The Terrorizers, di Edward Yang

Oggi modernissimo e quando è uscito avanguardista. Yang guarda al cinema di Antonioni ma già si mette in luce con il suo sguardo personalissimo. Con un finale di una bellezza travolgente. Su MUBI

Potrebbe essere una giostra infinita. In The Terrorizers c’è il parallelismo tra Taiwan in pieno boom economico e un senso di profondo smarrimento dei protagonisti. Quali sono i dispositivi giusti per poterla rappresentare? È sempre stato questo uno dei nodi centrali dell’opera di Edward Yang, con Hou Hsiao-hsien una dei nomi di punta della New Wave taiwanese e tra i principali firmatari del manifesto del cinema taiwanese redatto il 22 gennaio 1987. Al centro del film c’è la vita di quattro personaggi a Taipei: una scrittrice in crisi con il marito che è un medico arrivista che farà di tutto pur di raggiungere la consacrazione professionale, una ragazza membro di una gang giovanile e un fotografo. Le loro vicende s’incrociano in movimenti che negano la concatenazione causa/effetto. Già dagli spari iniziali in apertura, Yang sottolinea il senso di vuoto opprimente. Non si tratta solo di solitudine. Sono invece personaggi che possono anche agire autonomamente e attraversare l’inquadratura senza che ci sia nessun tipo di rapporto. I suoni possono dominare sulle parole. In una Taipei vista dall’alto possono confondersi quello delle sirene, i rumori del traffico, i passi. Come raccontare queste mutazioni? Come trasformare lo spazio e i movimenti dei protagonisti in un corpo unico e come dichiarare l’impossibilità di farlo?

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The Terrorizers, terzo lungometraggio del regista e vincitore del Pardo d’argento al Festival di Locarno del 1987, oggi è un affresco splendente e insieme tragico. Si può catturare la realtà che si ha attraverso il cinema (il film), la fotografia, la scrittura. Ma c’è sempre uno scarto tra ciò che quell’immagine mostra e come è, tra rappresentazione e mondo reale. Il cinema di Michelangelo Antonioni è un immediato punto di riferimento. La differenza tra due immagini che sembrano uguali e invece non lo sono nel momento in cui ne mettiamo in evidenza i dettagli arriva da Blow-Up. Ma soprattutto nella crisi della coppia il silenzio diventa il dialogo predominante, proprio quello che succede tra Sandro e Claudia dopo la scomparsa di Anna in L’avventura. Yang filma in maniera strepitosa il vuoto, che si nasconde nei grattacieli di Taipei, che fa avvertire le parole come un eco sordo.

The Terrorizers depista, già dal montaggio. Le inquadrature non sono consequenziali. In una scena il medico si rivolge alla moglie ed è come se guardasse in macchina. Già dall’immagine dei rullini del fotografo per terra c’è questa dispersione di un cinema modernissimo e negli anni ’80 avanguardista. Rispetto a Hou dove la memoria segue un percorso classico e mostra la rappresentazione del passato, in The Terrorizers e nel precedente Taipei Story (1983) – che insieme formano una specie di ideale dittico sulla città – diventa il presente. L’attimo filmato è già passato, è già accaduto. Molti anni dopo solo Jia Zhang-ke (The World e Still Life saranno in questo senso i titoli fondamentali in cui l’ombra dei film di Yang è discreta ma presente) riuscirà ad avere questo stesso timore che il cinema non possa stare al passo con la velocità del processo di trasformazione urbanistica. Come ha sottolineato il critico Liu Jiayin citato da Alberto Pezzotta nel Dizionario dei registi del cinema mondiale (ed. Einaudi), con questi due film Yang “raggiunge l’equilibrio tra l’intenzione didattica e lo splendore della tensione formale”.

Il finale è di una bellezza travolgente. Con il risveglio e il malore della scrittrice, realtà e finzione ossono apparentemente essere separati. Ma tra camere oscure, sfondi rossi, e i riflessi dei vetri dove la città si specchia su se stessa- l’ultimo strepitoso Yi Yi – E uno…e due… diventa il manifesto testamento di un cinema verso il quale sembra avere un debito anche Michael Mann – potrebbe essere ancora un’illusione o un altro magnifico depistaggio.

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Titolo originale: Kong bu fen zi
Regia: Edward Yang
Interpreti: Cora Miao, Lee Li-chun, King Shih-chieh, Ku Pao-ming, An Wang, Ming Liu
Distribuzione: MUBI
Durata: 109′
Origine: Taiwan, 1986

 

 

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
4.6

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
3 (2 voti)
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