VENEZIA 71 – Il dubbio

il giovane favoloso, di mario martone
C'è forse la sensazione che questa edizione avesse bisogno di uno o due nomi forti. È un ragionevole dubbio che potrà essere chiarito soltanto dalla qualità delle opere che vedremo e dai percorsi intertestuali, dagli stimoli estetici e tematici che la programmazione saprà suscitare nei nostri occhi e nei nostri cuori

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BANDO BORSE DI STUDIO IN CRITICA, SCENEGGIATURA, FILMMAKING

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il giovane favoloso, di mario martoneE venne così il momento del fatidico programma veneziano. Questi giorni di metà estate trascorsi tra anticipazioni, smentite, blogger impazziti e riviste internazionali, pronte a tutto pur di indovinare quali film sarebbero stati presentati in anteprima e in quali festival, alla fine hanno portato anche a conoscere ufficialmente il programma della 71esima edizione del Festival di Venezia. Giunti al terzo anno Barbera & co., nel pieno di una crisi economica, istituzionale e culturale senza precedenti nel nostro paese e ancor più specificatamente nel mondo del cinema e dei festival, sembrano aver voluto rafforzare il loro percorso coerente, rigoroso, ma anche faticoso e qua e là un po' scontato, già intrapreso nelle precedenti edizioni. Negli ultimi due anni non molti film memorabili sono passati al Lido, anche se non è mancata una qualità media interessante e indiscutibilmente teorica. Più di testa che di pancia, per intenderci. Sulla carta la programmazione di quest'anno si fa notare per importanti e molto attesi ritorni in Fuori Concorso: il Peter Bogdanovich di She's Funny that Way con Owen Wilson e Jennifer Anniston ("un film ispirato a Lubitsch, un evento" ha dichiarato Barbera), Amos Gitai, Barry Levinson, il grande Joe Dante con Burying the Ex, il solito James Franco e il già annunciato film di chiusura The Golden Era di Ann Hui. Un'occhio maggiormente rivolto a una mescolanza tra nomi giovani e registi esperti è invece riscontrabile nel Concorso, dove molto attesi sono i tre film italiani di Mario Martone, Saverio Costanzo e Francesco Munzi, i primi due già selezionati in passato nella competizione ufficiale. Non manca all'appello l'ultima opera dello svedese Roy Andersson, lungamente atteso da molti cinefili. Ci sono l'americano di origina iraniana Ramin Bahrani, un pupillo dei nuovi selezionatori già inserito in Concorso due anni fa con At any price, l'attesissimo (e annunciatissimo) Pasolini di Abel Ferrara e David Gordon Green, che in Manglehorn dirige Al Pacino e Holly Hunter. Curiosità desta il ritorno di Andrew Niccol ed Ethan Hawke in Good Kill, una collaborazione che replica quella del cult Gattaca a 15 anni di distanza, mentre la scelta documentaristica che lo scorso anno propose Sacro Gra e The Unknown Known si rinnova con The Look of Silence di Joshua Oppenheimer (The Act of Killing).

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Come ogni anno aspettiamo la qualità dei film prima di giudicare. A Barbera dovrà riuscire un colpo alla Gravity, classico della fantascienza campione di incassi e di Oscar che lo scorso anno venne presentato in anteprima mondiale a inizio festival. Questo compito è stato affidato al film di un altro messicano: aprirà Alejandro Gonzalez Inarritu, che con Birdman si cimenta con un'opera "diversa da solito, sorprendente a partire dal cast" ha assicurato il direttore. In generale forse manca qualcosa. Cannes e soprattutto Toronto – e ora anche il New York Film – sembrano incapsulare Venezia in uno spazio organizzativo e distributivo sempre più asfissiante e difficile. Cosa avremmo scritto e detto della Venezia di Muller se avesse "bucato" i film di Fincher, Paul Thomas Anderson, Wang Bing, François Ozon, Herzog e Christopher Nolan? Certo alcuni di questi titoli probabilmente ancora non erano pronti ma forte è la sensazione che questa edizione avesse bisogno di uno o due nomi forti, un paio di colpi da assestare per rispondere alla dirompende forza mediatica e autoriale delle altre manifestazioni internazionali. È un ragionevole dubbio che potrà essere chiarito soltanto dalla qualità delle opere che vedremo e dai percorsi intertestuali, dagli stimoli estetici e tematici che la programmazione saprà suscitare nei nostri occhi e nei nostri cuori.

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