Seguimi. Incontro con Claudio Sestieri e il cast

Presentando alla stampa il suo nuovo film Seguimi, il regista Claudio Sestieri ha parlato della sua intenzione di “ibridare gli schemi del cinema d’autore con gli schemi del cinema di genere. Io che ho sempre fatto dei gialli esistenziali, dei classici film d’autore da festival. Per me significava fare un grande passo in avanti, mantenere quelle che sono le mie fisime (il doppio, l’assenza, la perdita) e confrontarmi con i meccanismi del thriller: un mistero dentro la storia che ci porta avanti ed è la base che darà un senso a tutto quello che prima abbiamo visto. Vorrei che il primo livello arrivasse a tutti e che gli altri livelli fossero affidati alla sensibilità, allo sguardo, ai gusti degli spettatori. Abbiamo provato a lavorare perché tutto quello che c’è nel film sia credibile, giustificabile sia sulla base del fatto che Marta in un momento di fragilità immagini una vita possibile con l’icona che l’ha stregata, sia sul fatto che è stata visitata da un fantasma che l’ha portata a condividere il suo destino”.

L’influenza di Peter Greenaway è stata molto importante per questo film. “Nella scena in cui Haru dipinge la schiena di Marta non si può non pensare a I racconti del cuscino ha spiegato Sestieri “Il lavoro di fotografia che abbiamo fatto con Gianni Mammolotti tenendo presente tutta una serie di quadri pittorici e di fotografia, ha dei chiari riferimenti ad esempio a Jan Saudek. Con tutti, anche con Marco Werba per la musica, abbiamo lavorato per creare un mondo”.

In diretta Skype le due attrici protagoniste hanno parlato dei loro ruoli. Angelique Cavallari, che ha interpretato Marta, ha spiegato: “Io ho applicato una doppia interpretazione. Da una parte un lavoro sul personaggio molto pragmatico e psicanalitico sullo sdoppiamento della personalità. Dall’altro lato c’è l’evoluzione fantastica del film, il fantasma”. Maya Murofushi, che ha interpretato Haru, ha aggiunto: “C’è una terza opzione. Haru non è solo un fantasma ma una specie di energia che l’arte ha. L’energia che ha portato Sebastian quando ha realizzato il quadro e che ha fatto effetto su Marta quando lei ha visto il quadro”.

Il produttore ha invece parlato di come si pone questo film nell’attuale panorama produttivo italiano: “Oggi credo che ci sia un modo di rappresentare il cinema un po’ vecchio, soprattutto dal punto di vista degli esercenti. Ed è chiaro che film come questi sono film difficili, ma sono film che hanno un loro pubblico. Ed è un pubblico che va sempre aumentando. Se al pubblico non si fa vedere questo, ci si abitua a vedere altre cose. Non dobbiamo stupirci se in televisione vediamo quello che vediamo. Bisogna avere un po’ più di coraggio. Non dobbiamo credere che il pubblico decida indipendentemente dall’esercente. Il pubblico può scegliere cosa vedere tra tante cose”.

Claudio Sestieri ha inoltre aggiunto: “Questo è un film sull’assenza, sulla perdita, sul dolore. Non a caso la scena di sesso finisce con il viso di Angelique che piange. Quindi non è un sesso divertente e liberatorio ma è un atto sofferto. Marta sta probabilmente facendo sesso con se stessa, sta facendo l’amore con una proiezione, con qualcosa che non esiste, o peggio ancora sta facendo l’amore con un fantasma che la porterà a morire come lei. Credo che quei film che a distanza di 20-30 anni raccontano uno spirito, il mood, la società, non siano quelli che parlano di ciò di cui parlano i giornali, ma sono i film che parlano d’altro. Ma parlando d’altro alla fine, non subito, dopo un po’ di tempo ricostruiscono un’epoca. La La Land per esempio è un film epocale perché non si era mai visto un musical così. E solo in quest’epoca di sfilacciamento si poteva fare un film come quello. L’Italia degli anni ’60 secondo me è raccontata da Il sorpasso, da L’eclisse, da La ragazza con la valigia, è raccontata dai film che non sono dichiaratamente sociali e politici. Vedendo quei film io credo che si capiscano gli anni ’60 molto più di quanto non accada con gli altri”.

Pier Giorgio Bellocchio, che nel film ha interpretato il pittore Sebastian ha parlato del suo ruolo: “Un pittore è diverso da un regista. Ha un grande vantaggio: può affrontare e risolvere la propria idea d’arte in maniera autonoma e indipendente, senza coinvolgere decine di persone, senza il bisogno di trovare centinaia e migliaia di euro. Un regista non ha questa libertà e possibilità, per cui io non mi sono ispirato a Claudio per il mio ruolo. Il mio personaggio aveva qualcosa di affascinante per essere un pittore maledetto in senso classico. Anche il luogo, l’atelier e i Sassi di Matera sono stati una fonte di ispirazione per me”.

Anche il compositore Marco Werba è intervenuto: “L’obiettivo era di coniugare una composizione tradizionale un po’ alla Brian De Palma, una musica sinfonica molto drammatica, con una musica un po’ sperimentale. Lui mi chiese di andare fuori dal mio modo tradizionale di lavorare, ossia di usare i suoni elettronici con un sapore orientale. L’dea di mescolare strumenti orientali, come lo shakuhachi che è giapponese, con suoni elettronici e orchestra. Tre elementi apparentemente molto diversi fusi insieme. In più abbiamo avuto una grande violoncellista orientale, che è Tina Guo”.

Seguimi è in sala dal 22 novembre.