Think different – Danny Boyle racconta Steve Jobs

In un particolare incontro serale, il regista inglese parla del suo biopic in uscita il prossimo 21 gennaio distribuito da Universal

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In un particolare incontro serale,  Danny Boyle parla  del suo ultimo film, il biopic Steve Jobs, in uscita il prossimo 21 gennaio distribuito da Universal. Boyle chiarisce subito il suo pensiero su questo imponente protagonista: “Steve Jobs non è il mio eroe ma ha cambiato il nostro mondo. Le sue idee sono state il fattore scatenante che ha creato il mondo in cui viviamo. Molti, inoltre, criticavano Jobs di non essere un tecnico o un programmatore, quindi di non avere talenti. E’ una critica a cui noi registi siamo abituati. Umanamente io mi sento, però, più vicino a Wozniak. Come dice lui, io non credo che una persona di talento debba per forza essere crudele. Talento e bontà sono due qualità che possono convivere tranquillamente.
Il cineasta parla, poi, dell’originale impronta che caratterizza la pellicola:”Lo script di Aaron Sorkin era corposo, diverso da quelli che di solito si leggono in giro. Abbiamo avuto per le mani, infatti, una sceneggiatura di 180 pagine piena di dialoghi. Ci si potrebbe trovare un’impronta teatrale. Io ho lavorato spesso a teatro e capisco i punti di contatto, ma credo che la storia di Jobs meritasse di diventare un’esperienza cinematica immersiva. Se ci sono riuscito il merito è tutto di Michael Fassbender, attore istintivo e straordinario, e del cast.

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seth rogen in steve jobsSempre sullo script di Aaron Sorkin, il regista ha parole di miele.Lo script di Sorkin era bellissimo. Sono stato entusiasta quando mi hanno proposto il progetto perchè avevo adorato The Social Network. Con Sorkin abbiamo scelto tre momenti chiave della vita di Jobs. Nel 1984 il lancio dell Mac è stato un evento rivoluzionario, la fine del monopolio Ibm. Il 1988, invece, con il lancio Nexus era interessante mostrare il Jobs affabulatore, la sua capacità di ri-narrare anche i suoi insuccessi. Inoltre c’era anche un forte elemento di vendetta che lo rendeva stimolante. Il 1998 segna il grande ritorno di Jobs all’Apple e il lancio dell’iMac, il primo computer inteso anche come oggetto cool, ha inaugurato la nuova era della tecnologia. E’ un modo nuovo per affrontare il genere biopic. Credo che un regista abbia il dovere di sfidare i modelli cinematografici fino in fondo, come hanno fatto nell’ottimo Love and Mercy sui Beach Boys. Ecco anche l’idea di usare tre formati, 16 mm, 35 mm e il digitale, per ogni sequenza rientra in quest’ottica.

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kate winslet e michael fassbender in steve jobsBoyle racconta anche i pessimi rapporti avuti, durante la pre-produzione, con la vedova di Jobs: Come ho già detto, Jobs non è una persona che voglio esaltare. Io ero interessato alla sua storia. La vedova di Steve è stata molto ostile al progetto, ha chiamato tutti gli attori con cui volevo lavorare per dissuaderli. Io in passato ho rinunciato a film perchè non volevo correre il rischio di offendere le famiglie reali dei protagonisti ma in questo caso non ho avuto dubbi. Nel film racconto la storia di un uomo ossessionato dal controllo, determinato a portare avanti le proprie idee. Non lo giustifichiamo mai, infatti, raccontiamo anche le sue ombre, il suo rapporto disastroso con la prima figlia. Ma noi ci ispiriamo ad un libro voluto dallo stesso Jobs, una biografia assolutamente obiettiva.” Diverso è stato il legame con Wozniak, il co-fondatore di Apple: “Wozniak ci ha aiutato molto durante le riprese, è una persona stupenda. Si è creato un bel rapporto con Seth Rogen. Woz ha vissuto spesso nell’ombra di Jobs, del genio cattivo e totalizzante. Seth, da attore abituato a ruoli di spalla comica, si è ritrovato molto in questo aspetto del personaggio, regalando una grande performance“. Infine, sull’idea che il film sia stato fatto solo per sfatare il mito-Jobs creato dalla Apple, il regista, pur divertito, si schernisce.Tutte le multinazionali vogliono regalarci l’immagine di fondatori come geniali fonti d’ispirazione. Io non volevo sfatare alcun mito, non è un atto politico. Voglio raccontare la storia dell’uomo, la cui eredità ancora coinvolge tutti noi.”

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