The Little Child: il nuovo microfilm emozionale di Michele Pastrello

Immaginare la carriera da videomaker di Michele Pastrello è un po’ come osservare quegli atleti alle Olimpiadi che stanno per cimentarsi nel salto in alto.


Nervosismo, muscoli tesi, tutt’intorno un pubblico che si chiede cosa succederà. Poi la partenza, una corsa fatta di lunghe falcate e alla fine la spinta dei polpacci verso l’alto. Verso l’oltre, verso l’altrove.
Con The Little Child Pastrello fa outing, rivendica con forza di essere come uno di quegli sportivi e spicca un salto deciso verso l’esistenzialismo più dichiarato. Un altro highlander, dopo The Key – Il viaggio, un’altra storia che racconta l’uomo nella sua essenza più intima.
Torna il lavoro sulla memoria come in Nexus, ricompaiono gli abbracci immaginari che immortalano lo scorrere del tempo. Crono è un dio difficile, il tempo te lo ruba via senza che tu possa nemmeno accorgertene. E soprattutto non puoi farci proprio niente.
The Little Child è la poetica del fanciullino che incontra le teorie di Jung, è un albero di Natale sotto cui ritrovare nient’altro che sé stessi. Il ticchettio delle lancette sarà anche angosciante come non mai, ma il solo modo per abituarcisi è abbandonarsi al proprio io, per non rischiare di vivere in ritardo come il Bianconiglio.

A volte è meglio il salto in alto dei cento metri…

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