#Venezia76 – Adults in the room, incontro con Costa-Gavras e il cast del film

A pochi mesi dalla disfatta alle elezioni del partito Syriza, vinte da Kyriakos Mitsotakis, uno degli eredi diretti dei gruppi responsabili della crisi economica in Grecia, il regista francese d’origine greca Costa-Gavras ha presentato alla stampa lidense l’atteso Adults in the room, film Fuori Concorso a #Venezia76, tratto dall’omonimo libro frutto delle memorie di Yanis Varoufakis, allora ministro delle Finanze del governo di Alexis Tsipras ( interpretati rispettivamente da Christos Loullis e Alexandros Bourdoumis).


Film in cui, come voleva cinquant’anni prima Z – L’orgia del potere, «ogni somiglianza con avvenimenti reali, persone morte o vive non è casuale. È volontaria». In questo caso ancor di più. È la denuncia di una crisi umanitaria, d’una tragedia greca giocata tra le quattro mura del potere. Una tragedia di cui ancora non abbiamo avuto catarsi.
E proprio perché « non si dimentica mai il Paese in cui si è nati, specialmente quando è un Paese come la Grecia», Costa-Gavras torna a far risuonare la sua grecità, con un progetto, che come ci racconta, ha origini lontane e lunga gestazione.
Dalla lettura di un articolo di Varoufakis, fino all’incontro con l’uomo. Le giornate passate insieme, le registrazioni dei discorsi e delle sedute claustrofobiche e surreali dell’Eurogruppo, i racconti dei ricatti metaforici – la famosa ‘cravatta’– e letterali, i balletti del potere, da cui lui, Varoufakis, si è sempre tenuto lontano. L’outsider, lo studioso, il politico, l’oratore tutto d’un pezzo.
Davanti ad una visione così limpida c’è chi si chiede perché, allora, molti governi dell’odierna sinistra tacciono queste politiche keynesiane. Perché davanti all’evidente fallimento dei diktat di austerity si gira la testa dall’altra parte?
Costa-Gavras va dritto al punto: «la sinistra oggi è sprofondata in una crisi profonda. Occorre rivedere le cose al più presto in un’Europa trasformatasi ormai in impero non liberale». Nel mondo degli ‘Adulti’ la libertà è bella certo, ma solo se imbrigliata. Insomma, c’è sempre un compromesso cui dover cedere.

Ecco allora che il regista ci richiama all’attenti, «la gente deve dichiarare da che parte sta, ma senza populismi», altrimenti il pericolo è dietro l’angolo. Se ne sa qualcosa in Grecia. E non solo.

Per un film così emotivamente sentito, da greco emigrato all’epoca dei Colonelli, ha voluto un team formato in gran parte di conterranei e un cast, che oltre ai due brillanti protagonisti si forma di attori dai vari paesi dell’UE, quasi a voler evidenziare la commedia grottesca delle differenze ‘regionali’ europee ed a mettere in risalto la forza di Varoufakis che gli era valsa l’appellativo di “narcisismo mediterraneo” che a quanto pare ci contraddistingue.

Valeria Golino nella parte della compagna del Ministro delle Finanze recita in greco mettendo in campo le sue origini: «ho grande stima per Costa-Gavras. Ho detto sì appena mi ha proposto la sceneggiatura. E’ stata un’occasione per capirci di più davanti a questa tragedia socio politica che pur conoscevo ed avevo vissuto sulla pelle della mia famiglia. Inoltre ho amato lavorare in greco, che è la mia seconda lingua».

La stima è reciproca e il regista non nasconde la sua ammirazione per le sue qualità d’attrice e di sceneggiatrice, alle prese con una donna «vera, che esiste oggi ed esiste molto fortemente». Nel cast anche Francesco Acquaroli (Suburra – la serie, Dogman, Smetto quando voglio ).
Costa-Gavras riceverà stasera, alle 21, in Sala Grande, il Premio Jaeger-LeCoultre Glory to the Filmmaker 2019, dedicato ai registi che più hanno influenzato il cinema contemporaneo. Come lui che da più di cinquant’anni ci mostra le orge dei potenti, gli scandali della chiesa, gli abissi del capitale ed il popolo, come quello pulsante di piazza Syntagma, che «strenuamente resiste».

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