TORINO 22 – AMERICANA

Fin dalla sua origine al Torino Film Festival (quando era ancora una sezione di solo documentario USA, nel 1995) Americana ha sempre cercato di essere non solo uno specchio eccentrico, variegato, anche contradditorio, di quello che succedeva nel cinema USA meno omologato e meno conformista, ma anche un po' un riflesso del pianeta America. Mai, in memoria recente, come quest'anno, quelle due tensioni si sono incrociate: attraverso una serie di oggetti apparentemente diversi tra loro, l'immaginario cinematografico 2004 è esploso nella realtà (politica) degli States – dalle brezze condizionate del terminal internazionale del Kennedy Airport in cui rimane intrappolato Tom Hanks nell'ultimo film di Spielberg, alle nebbie della guerra in Vietnam secondo Erroll Morris e a quelle (ancora più fitte) della guerra in Iraq secondo Michael Moore; dai vertici di Hollywood al digitaldocumentario autobiografico e autoprodotto che mette in ginocchio la McDonald's (Supersize Me)…  Se il paese vive l'agitazione di una guerra all'estero, di una combattutissima elezione presidenziale, e il disagio di un'autentica crisi di identità, anche il cinema americano è "in tumulto".


Non a caso, a partire dal nostro film d'apertura, Silver City, un noir di John Sayles, Americana 2004 porta – spesso obliquamente – le tracce di quel "tumulto", il senso di urgenza e cambiamento che rende possibile progetti strani (come la serie di Steven Soderbergh e George Clooney K Street, improvvisata, di settimana in settimana nei corridoi della politica di Washington), che fa tornare Robert Altman al suo candidato immaginario Tanner (Tanner on Tanner), che convince Scorsese a elaborare sulla (Statua della) libertà o che fa sì che il digitaldocumentario di David O. Russell Soldiers Pay, racconti una storia di guerra in Iraq quasi identica a quella del suo blockbuster di fiction Three Kings.

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Accanto a questi progetti – e al fianco del nuovissimo successo horror nippoamericano The Grudge, prodotto da Sam Raimi che invece di importare a Hollywood Takashi Shimizu ha esportato Sarah Michele Gellar in Giappone –  un grande ritorno e un film altrettanto controtendenza, The Toolbox Murders, di Tobe Hooper, uno dei protagonisti della rivoluzione del cinema dell'orrore degli anni settanta (siamo al trentennale del suo splendido The Texas Chainsaw Massacre).


Insieme a questi nomi tutti più noti Able Edwards e Mean Creek rappresentano invece due tra le punte del giovane cinema indipendente visto quest'anno.

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(g.d.v.)

 


FILM


 


ABLE EDWARDS di Graham Robertson (USA, 2004, Betacam, 85')


THE BIG RED ONE di Samuel Fuller (Tit. it.: Il grande uno rosso: La ricostruzione, USA, 1980, 35mm, 159')


K STREET di Steven Soderbergh (USA, 2003, Betacam, 90')


LADY BY THE SEA di Kent Jones e Martin Scorsese (La signora sul mare, USA, 2004, Betacam, 52')


MEAN CREEK di Jacob Aaron Estes (USA, 2003, 35mm, 87')                                                              distr. C.D.I.


MY SCARLET LETTER di Karen Dee Carpenter (La mia lettera scarlatta, USA, 2004, 35mm, 10')


SILVER CITY di John Sayles (USA, 2004, 35mm, 128')                                                                       distr. Roma Movie


SOLDIERS PAY di David O. Russell, Tricia Regan e Juan Carlos Zaldivar (USA, 2004, Betacam, 36')


TANNER ON TANNER di Robert Altman (Tanner su Tanner, USA, 2004, DigiBeta, 120')


THE TOOLBOX MURDERS di Tobe Hooper (Gli omicidi della cassetta degli attrezzi, USA, 2003, 35mm, 95')


WHEN WILL I BE LOVED di James Toback (Quando troverò l'amore, USA, 2004, 35mm, 81')


 


 

ABLE EDWARDS di Graham Robertson (USA, 2004, Betacam, 85')


Tra Walt Disney e Orson Welles, un'opera prima che trasforma la parabola del capitalismo americano in una fiaba nera sospesa tra Orwell, Huxley e H.G. Wells. Produce l'instancabile Steven Soderbergh.


Gio. 18, 20.30 Massimo1 – Ven. 19, 11.00 Massimo1 – Sab. 20, 9.00 Massimo1


 


THE BIG RED ONE di Samuel Fuller (Tit. it.: Il grande uno rosso: La ricostruzione, USA, 1980, 35mm, 159')


La madre di tutti i war movie? Il kolossal di Sam Fuller ritorna completo di tutte le scene che furono eliminate all'epoca della sua distribuzione. Un capolavoro assoluto che oggi, nell'epoca delle Bush's Wars, è più scottante e attuale che mai.


Ven. 19, 17.30 Massimo1 – Sab. 20, 11.00 Massimo1


 


K STREET di Steven Soderbergh (USA, 2003, Betacam, 90')


Prodotto da George Clooney e Steven Soderbergh (che dirige tutti gli episodi ed è anche dietro alla telecamera) e interpretato da una coppia di famosi consulenti politici americani -lei, Mary Matalin, una repubblicana sfegatata; lui James Carville, un pilastro di Clinton e della campagna Kerry- , è un prodotto delle TV alta di HBO. Stranissimo ibrido di real news e fiction, include camei di democratici e repubblicani, come Howard Dean e Orrin Hatch.


