"Tre uomini e una pecora", di Stephan Elliott

A Few Best MenAmore a prima vista. David e Mia s'incontrano su un'esotica spiaggia del Pacifico e alla fine della vacanza sono già pronti a convolare a nozze. Una follia? Così la pensano gli amici di lui, tre sgangherati londinesi, ognuno con le proprie pazzie: l'ipocondriaco Graham, che ha la brillante idea di presentarsi al ricevimento con un paio di nuovi baffetti alla Hitler; Luke, che tartassa la sua ex di telefonate, piangendosi addosso dalla mattina alla sera; Tom, fratello maggiore adottivo dello sposo, semplicemente matto da legare, una mina vagante che in fondo è semplicemente spaventato di perdere il suo migliore amico, pronto a trasferirsi in Australia per amore. Dello stesso parere il padre di lei, un senatore conservatore che trasforma il ricevimento per le nozze della figlia in una riunione di gabinetto. Facile immaginare come l'incontro tra questi mondi lontani mille miglia tra di loro, non solo geograficamente, possa creare una miscela scoppiettante tanto quanto la coca che mamma Olivia Newton-John sniffa, scrollandosi di dosso, senza qualsiasi ombra di dubbio, quell'immagine da ragazza perbene che, per colpa (o per merito) di Sandy ancora tutti le attribuiscono.

L'eccesso è caratteristica fondamentale di un certo cinema australiano. Basti pensare a Baz Luhrmann, da Ballroom ad Australia. Oppure, semplicemente, a Priscilla – La regina del deserto, probabilmente l'opera più famosa di Elliot. E questo film sembra confermarlo. Tuttavia, si tratta di un eccesso ben diverso rispetto alla precedente opera del regista, di cui se ne trova ancora qualche traccia. In Priscilla, Elliott puntava tutto sulla saturazione dell'inquadratura: grandiosi paesaggi, tipici dell'Australia più naturale e selvaggia, in cui i personaggi si inserivano, riempiendo di sè l'immagine con colori sgargianti e lustrini. Qui l'eccesso si trasferisce su un altro livello: la dinamica tra i personaggi. Il corpo dei protagonisti è ancora fondamentale, come dimostrano molte delle scene più divertenti del film – su tutte quelle che coinvolgono Graham e la pecora di alleniana memoria in rossetto e reggiseno – giocando spesso sugli elementi più triviali e scatologi. Ma sin dall'inizio la fisicità si fonde alla parola in maniera inscindibile, grazie ai brillanti dialoghi di Dean Craig e alla recitazione del cast, in stato di grazia, in particolare i quattro amici protagonisti. Un botta e risposta in cui ogni battuta sembra rilanciare in scorrettezza e umorismo.

Proprio questa dinamica tra gli amici si pone come elemento centrale del film, un vero bromance che infonde vitalità ed energia a ogni sequenza, facendo emergere il nucleo emozionale della pellicola. Facile sarebbe il confronto con Una notte da leoni, film che probabilmente più di ogni altro ha segnato questo sottogenere della commedia negli ultimi anni. A Few Best Men è ben diverso, meno "scorretto" e decisamente più "british" (in fondo, l'Australia era un ex colonia penale dell'Impero, come non manca di far notare malignamente uno dei best men), ma alla fine, proprio come per i cugini americani, quello che emerge è la solidarietà maschile, la fratellanza tra gli amici, nel bene e nel male, più forte di qualsiasi promessa nuziale, suggellata nel finale da una magnifica immagine in cui tutti e quattro guardano allo sterminato orizzonte al tramonto. I matrimoni possono finire facilmente, ma le amicizie restano. Fino all'ultima risata.  

Titolo originale: A Few Best Men
Regia: Stephan Elliott
Interpreti: Xavier Samuel, Olivia Newton-John, Kris Marshall, Kevin Bishop, Tim Draxl, Rebel Wilson, Laura Brent, Jonathan Biggins, Elizabeth Debicki, Steve Le Marquand
Origine: Australia 2011
Distribuzione: Lucky Red
Durata: 97'