SPECIALE "LA REGOLA DEL SILENZIO" – Una trilogia politica

robert redford in la regola del silenzio

Leoni per agnelli, The Conspirator, La regola del silenzio sono precisi salti temporali che delineano quasi un viaggio nella Storia della propria nazione e del cinema statunitense che forse Redford avrebbe già voluto girare negli anni '70 ancora prima del suo esordio dietro la macchina da presa con Gente comune.

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robert redford in la regola del silenzioL'Afghanistan di Leoni per agnelli, l'assassinio di Abramo Lincoln in The Conspirator, il movimento arrivista radicale Weather Underground di La regola del silenzio. Tre precisi salti temporali delineano non solo la virata più politica del cinema di Robert Redford regista ma quasi un viaggio nella Storia quasi dal presente poi alle sue origini di 'nascita di una nazione' per tornare poi al decennio che ha visto Redford come uno degli attori rappresentativi liberal del cinema statunitense.

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Si viene così a formare, al momento, una 'trilogia politica' che però da l'impressione di non apparire chiusa ma che potrebbe ulteriormente arricchirsi anche nei suoi prossimi film da regista. In due casi su tre Redford è anche attore, ma malgrado la sua presenza, il suo corpo appare decentrato, come se si dovesse fare trasparente per gli eventi. In Leoni per agnelli è il professore idealista della West Coast University, in La regola del silenzio è un avvocato che si è rifatto un'altra vita e un'altra identità dopo essere stato circa 30 anni prima uno degli attivisti che di colpo si ritrova l'Fbi alle costole. La Storia prende forma proprio nel momento che si crea, nelle stanze del potere del senatore repubblicano e della giornalista di Leoni per agnelli, nel processo di The Conspirator, entrambi con squarci consistenti di 'cinema da camera' dove l'elemento verbale diventa esplosivamente cinematografico tra Joseph L. Mankiewicz e William Wyler, mentre le vie di fuga di La regola del silenzio non sono quelle di I tre giorni del Condor di Sydney Pollack. Primo, perché c'è la consapevolezza del tempo passato. Secondo, perché la chiusura di quel film diventa claustrofobia oppressiva in questo nonostante i momenti di fuga come quello straordinario nel bosco (quasi riciclaggio del suo passaggio del modesto film dove ha partecipato come attore, In ostaggio, dove è come se avesse rivoluto rigirare a distanza di 8 anni, quella scena anche se lo aveva visto soltanto davanti la macchina da presa) e quelli numerosi in esterno.

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robert redford con richard jenkins sul set di la regola del silenzioDa qui, dalla stessa oscurità di The Conspirator o da quell'accecante bianco stodente di Leoni per agnelli, emergono tutti gli spettri di un passato, di attori (tra cui Nick Nolte, Susan Sarandon, Julie Christie) emersi o già famosi negli anni '70, come a mettere a fuoco un decennio che è anche l'esigenza di rimettere per l'ennesima volta a fuoco l'imprenscindibilità di quel cinema.

Ma soprattutto, questi forse erano i film che forse Redford già pensava di fare come regista negli anni '70, prima dell'esordio dietro la macchina da presa con Gente comune. E guardando i tre film insieme, sovrapoonendoli anche, cominciando magari da The Conspirator per finire a Leoni per agnelli, si ricrea un percorso dove il tempo trascorso dal presunto desiderio non attenua gli effetti. Forse Redford voleva girare questa trilogia 35 anni fa, forse oggi. Allora come oggi, probabilmente sarebbero stati uguali. 

 

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