VENEZIA 68 – "La Terre Outragée", di Michale Boganim (Settimana della critica)

Quello di Michale Boganim, inserito nella Settimana Internazionale della Critica, è un film che riapre una triste pagina della storia contemporanea, Chernobyl. La storia, che segue tante vicende in parallelo, ha come sfondo Pripyat, un paesino non lontano da Chernobyl, in cui fino al 1986 (anno della tragedia), tutto scorreva tranquillo, nella sua vivacità di paese attivo. Gli attori danno spessore ai personaggi, grazie all'intensità con cui affrontano il proprio ruolo, interpretando una storia non lontana dalla loro personale. Il personaggio della guida turistica, ad esempio (per ammissione della stessa regista nell'intervista che ha seguito la proiezione del film) esiste realmente, pur essendo alquanto macabro, il pensare di fare una "gita" nella "zona" del disastro. Storie vere che poi diventano finzione, storie di fantasia che si avvicinano molto alla realtà, è questo il mix che rende interessante il film. Ciò che oltre a commuovere porta a riflettere, è il racconto della vita spezzata di gente comune, che di colpo si vede portar via tutto, casa, famiglia, e la semplice normalità quotidiana, non lasciano sicuramente indifferenti.

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Il personaggio di Anya, per esempio, nel momento della tragedia, festeggia il suo matrimonio, mentre un altro ragazzo, con il padre piantano un melo in giardino… poi la tragedia e tutto cambia. Alquanto visibile attraverso il film, il passato da documentarista della regista, che riesce a connubiare un tema forte, ad un buon metodo narrativo. Ma "La Terra Oltraggiata", cela dietro Chernobyl, un tema molto più vasto, ossia quello di chi è costretto ad abbandonare la sua vita, la sua casa e le sue abitudini, oltre il suo voler, subendo un forte trauma. Si può pensare di ricominciare, ma nulla potrà mai essere come prima.
La parola Chernobyl, significa " Erba dell'Oblio", e Michale Boganim, fotografa alla perfezione l'oblio dei suoi personaggi, persi, smarriti e orfani della loro vita.