#Venezia76 – ZeroZeroZero (Ep. 1 e 2), di Stefano Sollima

L’Aspromonte, New Orleans e Monterrey. I tre vertici del triangolo su cui si concentra il mercato mondiale della cocaina diventano gli scenari dei protagonisti di ZeroZeroZero, la nuova serie Sky Atlantic, tratta dall’omonimo libro inchiesta di Roberto Saviano. Nei primi due episodi, diretti da Stefano Sollima, ci sono introdotti tutti i personaggi e le situazioni che condurranno il pubblico dentro il racket dell’oro bianco. Abbiamo Calabria, dunque, dove alcuni giovani boss cercano di assaltare il potere pluridecennale dell’anziano boss e compiere un vero e proprio colpo di Stato all’interno della ‘ndrina. Poi c’è il Messico,con gli squadroni della morte dell’esercito che cercano di colpire i cartelli nei loro punti deboli, combattendo ogni giorno anche con la corruzione che serpeggia nelle loro stesse fila. E infine la Lousiana di una ricca e un po’ dandy famiglia di broker, scissa tra operazioni legali e commerci illegali e costretta salvaguardare la propria azienda per poter sopravvivere.

Compratori, Fornitori e Intermediari. E’ tutto qui il Sistema raccontato da Saviano e diventato fiction da “spacciare” nelle televisioni internazionali. Con una struttura narrativa e co-produttiva che vede coinvolti paesi e cast multietnici, in un racconto più globale che corale (le star di Hollywood Dane DeHaan e Andrea Riseborough che duettano in italiano con giovani attori calabresi o con divi messicani), si espande la storia in una macro-dimensione che si conferma l’unico passo necessario dopo il successo mondiale di Gomorra. Se la serie con Marco D’Amore, pur parlando di eventi universali e affascinanti, è sempre ancorata alla sua fiera dimensione locale (e il rap partenopeo che ne compone la colonna sonora ne è la testimonianza più evidente) ZeroZeroZero ha l’ambizione di avvolgere il mondo. Alternandosi tra tre paesi ma soprattutto tra tre registri narrativi ed estetici la serie cerca di mettere insieme la diversità di qualcosa che coinvolge tutto.

Stefano Sollima con la sua fame spasmodica di intrattenimento, è la persona giusta per introdurci dentro questo universo. Certo, i salti dall’arcaismo medioevale delle cosche calabresi al glamour della borghesia criminale americana sono vertiginosi e non sempre riusciti ma guardare come il regista romano sappia, con un budget che immaginiamo di certo importante ma non ai livelli della produzione di Soldado, inventarsi dal nulla sequenze d’azione spiazzanti come quelle ambientate in Messico, ci fa capire come questa sia, comunque, la strada giusta. E’ proprio la storyline del sergente Vampiro, devoto evangelico e ambiguo cacciatore di narcos, a essere il cuore di questi primi due episodi e a convincerci che il difficile lavoro di piegare un’inchiesta, per quanto avvincente, nei meccanismi narrativi di un prodotto dai potenziali infiniti sequel, sia stato il migliore possibile. Infatti, se nelle parti italiane e americane il confronto con gli evidenti riferimenti narrativi è, per questo inizio, accomodato su una derivazione facile, le sequenze messicane prendono a piene mani da José Padilha, Taylor Sheridan e Don Winslow senza eccedere nel didascalico ma inserendosi rispettosamente a loro fianco. ZeroZeroZero è un prodotto impegnato e non facile, una serie che rifuggendo la facile spettacolarizzazione del crimine, la stantia accusa rivolta troppo spesso nei confronti di Sollima e Saviano, consegna al pubblico un quadro spietato della nostra società cocainomane, senza statistiche o facili e didascalici moralismi.

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