VENEZIA 70 – Incontro con Gianni Amelio e Antonio Albanese per L'Intrepido

gianni amelioDopo la proiezione del film L'Intrepido, il regista Gianni Amelio, alla presenza degli interpreti: Antonio Albanese, Livia Rossi e Gabriele Rendina, incontra la stampa.

 

Si dice che il finale del film sia stato troppo consolatorio. Cosa ne pensa?

Gianni Amelio: Abbiamo bisogno tutti ti assistere a qualcosa che non lasci l’amaro in bocca, di un film che faccia sognare dopo il confronto con la realtà. Anche quando ho fatto film più drammatici, ho cercato di far intravedere uno spiraglio di luce nelle ultime inquadrature. E qui la luce invade completamente la scena.

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Lo spirito del film da molti non è stato capito. È sintomo della crescente aridità e perdita di speranza da parte di questo paese?

Gianni Amelio: spettatore ha la liberta di cogliere ciò che sente. Spesso gli spettatori sorprendono chi ha creato il film, e per me è stata una sorpresa anche sentire che la figura di Antonio Pane sia stata paragonata a quella di Charlot o ai personaggi di Zavattini. In entrambi i casi si tratta di personaggi che superano le situazioni malsane con l’umiltà e la semplicità che li contraddistingue.

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Il protagonista può essere considerato un personaggio charlottiano. Ma il mondo cattivo e freddo che lo circonda è molto diverso. Cosa ne pensa?

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Gianni Amelio: Nelle ultime inquadrature dei suoi film, Charlot si allontana di spalle, solo, e non si sa qual è l’orizzonte verso il quale si rivolge. Il resto del mondo è fatto delle persone contro cui combatte con l’arma della dignità, della fiducia e dei valori. Si tratta di concetti fuorimoda ormai, così com’è fuori moda questo film. Antonio preferisce allontanarsi dai compromessi, preferisce la morte quotidiana della miniera piuttosto che piegarsi ad un mondo sporco e corrotto. Ricorda Charlot nella sua volontà di essere aperto alla bellezza e alla bontà. Dal film Colpire al cuore sono passati trent’anni, e se lì c’era un ragazzo gelido, qui nella stessa città c’è un uomo solo che vuole compiere un miracolo. Miracolo a Milano di Zavattini è stato citato a questo proposito, e per me è un onore poterlo ricordare.
 

Come ha affrontato questo personaggio?

Antonio Albanese:
Ho condiviso le intenzioni di Gianni immediatamente. Si tratta di un personaggio con grande dignità, che lavora con le mani, così come ho fatto io in gioventù per potermi mantenere agli studi. Mi ha sempre interessato raccontare il nostro tempo in questo modo, con dolcezza anche nei momenti più cupi, senza tagliarlo con l’accetta.
 

Il film fa riferimento alla cronaca, alla situazione incerta dei giovani. Da cosa ha tratto spunto?

Gianni Amelio:
L’intrepido mostra la realtà in cui siamo immersi senza la pretesa di avere uno spirito documentaristico, perché per quello bastano i programmi di cronaca. Si tratta dell’esperienza delle persone che conisco, dei giovani. Non volevamo appiattirci su un film di denuncia, ma con ironia e sarcasmo, abbiamo scelto un uomo come tanti, Antonio Pane, che diventa un eroe del quotidiano nelle sue scelte e nella forza che ogni giorno lo spinge a uscire di casa e ricominciare.