invocare vanamente i propri colori per 90 minuti. Non solo il pareggio, ma lo 0-0 era per Brera il risultato perfettissimo, sintesi di una partita senza errori. Fino a che non c’erano i 3 punti, si vinceva con 2 e un pareggio era una mezza vittoria. Si potevano intortare molte partite, a fine stagione. Un punto per uno non fa male a nessuno. Ma adesso il pareggio è una mezza sconfitta. Il pareggio (il nulla di fatto, il salomonico verdetto, il risultato a occhiali o a reti inviolate se è 0-0, la divisione della posta) è sceso vertiginosamente nella borsa valori del pallone. Si usano pietose metafore: l’ammalato ha preso un brodo, si vede la fine del tunnel, si muove la classifica. Si usa solo il cannocchiale dei quartieri alti? Ogni giorno ci rintronano con la mentalità vincente. Per favore, almeno nel calcio lasciateci, ogni tanto, pareggiare a reti inviolate.

E poi, il risultato a occhiali perché si chiama così? Probabilmente anche grazie al “dottor sottile” (secondo Brera) Annibale Frossi, funzionario all’ Alfa Romeo (laureato in Economia e commercio nel ‘ 38), a tempo perso (diceva).  Una rarità: portava spesse lenti di miope, 1,70 per 78 chilogrammi, friulano di Turgnano, dall’ Udinese ero passato al Padova, in serie A (nel ‘ 31-32) quindi, al Bari (era militar soldato) e poi al Padova, retrocesso in B. Richiamato alle armi, fu prestato all’ Aquila: e infine all’ Inter”. Cinque volte in Nazionale A, esordio Italia-Stati Uniti, 1-0 a Berlino. Campione olimpionico e capocannoniere (7 gol) alle Olimpiadi. Due volte campione d’ Italia (Inter ‘ 37- 38; ‘ 39-40). Un giorno del ‘ 38 – ultimo campionato di Meazza da centravanti – Frossi aveva mancato un pallone. Platealmente se ne doleva. Meazza lo raggiunse, gli tolse gli occhiali, li volse al cielo quasi li volesse ripulire. Sono sue parole: “C’ erano 24 mila spettatori all’ Arena. Esplose la più colossale risata della storia calcistica”. Ma oggi lo 0-0, il primo di questo mondiale, in un futuro prossimo potrebbe essere abolito, considerato una sconfitta, come auspicherebbe l’ex calciatore e allenatore tedesco Felix Magath. Proprio lui, autore dell’unico goal contro la Juventus, che decise la finale di Coppa Campioni a favore dell’Amburgo nel 1983. 1-0, per molti, è il risultato perfetto del calcio moderno.

L’idea principale è che una squadra moderna, ovvero una squadra diventata infine “realista”, non ci si deve aspettare che continui ad assumere il controllo attivo della partita e a “fare spettacolo”. Una squadra moderna deve puntare innanzitutto a non prendere nemmeno un goal. Deve cercare di attaccare e di segnare solo in un secondo momento, e solo quando se ne presenta l’occasione. L’ideale è conservare il risultato a ogni costo, e di conseguenza saper gestire l’incontro evitando d’infervorarsi. È la logica liberista, guidata dalla filosofia del male minore, che nel calcio moderno ha trovato probabilmente terreno fertile come uno dei primi campi culturali  in cui questo genere di trasformazioni economiche e liberali sia stato applicato sistematicamente. Anche il VAR, impavido cannocchiale, rientra nella filosofia del male minore e nel principio di quel “dilemma del prigioniero”, uno dei punti cardine della teoria dei giochi e della scienza economica liberale. La soluzione più razionale non è mai la migliore, quella basata sulla reciproca fiducia, bensì è la meno dannosa possibile ad essere in ogni caso preferita. Lezione che avrebbe seguito l’attaccante polacco Robert Lewandowski, una sorta di Ibrahimovic più lezioso, il quale, laureatosi in Scienze Motorie, ha deciso di presentare una tesi su se stesso, dal titolo RL9…

Quando gli occhiali, prima di tutto, sono comunque sempre uno specchio e pensi ancora al portiere iraniano, che dai pascoli degli altopiani è arrivato a parare un rigore al più temuto calciatore del mondo. Ma soprattutto pensi ai tanti 0-0 spettacolari nella storia di questo sport, sognando più un film di Claude Chabrol, piuttosto che un autoreferenziale Dogma: lo 0-0 non sarà un capolavoro assoluto, ma certamente, direbbe il francese: “Mi sono sempre considerato un artigiano e quando mi sono reso conto di non essere un uomo da capolavoro mi sono detto che con il mio cinema avrei dovuto costruire un muro solido con molti mattoni altrettanto solidi e così qualcuno mi avrebbe dovuto tenere in considerazione. È quello che ho tentato di fare nella mia carriera. Un solo muro solido”.