"Se mi lasci ti cancello", di Michel Gondry

Il mondo di Charlie Kaufman continua a violentare i confini dell'inquadratura, asfissiandola, e le velleità calligrafiche dei suoi esecutori prescelti. Un cinema della pretenziosità letteraria che deve farsi motore sofferto degli accadimenti umani, imprigionati nel loro dispiegare una necessaria conformità intellettiva.

La mente immacolata cui fa riferimento il titolo originale, da un verso dell'Eloisa ad Abelardo di Alexandre Pope (indi sorvolando sulla traduzione italica, degna del Domicile conjugal di truffautiana memoria), dovrebbe appartenere ad uno spettatore da laboratorio che non tenga conto delle sovrastrutture "intelligenti" del film. Già si avverte invece l'eco pavloviano di un consenso predeterminato, che giustifica lo scarso successo al botteghino Usa e contemporaneamente ne prepara il riscatto agli Oscar: è l'effetto Kaufman, il cui mondo continua a violentare i confini dell'inquadratura, asfissiandola, e le velleità calligrafiche dei suoi esecutori prescelti. Un cinema della pretenziosità letteraria che deve farsi motore sofferto degli accadimenti umani, imprigionati nel loro dispiegare una necessaria conformità intellettiva. E' un filo rosso che lega gli esperimenti in vitro curati da Spike Jonze, il falso metacinema di Essere John Malkovich e Il ladro di orchidee, o le grottesche ed allucinate paranoie di Confessioni di una mente pericolosa di Clooney. Un unico ininterrotto film dove fin troppo apertamente si gioca su protagonisti precari alla ricerca di un rapporto visivo-mentale con una realtà che sembra loro continuamente sfuggire di mano. Anche Michel Gondry non sfugge alla morsa. Nonostante la precedente collaborazione con lo sceneggiatore nel 2001, l'irrisolta parabola darwinista di Human nature. Nonostante una sicura perizia tecnica, maturata in anni di celebrati videoclip (su tutti Bjork) e pluripremiati spot per la Levi's, che non manca generosamente di esibire, ricorrendo addirittura ad economici e preistorici effetti ottici di distorsione. Nonostante una partenza intrigante, dove il primo (?) incontro tra Joel (Jim Carrey) e Clementine (Kate Winslet), coppia volutamente male assortita, resiste con le sue fratture dello sguardo, del tempo e della ragione all'invasione dello script che verrà. La chiave di volta si trova nel procedimento con cui la protagonista si fa cancellare dalla memoria il ricordo del rapporto tumultuoso con Joel e della disperata lotta che quest'ultimo mette in campo nei recessi cerebrali per sfuggire, pur consenziente, alla rimozione di Clementine, che riscopre di amare. Un'orgia di flusso vitale sminuzzato, mescolato e liberamente associato che la montatrice di scuola Dogma Valdìs Oskardòttir ha composto divertita. Tale aggressività alla lunga stanca, soprattutto quando si risolve nell'interfaccia emotivo con lo staff della Lacuna Inc., che interferisce con superficialità nel percorso di Joel e contemporaneamente instaura i propri "imprevedibili" psicodrammi. Un sapore di universalità forzato e stucchevole (l'importanza del vissuto nelle prospettive esistenziali, la messa in gioco personale in qualsiasi intervento sull'altro) che richiama alla mente la lezione di Kaurismaki ne L'uomo senza passato: la possibilità di utilizzare la mancanza di ricordi come stimolo a cominciare di nuovo, senza sensi di colpa. E liberandosi dai condizionamenti, vero Charlie?

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Titolo originale: Eternal sunshine of the spotless mind
Regia: Michel Gondry
Interpreti: Jim Carrey, Kate Winslet, Kirsten Dunst, Elijah Wood, Mark Ruffalo, Tom Wilkinson
Distribuzione: Eagle Pictures
Durata: 108'
Origine: Usa, 2004


 

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