VENEZIA 66 – "Le emozioni prima del messaggio". Incontro con John Lasseter

Finalmente è il giorno della Pixar, quello della consegna del Leone d’oro alla carriera a Lasseter e compagni. E’ la prima volta che il riconoscimento viene attribuito non a un singolo regista, ma a un intero Studio. Il resoconto della conferenza stampa

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John LasseterE finalmente è il giorno della Pixar, quello della consegna del Leone d’oro alla carriera a John Lasseter e compagni. E’ la prima volta che il riconoscimento viene attribuito non a un singolo regista, ma a un intero Studio, a un team di creativi che, come ha sottolineato il direttore del Festival Marco Müller, ha modificato le frontiere del cinema, non solo quello di animazione. All’incontro con i giornalisti, dopo la proiezione in anteprima italiana dell’ultimo Up, hanno preso parte John Lasseter, Andrew Stanton, Brad Bird, Pete Docter e Lee Unkrich, regista di Toy Story 3, di cui verrà mostrato un estratto durante la premiazione.
 
I vostri straordinari film sono sempre più complessi di come appaiono a prima vista. Si possono rintracciare elementi di riflessione politica e sociale. Quanto ritenete siano importanti questi temi politici nel vostro lavoro?
J. L. – Noi vogliamo fare film innanzitutto per noi stessi, cerchiamo di realizzare ciò che ci piacerebbe vedere. Credo che la filosofia di ogni film Pixar sia trovare il giusto equilibrio tra storia e personaggi, in modo da arrivare ad emozionare il pubblico. Le emozioni, prima ancora che il messaggio, sono il nostro obiettivo. Quando lei parla di politica, si riferisce al tema, che varia da film a film.
A. S. – Naturalmente sono d’accordo. Ciascun’opera d’arte punta a trovare, toccare una verità. Questa, naturalmente, varia a seconda dell’argomento e può riguardare anche temi politici e sociali.
B. B. – Per quanto mi riguarda, i film che mi piacciono di più sono quelli che non invecchiano e che, ad ogni visione, si arricchiscono di un senso ulteriore, facendoti scoprire sfumature e significati che in precedenza non avevi colto. In genere si ritiene che noi della Pixar facciamo film per un pubblico di bambini e ragazzi. In parte è vero, in quanto i ragazzi sono molto più intelligenti di quanto si crede. Ma la verità è che puntiamo a fare dei film stratificati, adatti a più letture.
 
Sin da Toy Story voi non vi siete mai tirati indietro di fronte alla moda dilagante dei sequel. Ora, a parte Toy Story 3, è stata annunciato un seguito di Cars. Come mai questa passione per i sequel?
J. L. – Siamo orgogliosi del fatto che tutti i nostri film siano dei lungometraggi nati da sceneggiature originali. Ed è proprio per questo che ci piacciono i sequel. Quando si fa un film, occorre tenere ben presenti tre punti fondamentali: una storia interessante, che appassioni, una serie di personaggi attraenti, ben costruiti, siano essi buoni o cattivi, e infine un mondo credibile in cui far muovere i personaggi e sviluppare la storia. Facile a dirsi, molto meno a farsi. Perciò ogni progetto richiede anni di lavoro. E alla fine, quando un film è completo, i personaggi entrano a far parte della nostra famiglia, al punto da interessarci ai loro destini. E’ naturale dunque, che amiamo i sequel. E i nostri modelli sono proprio quei film ‘seriali’, in cui i nuovi episodi si sono dimostrati migliori dei precedenti. E’ raro, ma ci sono due esempi straordinari: Il padrino – Parte II e L’impero colpisce ancora.  
 
Mr. Lasseter, lei senz’altro ricorderà il momento in cui George Lucas vendette la Pixar. Come si sentì all’epoca? E cosa prova adesso a ricevere il Leone d’oro alla carriera proprio da George Lucas?
E’ un onore che questo Leone d’oro ci venga consegnato da George Lucas. Lui è così orgoglioso del nostro lavoro. E’ e rimane un esempio fondamentale per tutti noi, uno dei più grandi visionari di tutti i tempi. Nel 1979, quando per primo propose di sviluppare le tecnologie per un cinema in digitale, sembrava un folle. Ma proprio allora è cominciata una rivoluzione tecnologica senza precedenti per il cinema. E, dal 1986, il suo lavoro è stato portato da Steve Jobs, un altro grande visionario della storia. Nella vita si fanno delle scelte. Resta il fatto che senza Lucas noi non esisteremmo
 
Lei, per la Disney, sta anche seguendo i lavori di The Princess and the Frog, che segna un ritorno all’animazione tradizionale. Come mai questa scelta e cosa ne pensa di altre tecniche di animazione, tipo la motion capture utilizzata da Zemeckis, che tornerà a breve con A Christmas carol?
Tutte le tecniche di animazione ci piacciono. Quella utilizzata ad esempio per Coraline, i film di Tim Burton, la motion picture, l’animazione tradizionale di Miyazaki, che è un esempio altissimo di arte, un vero e proprio tour de force. Alla fine è la scelta dell’argomento, il tema, l’ambientazione a influire sulle scelte tecniche. Queste sono una conseguenza, non un presupposto. Ciò che ci interessa e amiamo è sempre la storia, mentre le tecniche devono adattarsi ai soggetti. La Pixar lavora con l’animazione digitale e continuerà a farlo. Ma ciò non significa che non possiamo amare altri tipi d’animazione.  
 
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