VENEZIA 62 – "Viva Zapatero!", di Sabrina Guzzanti (Evento speciale Anac)

Sabina Guzzanti sbarca a sorpresa alla laguna con un graffiante documentario satirico. Un pamphlet sulle assurde distorsioni del nostro paese. Ottanta minuti incandescenti in cui si consuma la vendetta per la cancellazione del suo programma: RaiOt.

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Dopo il Takeshi's di Kitano il secondo film a sorpresa della mostra è il Viva Zapatero! della Guzzanti. Due comici, o meglio due clown, che riflettono sulla loro rapporto con la  televisione. Peccato che la camaleontica Guzzanti ne debba, per ragioni di forza maggiore, parlar male. Anzi malissimo. Il suo documentario parte proprio dalla censura inflittagli dalla Rai per il programma RaiOt. Un'unica puntata andata in onda sulla terza rete amica  e poi lo stop dai piani alti di viale Mazzini.


L'indomita ragazza non ci sta, vuole delle spiegazioni, chi e perché l'ha fermata. Eccola allora chiamare a raccolta i martiri del famoso editto di Sofia del presidente del consiglio, soprattutto quelli silurati: Biagi, Santoro, Luttazzi, e attaccare con irriverente e grottesca faccia tosta i nostri melliflui politici. Aspettarli fuori dai palazzi del potere e tempestarli di domande sulla censura, sulla sua censura. La personalissima indagine su una democrazia al di sopra di ogni sospetto parte dalle carte bollate, e arriva pian piano a tastare con intelligenti spunti giornalistici il mondo della satira televisiva europea. Un confronto disarmante che lascia senza parole: le accuse di volgarità piovute su RaiOt diventerebbero una fucilazione di piazza se andasse in onda da noi il cattivissimo programma televisivo francese Le Grand Guignol.


Tra qualche debole stoccatina al centro sinistra per l'irrisolto conflitto d'interessi, interviste a direttori di giornale caduti in disgrazia, e le schegge delle sue imitazioni del cavaliere che dialoga con un improbabile Tony Blair, il documentario tira dritto nel suo ritratto dissacrante dell'Italia di oggi. Quando la vendetta della Guzzanti sembra quasi compiuta, arriva un finale decisamente troppo retorico, la folla radunata fuori dall'Auditorium di Roma in attesa della versione teatrale di RaiOt. La voce fuori campo della Guzzanti si carica di enfasi populista, da chiamata alle armi bolscevica, forse un po' troppo anche per chi si è sentita privata della propria libertà creativa.

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