Sab. 13, 15.30 Massimo1 – Dom. 14, 11.00 Massimo1 – Mer. 17, 9.00 Massimo1


 


LADY BY THE SEA di Kent Jones e Martin Scorsese (La signora sul mare, USA, 2004, Betacam, 52')


Direttamente da Gangs of New York. Un omaggio di Martin Scorsese (che dirige e narra) alla sua città e alla maestosa signora con torcia che ne custodisce la baia, si tratta di un documentario realizzato in occasione della riapertura della Statua della libertà che è più una riflessione sull'America, il suo sogno e i suoi lati oscuri che la celebrazione di un monumento.


Mar. 16, 20.00 Massimo1 – Mer. 17, 11.00 Massimo1 – Gio. 18, 9.00 Massimo1


 


MEAN CREEK di Jacob Aaron Estes (USA, 2003, 35mm, 87')                                                 


Un gita su un fiume verde e deserto con gli amici del fratello più grande per un (crudele) tranello al bullo della classe. Uno Stand By Me più torbido e un viaggio nell'inconscio della giovinezza filmato in stato ipnotico, sospeso fra scoperta di sé e delle proprie paure.


Mer. 17, 20.15 Massimo1 – Gio. 18, 11.00 Massimo1


 


MY SCARLET LETTER di Karen Dee Carpenter (La mia lettera scarlatta, USA, 2004, 35mm, 10')


La provincia americana più inquieta e dolorosa. Una regia vibrante e sussultoria. Ancora una sorpresa Usa.


Mer. 17, 20.15 Massimo1 – Gio. 18, 11.00 Massimo1


 


SILVER CITY di John Sayles (USA, 2004, 35mm, 128')


Un noir ambientato in Colorado, durante la campagna per l'elezione di uno sgrammaticato governatore, erede di una potente dinastia di politici di destra. John Sayles prosegue nella costruzione di una filmografia sempre più di frontiera, militante e multi-lingue, che vede confluire in Silver City tutti gli elementi del suo cinema: la passione per il genere, la corruzione della politica, fino al ruolo della natura. Grande cast: Daryl Hannah sembra uscita da Kill Bill.


Ven. 12, 19.30 LUX – Sab. 13, 9.00 LUX – Dom. 14, 18.00 Empire


 


SOLDIERS PAY di David O. Russell, Tricia Regan e Juan Carlos Zaldivar (USA, 2004, Betacam, 36')


Dal regista del M.A.S.H. anni '90, Three Kings, doveva essere un documentario d'accompagnamento all'uscita in DVD del noto film con George Clooney, Mark Wahlberg e Ice Cube. Ma lo Studio lo ha ritenuto troppo controverso. Interviste a reduci dell'attuale guerra in Iraq per provare, ancora una volta, che i fatti non sono mai troppo lontani dalla fiction.


Mar. 16, 20.00 Massimo1 – Mer. 17, 11.00 Massimo1 – Gio. 18, 9.00 Massimo1


 


TANNER ON TANNER di Robert Altman (Tanner su Tanner, USA, 2004, DigiBeta, 120')


Sedici anni dopo aver creato la prima serie di docufiction su una campagna elettorale, Tanner 88, Robert Altman e Gary Trudeau rispolverano per le elezioni 2004 il loro candidato immaginario, Jack Tanner, deputato del Michigan che, nel 1988, tentò la corsa alla presidenza. Tornano gli interpreti originali della serie, Michael Murphy  e Cynthia Nixon. Camei di Scorsese, Robert Redford, Michale Moore e di "veri" politici come Joe Lieberman e Mario Cuomo.


Sab. 13, 17.30 Massimo1 – Dom. 14, 15.30 Massimo1 – Mar. 16, 11.15 Massimo1


 


THE TOOLBOX MURDERS di Tobe Hooper (Gli omicidi della cassetta degli attrezzi, USA, 2003, 35mm, 95')


"Ogni anno, migliaia di persone arrivano a LA inseguendo i loro sogni. Alcuni li coronano, altri tornano indietro. Altri, semplicemente, scompaiono….". Film profondamente losangelino, in cui un condominio della vecchia Hollywood è teatro di morti orrende, l'ultimo lavoro di Tobe Hooper è anche quello più vicino al suo magnifico Non aprite quella porta.


Dom. 14, 20.00 Massimo1 – Lun. 15, 11.00 Massimo1 – Mar. 16, 18.30 Empire


 


WHEN WILL I BE LOVED di James Toback (Quando troverò l'amore, USA, 2004, 35mm, 81')


Soldi e sesso, uno spaccone, un anziano miliardario italiano (che qualcuno ha paragonato  Berlusconi), una dark lady d'avorio, Karen Allen, un tocco di Norman Mailer, molto Bach e Mike Tyson. Dopo l'autobiografico Harvard Man, un film che sembra riunire, nella luce cristallina di una Downtown bellissima, tutte le ossessioni del regista newyorkese.


Mer. 17, 18.00 Empire – Gio. 18, 18.00 Massimo1 -Sab. 20, 14.00 Massimo1