SOUNDTRACKS – Jackie, di Mica Levi

“Don’t let it be forgot,
that once there was a spot,
for one brief shining moment
that was known as Camelot”

Un mazzo di rose rosse donato da chi, ai piedi dell’Air Force One, attendeva tra la folla il 35° Presidente degli Stati Uniti e la First Lady atterrati a Dallas il 22 novembre del 1963. Dettaglio premonitore tradito dal colore di quei petali quando la limousine presidenziale imboccò verso la Dealey Plaza entrando nel mirino del fucile di Lee Harvey Oswald posizionato al sesto piano del Texas School Book Depository per uccidere il sogno americano. Due anni, dieci mesi e due giorni di presidenza condensati nelle macchie di sangue sul tailleur rosa Chanel della First Lady (Natalie Portman) che si rifiutò di cambiare perché tutti vedessero “ciò che hanno fatto a John”. Primo tassello di quella dicotomia indistinguibile tra realtà e messa in scena con la quale, dal giuramento al fianco di Lyndon Johnson fino alla marcia a piedi dalla Casa Bianca alla Cattedrale di St. Matthew al seguito del feretro del marito, Jacqueline cristallizzò il mito di John F. Kennedy e diede vita all’enigma di Jackie.

jackie1Presentato in concorso a Venezia73, Jackie, è il proseguimento della decostruzione del biopic iniziato da Pablo Larraín con Neruda e qui portato a compimento per raccontare il dietro le quinte dei giorni che hanno cambiato la storia americana e regalato al mondo una nuova, indecifrabile Monna Lisa. Similmente a Steve Jobs di Danny Boyle, la pellicola, si basa su una porzione temporale precisa dove la sceneggiatura di Larraín e Noah Oppenheim prende forma nel montaggio alternato di Sebastián Sepúlueda. La (ri)costruzione del The White House Tour del 1962 della Cbs, per mostrare i rinnovati interni della Casa Bianca ed i mobili appartenuti ad altri presidenti da una First Lady emozionata, si mischia con il pubblico e privato di Jackie e l’off the record dell’intervista rilasciata a Haynnis Port a Theodore H. White (Billy Crudup) per Life Magazine ad una settimana dall’assassinio Kennedy. Una scelta non causale quella del giornalista politico che solo un anno prima vinse il Premio Pulitzer per The Making of a President 1960 con il quale analizzava le elezioni presidenziali che avevano portato alla vittoria del giovane democratico di origini irlandesi. A lui Jackie affida l’epilogo, per citare il titolo dell’articolo di White, con il quale consegnare alla storia un nuovo Camelot.

jackie2Lo fa attraverso i versi della canzone scritta da Alan Jay Lerner e musicata da Frederick Loewe per l’omonimo musical di Broadway del quale il Presidente aveva un vinile che amava ascoltare prima di andare a dormire. Quel “brief shining moment” della leggenda di Re Artù diventa agli occhi di Jackie prima e del mondo poi, grazie al pezzo firmato dal giornalista di Boston, parallelismo con John Kennedy e la sua breve presidenza. Così si compie il disegno della Regina senza più trono, in un continuo alternarsi di apparizioni/rappresentazioni pubbliche, sigarette mai fumate, confessioni, superfici riflettenti, manichini e lutti da affrontare. Un personaggio complesso, ambiguo, tragico e teatrale che il regista cileno tratteggia anche attraverso la colonna sonora firmata da Mica Levi, qui alla sua prima candidatura agli Oscar. La cantautrice e compositrice britannica, già autrice delle musiche di Under the Skin di Jonathan Glozer, accantona momentaneamente il suo lavoro con i Good Sad Happy Bad per comporre una partitura evocativa e malinconica.

jackie4Colonna sonora mai invasiva, inserita con misura ed equilibrio all’interno del film, spesso per accompagnare i frequenti primi piano dedicati a Jackie da una macchina a mano che stringe sul suo volto in contrapposizione ad inquadrature pittoriche, statiche. Le note di Intro aprono la pellicola con uno schermo ancora nero e ne anticipano il tema principale, spettrale e sinistro. Respiro distorto dato dal violino, strumento principale affiancato da violoncello e percussioni, che torna nelle quattordici tracce ora con atmosfere cupe (Children, Lee Harvey Oswald), ora con un’apertura orchestrale che racchiude un seme di armonia e luce (Vanity, Decision Made, The End). Composizioni rese dense e compatte da sonorità ripetute ma mutevoli che rendono la colonna sonora del film una narrazione uniforme arricchita da dettagli evocativi come la marcia di Graveyard o le note cadenzate del piano di Tears. Tra lutto e rinascita, tragedia e mito, la partitura di Mica Levi, condensa musicalmente la Jackie di Pablo Larraín amplificandone il mistero.

 

Tracklist:

1. Intro
2. Children
3. Car
4. Tears
5. Autopsy
6. Empty White House
7. Graveyard
8. Lee Harvey Oswald
9. Walk to the Capitol
10. Vanity
11. Decision Made
12. Burial
13. The End
14. Credits

 

Contenuto non disponibile
Consenti i cookie cliccando su "Accetta" nel banner"