UN RE ALLO SBANDO. Incontro con Jessica Woodworth

Arriva nelle sale italiane il 9 febbraio Un re allo sbando (titolo originale King of the belgians) presentato alla 73° Mostra del Cinema di Venezia, nella sezione Orizzonti. La storia è quella del Re del Belgio Nicolas III, apatico e non contento della sua vita, che per ridare splendore all’immagine della famiglia reale, si trova costretto a partecipare ad un documentario sulla sua vita. Per girare il documentario, che seguirà il Re e i suoi dipendenti in un viaggio a Istanbul, viene ingaggiato il regista inglese Duncan Lloyd. Una serie di eventi inaspettati, cambia i programmi del gruppo.

I primi tre film di Peter Brosens e Jessica Woodworth, Khadak, Altipiano e La quinta stagione sono dei film drammatici, ma il viaggio di Re Nicolas III viene raccontato con toni appartenenti alla commedia. Stamane a Roma la regista ci ha parlato del suo concetto di commedia: “Per me, ha commentato Woodworth, “la commedia e la tragedia viaggiano di pari passo. La vera chiave per una commedia è la tragedia. Devi far ridere e far piangere la gente allo stesso tempo. Ma ciò che più era importante per il nostro film era la credibilità. Abbiamo scelto la linea del falso documentario perché ci offriva moltissime possibilità, perché nel raccontare secondo me è la realtà stessa a offrire tantissimi spunti, anche comici. Occorre sempre cercare un equilibrio e non cadere mai in macchiette o stereotipi. Io parlo sempre di disciplina. Non bisogna esagerare l’assurdo perché l’assurdo è già intrinseco nella realtà. Per questo siamo rimasti molto aperti alla realtà, abbiamo girato cronologicamente in 20 giorni, e quasi tutti i personaggi che incontra il Re nel suo viaggio sono attori non professionisti“.

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Ascolta UN RE ALLO SBANDO – Intervista alla regista Jessica Woodworth” su Spreaker.

Anche con gli attori professionisti i due registi hanno deciso di compiere un lavoro improntato sul reale e non sul seguire da subito un plot. “Non abbiamo dato i dialoghi agli attori fino a pochissimi giorni prima delle riprese. Io sono sempre vicinissima agli attori e per me è importantissima una cosa: solo alla fine c’è la parola, all’inizio c’è solo il personaggio e i miei attori devono farsi riempire dal personaggio. In fondo è così anche nella realtà: la parola è sempre l’ultima, prima ci sono gli sguardi, i volti, i movimenti. All’inizio hanno sempre un po’ paura ma apprezzano molto questa disciplina. Hanno paura perché si sentono nudi ma recitare è proprio questo, essere nudi nell’animo”.

Per la Woodworth il risultato del film è stato inaspettato, anche perché fin dall’inizio non sapevano di avere a che fare con una commedia: “La chiave iniziale per noi era di rimanere vicini al Re, che durante i suo 4-5 giorni di viaggio cambia ma in modo naturale. Troppi cambiamenti interiori non erano credibili. È pur sempre un re, solo che nasce qualcosa di nuovo in lui. E poi volevamo ma anche seguire la prospettiva di Duncan Lloyd. Il nostro film non è nato come una commedia ma con il montaggio, con il lavoro sul sonoro lo è diventato con nostra grande sorpresa. Il genere della commedia è molto delicato perché legato alla sensibilità culturale. Quello che fa ridere i francesi magari  non fa riderei belgi fiamminghi. Quindi siamo stati molto contenti delle risate. E alla fine del film eravamo stupefatti per il risultato, perché un film cambia sempre. Ci sono almeno 200 versioni del tono della voce narrante di Duncan Lloyd!

I due registi hanno già in mente un seguito del film, che dovrebbe chiamarsi Arcipelago. Non sarà girato come viaggio ma sarà ambientato sull’Isola di Tito in Croazia.Qui l’umorismo sarà feroce perché parleremo dell’estrema destra. In un periodo così triste per il nostro paese proprio per la numerosa presenza di estremisti di destra è fondamentale usare l’arma della satira, della commedia. Bisogna comunicare perché non dobbiamo lasciare la paura e l’odio addosso ai giovani. Il nostro non vuole essere un film esplicitamente politico ma tutto è venuto spontaneamente, perchè la realtà che ci circonda è quella. Il nostro Re in fondo può rappresentare questa Europa allo sbando. Perché è un film che parla di monarchia ma non è sulla monarchia. Noi infatti abbiamo fatto pochissime ricerche, giusto quelle sul protocollo reale, per avere credibilità. Io non sono assolutamente contro la monarchia che è un modo di unire il nostro paese, già diviso dalla lingua ad esempio”.

Il film è uscito in Belgio il 30 novembre 2016 e l’Italia è il primo paese di distribuzione all’estero. È distribuito da Officine Ubu.