#Venezia76 – Incontro con Enrico Ghezzi, Alessandro Gagliardo e Donatello Fumarola per Gli ultimi giorni dell’umanità

Proiettato oggi ON NE SAURAIT PENSER À RIEN, estratto prodotto dalla criptica Macchina che cattura l’eccedenza che diventerà un film, anche grazie al crowdfunding attivo su https://ecce.dance

Nella cornice del giardino della Villa degli Autori, è stato proiettato oggi ON NE SAURAIT PENSER À RIEN, un estratto prodotto dalla criptica Macchina che cattura l’eccedenza, progetto nato da un’idea di Alessandro Gagliardo e reso oggi ufficiale al Lido.
Nel lungo periodo che va dalla fine degli anni 70 all’inizio dei 2000 il critico cinematografico Enrico Ghezzi riprende in continuazione con la sua videocamera e accumula così 30 anni di materiale audiovisivo.  La mole di immagini è immensa, un magma sconfinato: l’Archivio EGH o per meglio chiamarlo un anarchivio, precisa Ghezzi all’incontro, per ribadire la libertà delle immagini e la loro pura autonomia rispetto a chi le ha prodotte e a chi le fruisce. Infatti non c’è un tema specifico, nulla che costringa la realtà in una cornice narrativa prestabilita. Nel 2019 balena l’idea di fare un film che però non costringa le immagini e quindi che sia anche un archivio, dove non ci sono cose più utili di altre…Per farlo si mette a punto la Macchina che cattura l’eccedenza e cioè “una redazione di persone” spiega Gagliardo “che manovra una serie di postazioni di montaggio“. Per spiegare con più precisione, Gagliardo rimanda alla lettura della pubblicazione che spiega il progetto, dove la Macchina viene descritta così: un dispositivo video elettrico pensato sulla base del funzionamento di uno studio televisivo. Con la differenza che, al posto delle telecamere di un normale studio TV, qui ci sono delle postazioni di montaggio: alla regia, dunque, non arriva un soggetto ripreso dagli operatori, ma l’output del lavorio di editing svolto dai montatori.

L’idea di redazione è fondamentale” continua Gagliardo “perché non volevamo che a operare sulle immagini ci fossero pochi singoli davanti al computer ma una sorta di orchestra, un’unità, una redazione per l’appunto che fa marciare la macchina”. La Macchina prevede infatti 8 postazioni di montaggio, 5 di editing, 2 di audio e 1 di regia nei quali operano Gagliardo stesso, Armando Andria, Maria Héléne Bertino, Roberto Carro, Dario Castelli, Lia Cerere, Andrea Coppola, Gianvito D’Orio, Donatello Fumarola, Manlio Garavaglia, Rosa Maietta, Gabriele Monaco, Olimpia Pierucci, Marco Selvatico e Luca Serafino.
Presentando questa ricca squadra Donatello Fumarola ci tiene a specificare che essa non è costituita solo da cinefili o gente del settore ma anche da persone che vengono da altri campi perché “era importante mantenere una certa verginità dello sguardo, scegliendo in redazione delle persone con sguardi meno strutturati, meno influenzati dal cinema”.

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La questione della verginità dello sguardo è cruciale.
Infatti  un 
approccio che  non sia solo cinematograficamente intenzionato e quindi strutturato in un determinato linguaggio fa si che le immagini siano più libere di parlare per se stesse, producendo per l’appunto l’eccedenza di storie prodotte spontaneamente. Ghezzi è inequivocabile quando usa il punto interrogativo nell’introduzione che presenta il progetto :“Ri-prendere il mio (?) archivio” scrive il critico, perché non possediamo mai quelle immagini pur producendole e “l’archivio si re-mosaicizza automaticamente, il suo motore è una macchina, set che può accogliere e produrre da solo”. In ON NE SAURAIT PENSER À RIEN (affermazione tratta da La moglie dell’aviatore di Rohmer) l’eccedenza si rivela nascondendosi in ogni fotogramma, dallo sguardo della figlia Aura raccolto in uno spiraglio al momento in cui Michael Pitt, sul set di The Dreamers chiede a Ghezzi se può prendere in prestito la sua videocamera e cambiarle filtro, riprendendo in negativo i giovani Louis Garrel ed Eva Green.

Tanti i collaboratori e i sostenitori di questo incredibile progetto. Le immagini ad esempio sono state portate al formato 4k in una sala messa a disposizione dai ragazzi del cinema perugino Postmodernissimo e sul sito https://ecce.dance/ è già aperto il crowdfunding a cui hanno già contribuito varie persone fra cui Mario Martone e Toni Servillo.
Chissà cosa altro ci resta da vedere oltre a questo delizioso assaggio di 5 minuti, perché anche se Gli ultimi giorni dell’umanità, definito una cosa di Enrico Ghezzi e malastradafilm, avrà la durata canonica di un lungometraggio, di materiale ce n’è tantissimo, tanto che per Ghezzi “La pre-fine potrebbe iniziare verso la diciottesima ora.” Perché “l’archivio è sempre un remake del presente”, continua il critico, a cui di certo non si può imporre una fine.

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