TS+FF 2016. Margarete Tiesel protagonista di Attack of the Lederhosen Zombies

Il film che apre la sezione horror del Trieste Science+Fiction Festival 2016 – e che non poteva non cominciare a mezzanotte – è l’austriaco Attack of the Lederhosen Zombies di Dominik Hartl, in anteprima italiana e in concorso per il Méliès d’Argent, presentato in anteprima mondiale all’ultima edizione del FrightFest di Londra. Ora, di zombie ne abbiamo visti di tutti i tipi e in tutte le salse, ma forse ci troviamo di fronte ad una novità assoluta: questi sono austriaci e indossano pantaloni di pelle di cervo!

Steve, la fidanzata Branka ed il loro amico Josh, snowboarder professionisti, restano bloccati nella stazione sciistica che avevano raggiunto per un set fotografico. I tre ragazzi cercano rifugio in una taverna, locale in cui alcuni festaioli ubriachi stanno festeggiando la notte più lunga dell’anno. La situazione degenera quando un non meglio identificato liquido per creare neve artificiale scatena un’epidemia che tramuta le persone e anche la fauna in zombie.

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attack-3Si ride di gusto guardando questa commedia horror, un divertissment senza pretese confezionato con il solo intento di divertire ed intrattenere. Un investitore russo interessato ad un metodo rivoluzionario (?) di produrre neve artificiale viaggia su una motoslitta su un bianco pendio e si imbatte in un cervo. Ad accompagnarlo, una colonna sonora che riprende in tutto e per tutto il Morricone de La Cosa di Carpenter (1982). L’inizio può trarre in inganno, sarà un horror da far accapponare la pelle? Ma subito la buffa espressione del cervo “contaminato” che divora ingordamente un braccio umano squarcia il velo: qui ci si diverte e pure di brutto. Spericolate acrobazie su snowboard e romantici valzer tra corpi putrefatti – spassosissima la pirotecnica sequenza di budella, arti e teste mozzate volanti al suon di An der schönen blauen Donau (Sul bel Danubio blu) di Johann Strauss figlio – fiumi di grappa e birra, mitragliatori e falciatrici meccaniche a produrre sufficienti dosi di splatter. A quanto pare, però, gli zombie austriaci hanno un’altra peculiarità: si imbambolano e diventano innocui se ascoltano musica. Ed è soprattutto questa trovata originale a garantire il divertimento.

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Ad interpretare la taverniera Rita – manco a dirlo, il personaggio più spassoso – niente meno che Margarete Tiesel.

Come hai conosciuto il regista Dominik Hartl?

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Ero rimasta particolarmente colpita da un suo cortometraggio, Spitzendeckchen (2012), ma in realtà non ci conoscevamo di persona. Mi ha contattato per propormi questo ruolo e io ho subito accettato. Non sono così famosa da potermi permettere di scegliere i registi”, spiega sorridendo.

Come sei finita a recitare in un film horror, chi o cosa ti ha convinto?
In tutta sincerità, in passato, non avevo mai avuto una particolare dimestichezza con questo genere, figuriamoci con uno zombie movie. Decisiva è stata la bellissima atmosfera che si respirava sul set. Si è instaurato un clima di grande rispetto reciproco e di cooperazione, ciascuno dava il proprio contributo ai vari aspetti della realizzazione scenica. Da questo punto di vista, è un film corale. Mi è stata concessa la possibilità di collaborare allo script e questo è stato importante”.

Il personaggio di Rita rappresenta, se vogliamo, una summa degli stereotipi della donna austriaca.
Ma sì, ci siamo presi in giro da soli. Così come me, anche Rita non aveva mai recitato in uno zombie movie. È stato tutto molto naïf. In fondo, è come se non avessi recitato. Sono stata semplicemente Margerete Tiesel”.

Hai partecipato a due edizioni del Festival di Cannes (2012 e 2014) e hai recitato con registi come Ulrich Seidl e Peter Kern. In particolare, nel controverso Paradise: Liebe di Seidl, hai interpretato un ruolo molto scomodo, quello di una sugar mama turista per sesso in Kenya. Un ruolo in cui ti sei messa a nudo, in tutti i sensi. E ora sei alle prese con una taverniera di montagna che riduce in macinato misto (cit.) degli zombie. Si può dire che ti piacciono le sfide?
Decisamente sì. I ruoli tradizionali non fanno per me. Se sul set mi annoio sono guai”.

Che ricordi hai di Le Meraviglie, il film girato, in parte anche in Italia, per la regia di Alice Rohrwacher?
Un’esperienza che ho subito accettato con entusiasmo. Fui contattata dal suo agente e il giorno stesso ero nel cast. Detto e fatto

Prossimi progetti? Non dirmi un altro horror
Ebbene sì, un altro horror. Abbiamo girato in Canada e ho una piccola parte”.

E a questo punto si sorride di gusto, ma il motivo è top-secret. Vero, Margarete?

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