STAR WARS COUNTDOWN – Il ritorno dello Jedi (1983)

Punto d’arrivo di un pellegrinaggio lungo all’epoca 6 anni e sospiratissima vittoria delle forze del bene contro la Morte Nera, Il ritorno dello Jedi è dunque un film giubilare. E infatti esce in sala pochi mesi dopo che, a marzo 1983, Giovanni Paolo II ha aperto la Porta Santa per inaugurare il Giubileo straordinario della Redenzione, ultimo caso cronologicamente precedente a quello indetto da Papa Francesco in questi giorni – guarda un po’, di nuovo in corrispondenza con un’uscita di Guerre Stellari sugli schermi, l’imminentissimo Risveglio della Forza (La Minaccia Fantasma venne fuori invece nel secondo anno di preparazione al Giubileo del 2000, il 1998 che Wojtyla dedicò alla “meditazione sullo Spirito Santo”); e d’altra parte, con l’apertura del portone della dimora di Jabba per lasciar entrare C-3PO e R2-D2 inizia di fatto questo Episodio VI.
Va da sé che i punti di contatto tra due eventi mondiali come la distribuzione in sala di un nuovo episodio di Star Wars, e la chiamata a raccolta di tutti i fedeli tra le mura di Roma sono molteplici, ed evidenti: lo intuiva con lucidità estrema un primo clash tra immaginario fantasy/misticheggiante/sciachimista e vetrinizzazione papale com’era Angeli e Demoni di Ron Howard, non a caso un figlioccio lucasiano.

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Basterebbe dare un’occhiata a Fiat Lux, lo spettacolo di luci proiettato sulla facciata della Basilica di San Pietro per inaugurare l’attuale Giubileo della Misericordia, per trovarci davanti ad un effetto speciale per le masse internazionali, i popoli del mondo unificati a glorificare la Misericordia come i festeggiamenti planetari posti in chiusura del film di Marquand (popolazioni continuano ad essere aggiunte alla sequenza ogni volta che Lucas ci rimette le mani). La Misercordia è il tema di questa annata fuori serie delle ricorrenze giubilari, come la Redenzione lo era di quella del 1983: e la spinta a redimersi era proprio il motore sottotraccia dell’intero copione di Lucas e Lawrence Kasdan, con Luke e Darth Vader che ritrovano un profondo legame padre-figlio che va al di là del Lato Oscuro e delle manovrazioni di Palpatine (non credo ci sia bisogno di ricordare il diffusissimo meme che affianca l’Imperatore al Papa emerito Ratzinger: i find your lack of faith disturbing…).

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L’aneddotica in questi casi aiuta moltissimo, e la storia del monaco tibetano che la prima volta che va al cinema a Seattle è proprio per vedere Il ritorno dello Jedi, e riesce a capire senza alcun problema gran parte dei dialoghi nella lingua dei guerriglieri Ewoks (misto a quanto pare di tagalog, tibetano, e svedese), ci ricorda il senso di universalità insito in uno spettacolo globale com’è il Giubileo, compreso questo in cui a febbraio 2016 il corpo di Padre Pio verrà esposto in Vaticano, alla stregua del sarcofago in cui Han Solo è in mostra ibernato, sempre nel palazzo di Jabba.
Da 30 anni i fan continuano a lamentarsi di quanto sia stato proprio il film del 1983 ad esplicitare una volta per tutte la strategia mercantile di LucasArts, tutta concentrata a inserire nella storia elementi facili da trasformare senza impegno in merchandising, come per l’appunto le creature pelosette poi protagoniste di due avventure-tv tutte per loro (L’avventura degli Ewoks, Il ritorno degli Ewoks). Ma il vero fulcro dello spettacolo della sacralizzazione rimane il corpo del pontefice che, “pur essendo un’incarnazione del divino e della Chiesa (destinati a essere eterni), rimane allo stesso tempo pura carne mortale” (Vanni Codeluppi, che nel suo celebre saggio Bollati Boringhieri analizza poi a lungo la diretta tv dell’apertura della Porta per l’Anno Santo nel 1999).
E allora, più di tutto, Il ritorno dello Jedi si staglia così come il film della morte di Yoda: il maestro è però destinato a ricomparire come angelo custode di Luke nel finale (e poi come versione digitalizzata di sé nella Nuova Trilogia), insieme a Obi-Wan Kenobi e a un mutevole Anakin (Sebastian Shaw o Hayden Christensen a seconda delle versioni del film), “conciliando l’angoscia provocata dalla mortalità della carne con la rassicurante perennità del divino e della Chiesa” (ancora Codeluppi sui funerali di Giovanni Paolo II).

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