SENTIERI SELVAGGI STORY – Luc Besson, la superficie degli abissi: "Le grand bleu"

Arriva finalmente in sala un film "bloccato" dal 1988. E' uno straordinario lavoro sulle geografie dei sentimenti, biografia all'interno di un'amicizia/conflitto tutta immersa dentro un unico, straripante piacere: il rapporto con il mare. Lo ricordiamo con un brano dal nostro libro del 1997 "Luc Besson, L'iniziazione, i sentimenti, la forma".

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IL NUOVO SENTIERISELVAGGI21ST #9


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Quando sono stanco, le sirene mi aiutano a continuare


Enzo Maiorca, più volte campione del mondo di immersione in apnea con diversi record raggiunti, si è sentito offeso e diffamato per come Besson lo ha ritratto nel film. Il personaggio di Enzo Molinari si ispira infatti al campione siciliano: origini, nome e probabilmente carattere e ideologia. Mentre l'amico/rivale francese appare nel film con nome e cognome reale, Besson ha preferito assegnare un cognome diverso, seppure simile, all'italiano. La disputa è finita nelle aule giudiziarie dove Maiorca ha avuto ragione, riuscendo a impedire l'uscita in Italia del film sia al cinema, sia in videocassetta. Finora, però, almeno una proiezione in territorio italiano c'è stata: durante la manifestazione "Nel corso dell'acqua" a Como. Non si sa se l'ex senatore di Alleanza Nazionale l'abbia saputo, forse avrebbe smosso di nuovo i suoi santi in paradiso.


Il confronto tra Maiorca e  Mayol si svolse centellinato in diversi campionati. Quando nel 1970 entrambi scesero a 76 metri, la federazione decise che sarebbe stato pericoloso andare oltre e che non avrebbe riconosciuto nuovi primati, sospendendo le gare. Tra il 1973 e il 1976, Mayol scese fino a 100 metri per motivi di ricerca scientifica e solo grazie a questi traguardi la federazione ricominciò a organizzare il campionato. A 57 anni, nel 1983, Mayol raggiunge i 108 metri; a 70 anni continuava a immergersi.


Tra Egia Anna e Amorgos nelle piccole Cicladi greche, Taormina, le Ande del Perù e Antibes, Luc Besson fa diventare il suo sogno realtà e l'idea di una storia con i delfini protagonisti diventa film. In apparenza, Le grand bleu parla dell'amicizia di due uomini del tutto diversi fra loro, ma uniti dall'amore per il mare e il desiderio di conoscere l'ignoto degli abissi. In realtà, è il racconto di un alieno capitato tra gli uomini, un puro che non comprende il meccanismo della mente umana e che gli altri, a loro volta, non comprendono. Alla sua opera terza, il ventottenne regista prende un pressoché sconosciuto attore dal nome francese, ma mezzo americano, gli impone la parte del delfino nato per caso uomo, lo butta nei mari blu di queste località da sogno e gli dà il nome del tuffatore Jacques Mayol.

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BORSE DI STUDIO IN SCENEGGIATURA, CRITICA, FILMMAKING – SCUOLA DI CINEMA SENTIERI SELVAGGI


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Dopo l'enorme successo internazionale di Subway, Besson può già permettersi di realizzare il film della sua vita. L'intreccio è infarcito di elementi autobiografici: l'amore per il mare e per i delfini risale all'infanzia trascorsa con i genitori, istruttori di immersione, tra la Grecia e la Iugoslavia in alcuni Club Mediterranée. A dieci anni ebbe un incontro con un delfino, evento che lo spinse a voler diventare uno studioso di questo meraviglioso mammifero. Un incidente a 17 anni gli impedì di continuare a immergersi, ma gli fece prendere la strada del cinema. Prima divoratore di film, poi impegnato sul set in America e in Francia fino alla costituzione di una società di produzione che non poteva che chiamarsi "Les Films du Dauphin".


Il cinema di Besson è fatto di storie di sentimenti puri e di manicheismo, a volte irritante. Qui è al suo apice. Johanna è la donna come la vorrebbe qualsiasi maschio medio, innamorata, servile e mamma, compresi quegli aspetti più taciuti, come l'esperienza sessuale. Jacques appare indeciso davanti al mondo che gli si apre davanti, quello dell'amore per una donna. Amore impossibile, o meglio possibile solo se Jacques fosse stato un umano o Johanna una sirena. La figura di lei conta solo per il ricatto che mette in atto verso Jacques, potendo essere l'unico legame per il mondo reale, come lo chiama lei, al quale comunque (e per fortuna) egli rinuncia. Se il rapporto con l'americana imbranata vale forse per lo svezzamento sessuale di Jacques (ma il primo amplesso è breve e quella notte verrà ricordata per la lunga nuotata con il delfino appena liberato) e il voler ad ogni costo lasciare un erede, appare indubbiamente di maggiore importanza il rapporto con Enzo. Il male bonding di tanti film western riappare intatto, quasi che Besson non conosca le verbosità psicanalitiche profuse nel frattempo, e l'amicizia dei due uomini, che sono assolutamente all'opposto, il mistico e il triviale, è cristallina. Essa rispecchia poi l'animo di Jacques, un puro assoluto che crede in ciò che fa. Jean-Marc Barr, alla sua prima prova importante, è efficace: si veda, come esempio, la scena in cui Johanna, dopo averlo aspettato per tutta la notte sugli scogli, gli fa la ramanzina. Lo sguardo di Barr è quello di un bambino sorpreso a fare qualcosa che non si "dovrebbe", ma che invece pensava si potesse.

