VENEZIA 68 – "Ho sempre amato il cinema". Incontro con Madonna e il cast del suo "W.E."

Scortata dal cast al completo, Madonna (alla sua seconda regia) si offre alle domande della stampa, dopo aver ricevuto la scontata ovazione. Presenti anche Abbie Cornish, James D’Arcy, Andrea Riseborough, Natalie Dormer e Oscar Isaac. Come prevedibile però è la regina del pop, al secolo Veronica Ciccone, ad essere la vera protagonista della conferenza.

Cosa l’ha attratta di più della storia di Wallis (Simpson) e Edoardo VIII?
Mi sono ritrovata completamente coinvolta nel cercare di capire i motivi per cui re Edoardo ha abdicato e rinunciato ad una posizione di potere simile per amore.

Il re ha abdicato per amore; lei rinuncerebbe mai al suo trono del pop per amore?
Spero di avere sia l’amore che il successo.
Come hai diretto questo film,  qual è stato il processo creativo?
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Scrivere la sceneggiatura ha richiesto numerose ricerche, tanto tempo, ho lavorato alla scrittura con Alex (Keshishian) per ben tre anni. Poi ho scelto il cast, fantastico; infine un team di produzione eccezionale e anche qui sono stata fortunata. Sembra facile ma non lo è stato.
Può spiegarci le tue scelte stilistiche?
Volevo creare punti di contatto fra due epoche differenti, quella di re Edoardo, rinchiuso in un mondo di lusso, bellezza e decadenza, con quella ambientata nell’epoca moderna, questo anche ambiente di decadenza, bellezza e glamour, fatto di gente che respira aria rarefatta, che non ha idea di cosa sia la vita reale. E sottolineare come, nonostante la facciata, il glamour non garantisce la felicità.
Tutti sanno che lei ha un fondamento spirituale molto forte, ha avuto un anno fantastico e di sfida, come è riuscita, medita di più? Il suo modo di essere come ha influenzato il cast?
Non ho cambiato abitudini, ma quando si fa un film bisogna avere una forza d’animo e mentale incredibile. Era un progetto difficile, ma sono arrivata preparata. Per fare un film bisogna credere nell’argomento, bisogna essere preparati, come un capitano di una nave, riuscire a far fronte ad ogni situazione.

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Lei è da sempre attratta dal mondo del cinema, è stata sposata con due registi (Sean Penn e Guy Ritchie), questo quanto ha influenzato il rapporto col cinema e se ha rubato loro qualcosa? Inoltre,il  perché della scelta di creare una storia parallela?
Ho sempre amato il cinema, sono una fan da sempre, da bambina sono stata ispirata dai film, in mente sempre l’idea di farne uno mio. Mi vedo come una persona che racconta storie, non c’è un enorme passaggio di livello fra scrivere canzoni e scrivere film. Sono sempre stata attratta da persone creative, ecco perché i matrimoni con Sean e Guy, due persone di grande talento che mi hanno incoraggiatae mi hanno sempre dato il loro sostegno.
Mi sono interessata al romanzo epico di Wallis e Edoardo, allo stesso tempo di parlare di verità assoluto e soggettiva non mi interessava, è importante capire che questo è il mio punto di vista dopo anni di ricerca, il film dà e ha un punto di vista e per questo ho creato la storia contemporanea. Perché così viene raccontata con gli occhi della Wallie contemporanea. Poi, come ogni storia, a seconda del bagaglio di esperienza per ciascuno ha un significato diverso

Vede questo film come una riabilitazione di Wallis Simpson, soprattutto dopo gli ultimi film tipo Il discorso del re? E si identifica con lei?
Quando una persona diventa celebrità, molto spesso viene ridotta ad un semplice suono a cui vengono dati degli attributi e non altro, le si sminuisce. Penso che Wallis non sia stata capita, ha cambiata la storia dell’Inghilterra e del mondo a modo suo, spesso le persone affrontano le circostanze insolite con la paura e credo che si sminuisca il personaggio di Wallis perché non si capisce la scelta del re. Io ho cercato di ritrarla come un essere umano comune.
In un certo qual modo lei si sente come Wallis? Americana in Inghilterra, condivide le impressioni di Wallis?
Siccuramente ci sono alcuni aspetti che mi hanno attratta inconsciamente, mi sono sentita un outsider quando sono arrivata, ora non più. Quando ci si sposta è così, ora mi sento molto meglio e penso che la mia nuova condizione mi abbia dato un grande sostegno come per questo film.

Quando ha realizzato il film, Il discorso del re era già un fenomeno cinematografico e, di fatto, racconta una piccola parte della stessa storia. Lo ha visto come un fastidio o un opportunità?
Mi sono innervosita prima di vederlo, chi mai si interesserà al mio film dopo questo, ho pensato. Poi ho visto che era completamente diverso. Ho visto il successo di quel film come una base per il mio film. Ho incontrato Tom Hooper ad un party l’ho ingraziato; perché gli spettatori, al momento della visione del mio film, avranno un punto di riferimento, riconosceranno i personaggi, Il discorso del re ha fornito al pubblico un preciso quadro storico.

Ha mai pensato di creare nuova musica, di occuparsi della colonna sonora del film?
Non ho avuto il tempo, certo avrei fatto anche gli spartiti se avessi avuto tempo, volevo però concentrarmi nella regia e ho lasciato il compito ad altri.
Domanda per gli attori: abbiamo spesso visto madonna di fronte alla cinepresa, ora è dietro, come si comporta fisicamente come regista sul set?
Oscar Isaac
: è molto fisica, spesso voleva strozzarmi! Molto chiara, molto diretta, aperta alla discussone, anche con ferocia se c’è la necessità. Molto produttiva, entusiasmante.
Abbie Cornish: penso che sia una storia costruita così bene che questa ricchezza ha permesso che lei si ritirasse un po’ e permettesse al film di prendere vita. Lei è una regista molto preparata, conosce tutte le inquadrature, è stato interessante vedere quanto fosse attenta ad ogni singolo dettaglio, persino sul vestiario delle comparse. Fantastica.
Andrea Riseborough: parliamo di com’è una regista. Difficile quantificare certi argomenti, qual è il livello, tutta la troupe sa quello che è successo, è stato incredibile. Personalmente credo sia stata un’esperienza commovente, difficile,fantastica, a tutti i livelli, troppo in tutti i sensi. Con grande chiarezza e purezza Madonna ha prodotto un opera d’arte bellissima, difficile quantificare anche le ferite che ha lasciato dentro quest’esperienza emotivamente.
James D’Arby: mai incontrato un regista così preparato, inesauribile, entusiasta dell’argomento. Esperienza genuina e fantastica, quest’industria è dominata dagli uomini, far parte di uno sforzo creativo con una donna è stato importante.
Natalie Dormer: Sottoscrivo tutto, si notava giorno dopo giorno. Ha spinto per uscire dalla propria zona di comodità ed entrare in quelle di vulnerabilità, Madonna si assume questo onere, ha spinto i confini oltre per andare oltre con tutti noi.