 

L'amicizia/rivalità tra Jacques e Enzo risale all'infanzia. I due bambini sono già caratterizzati, troppo diversi per andare d'accordo, ma anche amanti del mare tanto da condividere una profonda stima fatta di sentimenti non detti, né esprimibili a parole né comprensibili da altri che non condividano la stessa passione. L'unico momento che sull'isola greca li vede vicini è la morte del padre di Jacques: il figlio piange disperato sulla barca, mentre Enzo si accorge della disgrazia da terra, urlando il nome dell'amico.


Enzo è un personaggio sopra le righe, dai tratti italiani così come vuole il luogo comune. Egli si completa nella famiglia: il fratello/cavalier servente e la "mamma" (nel film viene adoperato la parola italiana e il personaggio è poi semplicemente "la mamma"), figura incombente, triste e autoritaria, l'unica che riesce ad esercitare un potere su Enzo. Jacques invece è calmo, enigmatico, profondo e sincero. "È un essere di un altro pianeta" dice Enzo a Johanna. Sebbene intuisca la natura misteriosa dell'amico, Enzo, vitale e terreno, tenta di lanciargli una corda affinché resti attaccato alla vita degli uomini. Nell'incontro da adulti, Jacques capisce che Enzo è una porta verso quel mondo che gli rimane estraneo, sa che può penetrarla e sa che l'amico lo lascerà passare, ma Jacques non sa fare domande. Né ci prova. L'amore terreno, che gli si svela grazie a Johanna, provoca in lui il desiderio di avvicinarsi agli uomini e sa che solo Enzo potrà tentare di sciogliere i suoi dubbi. Anche in questa occasione, però, Jacques sarà intenso e insieme vago e sfuggente. "Cosa vuoi sapere?" gli chiede Enzo, "Tutto su tutto" è la risposta. Enzo allora gli parla di donne, concreto come sempre.

 


L'uomo-pesce, che rimanda direttamente a Jacques Mayol, non appartiene completamente a nessuno dei due mondi, anche se è proiettato verso quello acquatico. È perciò un essere incompleto che mira alla perfezione passando attraverso il raccoglimento interiore, l'apnea e le pratiche di yoga. Jacques Mayol, che ha partecipato come consulente tecnico e contribuendo alla sceneggiatura, non si è però detto soddisfatto del film. Primo, perché considera le immersioni poco realistiche (i delfini che lo accompagnavano nella realtà restavano con lui fino alla fine perché avrebbero avuto una ricompensa in cibo) e poi perché si dice scontento della figura di Maiorca, resa molto male. Sembra anche che il film abbia rovinato l'amicizia tra i due. Il film, comunque, non voleva essere la storia della sua vita, anche se il nome del tuffatore, del consulente e del protagonista coincidono. Pochi sono i tratti biografici comuni: l'interesse precoce di Mayol per l'immersione nasce mentre si trovava in Cina, dove lavorava il padre. Nel lago Yangtze rimane affascinato dai delfini d'acqua dolce ed è colpito dalla scoperta che siano mammiferi. Qualche anno dopo, in Giappone, conosce i delfini marini e comincia a interessarsi alle tecniche di contenimento della respirazione, applicando la lezione dei delfini: si blocca la glottide e si trattiene il respiro per 2 o 3 minuti, facendo così ridurre il battito cardiaco mentre il sangue si concentra nella zona toracica. Il fegato libera emazie consegnando più ossigeno al sangue. Subito prima dell'immersione si bagna il viso con acqua gelata, per far abbassare ulteriormente il battito. È un passaggio obbligato per l'ingresso nel mondo equoreo, per entrare in sintonia con i delfini, esseri che uniscono l'elemento terreno della procreazione mammifera e l'elemento marino della levità. Superfluo dire quanto diverso sia il nuoto subacqueo effettuato con l'aiuto di bombole e respiratori. Il solo silenzio, il suono che gli abissi producono, ne rimane intaccato. Nel film è oltremodo evidente l'unione di Jacques con i delfini[1]: basta ricordare la gioia degli animali – compresi quelli costretti nel delfinario di Taormina – nel momento in cui Jacques batte un record. L'unione è mentale, ma si giunge a sospettare anche quella fisica, sebbene impossibile. Dopo aver fatto l'amore con una donna per la prima volta, Jacques trascorre tutto il resto della notte in acqua attratto dal richiamo del delfino (di cui si era più volte sottolineato che fosse un esemplare di sesso femminile). Quasi che la pesantezza dell'atto sessuale, fino ad allora ignoto all'uomo-pesce, debba essere cancellata dalla tenuità che solo il nuoto può dare. Il senso sta proprio nelle sequenze sottomarine dove la fusione con il mare è esplicita e diventa chiaro anche la grande affinità tra uomo e delfino, entrambi angustiati, come ha scritto Ian McEwan in Enduring Love (L'amore Fatale), dal "nostro conflitto di mammiferi, cosa dare agli altri e cosa tenere per sé", superato dal bisogno irrinunciabile di fondersi con il mare.






[1] Già in diversi altri film i delfini sono apparsi con una personalità ben definita. L'antesignano fu Flipper, diretto da James B. Clark nel 1963, che ebbe qualche seguito e un recente remake. L'intelligente Flipper fu anche il protagonista di una fortunata serie televisiva, anch'essa rifatta negli ultimi tempi. Come non ricordare poi il ridicolo The Day of the Dolphin di Mike Nichols (Il giorno del delfino, 1973, sceneggiato da Buck Henry) e, tra quelli più recenti, Zeus and Roxanne (1997) di George Miller. Al centro di una profonda amicizia maschile, ma questa esplicitamente omosessuale, un adolescente sognava il principe azzurro insieme alla libertà assoluta rappresentata dal delfino in The Fruit Machine (Breve la vita di Eddie, 1989) di Philippe Saville.


 

 

Le Grand Bleu. SOGGETTO: Luc Besson. SCENEGGIATURA: Luc Besson, Robert Garland, Marilyn Goldin, Jacques Mayol, Marc Perrier. FOTOGRAFIA: Carlo Varini. MUSICA: Eric Serra  (Bill Conti, versione USA); SCENOGRAFIA: Dan Weil COSTUMI: Creation-Express. MONTAGGIO: Olivier Mauffroy. INTERPRETI: Rosanna Arquette (JOHANNA), Jean-Marc Barr (JACQUES MAYOL), Jean Reno (ENZO MOLINARI), Paul Shenar (DOTT. LAURENCE), Sergio Castellitto (NOVELLI), Jean Bouise (ZIO LOUIS), Marc Duret (ROBERTO), Griffin Dunne (DUFFY), Valentina Vargas (BONITA), Kimberly Beck (SALLY), Patrick Fontana (ALFREDO), Alessandra Vazzoler (LA MAMMA DI ENZO), Bruce Guerre-Berthelot (JACQUES BAMBINO), Gregory Forstner (ENZO BAMBINO), Claude Besson (IL PADRE DI JACQUES). PRODUZIONE: Patrice Ledoux per Gaumont (20th Century Fox / Gaumont International).  Francia, 1988;  DURATA: 134' versione francese (original cut), 168' versione lunga, 119' versione Stati Uniti, 118' versione europea.


 


Le Grand Bleu è la storia dell'eterna competizione di due atleti professionisti che si immergono nel mare. Entrambi tentano di battere il record dell'altro e, mentre tentano di scendere sempre più in profondità per essere considerati i migliori, mettono la loro vita costantemente in pericolo.


Su tutto c'è l'amore per il mare di Jacques Mayol. Egli vuole vivere nel mare, o meglio costantemente a contatto con esso, da quando era bambino, da quando cioè il padre ebbe un incidente subacqueo e perse la vita. Egli ha conosciuto Enzo Molinari quando erano bambini. Entrambi vivevano nella stessa isola della Grecia.  Enzo è ora il campione del mondo, ma Jacques è più forte. Mentre competono, la semplice vita di Jacques si complica quando incontra Johana. Si innamorano e cominciano i problemi. Jacques non sa cosa vuol dire veramente avere un rapporto. Egli vuole trascorrere il massimo del suo tempo nelle immersioni e divertirsi con i delfini. Pensa che sia meglio "laggiù", dove si può conoscere il vero "grande blu". Il campionato si sposta nel mare incantato della Grecia. Johanna non sta bene, Enzo e Jacques sono molto tesi. I medici avvisano Enzo che non è in buone condizioni e sarebbe pericoloso immergersi. Enzo, impulsivo e testardo come al solito, non dà loro ascolto e non sente neanche Jacques che tenta di dissuaderlo. La discesa si rivela fatale: Jacques riporta in superficie l'amico che, prima di spirare, gli chiede di riportarlo in profondità. Jacques non si sente bene e il dottore gli ordina riposo. Ha un incubo, una nuova visione di morte: l'acqua invade la camera penetrando dal soffitto, ma basta che arrivino i delfini affinché il terrore si muti in gioia. Jacques vuole immergersi, ma Johanna fa di tutto per trattenerlo fino a dirgli che aspettano un bambino. Invano. Jacques sceglie il suo mondo. Avvolto dall'abisso e dal silenzio, si allontana dalla corda d'acciaio e si lascia portare via da un delfino.

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