#Venezia79 – Dogborn. Intervista esclusiva a Isabella Carbonell e Silvana Imam

L’intervista esclusiva, in occasione della presentazione alla SIC di Venezia79 del loro primo lungometraggio Dogborn, con la regista Isabella Carbonell e la protagonista Silvana Imam

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Abbiamo incontrato laregista Isabella Carbonell e la protagonista Silvana Imam in occasione della presentazione di Dogborn alla Settimana Internazionale della Critica della 79ª Mostra del Cinema di Venezia. Il primo lungometraggio della regista racconta di due gemelli arrivati in Svezia in fuga dalla guerra. I due finiranno invischiati in un’organizzazione malavitosa impegnata in un traffico di prostitute e le scelte che i gemelli dovranno prendere metteranno a rischio anche il loro legame.

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Quando hai cominciato a pensare alla storia di Dogborn?

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Isabella Carbonell: L’idea è nata approssimativamente tredici anni fa. Sapevo già che volevo fare un film riguardante il traffico di esseri umani. Poi un giorno, mentre ascoltavo una canzone di Bon Iver, i personaggi dei due protagonisti sono nati dal nulla.

Com’è cambiata la storia in tutto questo tempo?

IC: È cambiato soprattutto il tempo della storia. Prima si svolgeva nell’arco di due anni, ora in due giorni ed è molto molto meglio!

I protagonisti sono frutto interamente della tua immaginazione o sono ispirati da storie vere?

IC: Non ho mai incontrato due individui che fossero come i gemelli di Dogborn. Certamente ho parlato con molte persone le cui difficoltà reali hanno sicuramente ispirato le vicende che si vedono nel film. Sono una persona privilegiata, non ho mai vissuto per strada, ma queste conversazioni mi hanno dato abbastanza consapevolezza per scrivere la storia e i personaggi.

Per quanto riguarda la scrittura, avete lavorato insieme o Silvana è subentrata quando la storia era già scritta?

Silvana Imam: Si può dire che sono arrivata quando la storia era già scritta, ma qualche elemento è poi cambiato.

IC: Tecnicamente non è stata parte del processo di scrittura, ma praticamente sì. Come ogni volta per me, quando qualcuno accetta di far parte del film, tutto cambia. Finalmente si ha davanti una persona in carne e ossa, e Silvana ha aggiunto quella vena ironica che a volte smorza il tono di quello che è, fondamentalmente, un inferno in terra.

Come ti sei preparata per il ruolo?

SI: A parte qualche strano esercizio, ho passato molto tempo con Philip (Oros, il co-protagonista ndr), aprendoci l’uno con l’altra piano piano, senza forzare.

La storia di Dogborn ha al suo centro la solidarietà. Nel momento in cui viene perseguita fino in fondo dalla sorella, costretta a rinunciare ai propri principi morali per aiutare il fratello, questa si ribalta, mettendo a rischio il loro legame. Quali sono, se ci sono, i limiti della solidarietà per voi?

IC: Potrei sedermi e scrivere un libro come risposta (ride)! È facile per me in quanto persona privilegiata star qui a pontificare che la solidarietà non dovrebbe avere nessun limite. È una bella idea, ma penso anche che se fossi stata nella posizione dei protagonisti, con tuo fratello che è tutto quello che ti rimane e che rischia di morire di fame, sarei disposta a prendere le peggiori scelte morali possibili. Però, ripeto, sono una persona privilegiata, forse sarebbe interessante rivolgere la domanda a chi davvero vive in condizioni del genere.

Dal punto di vista visivo, hai utilizzato molte inquadrature strette. Da cosa deriva questa scelta?

IC: Ci sono due risposte a questa domanda, una noiosa e una interessante. Innanzitutto, avevamo pochissimo tempo. Abbiamo girato in sei settimane e l’aiuto regia diceva spesso che dovevamo fare in un’ora cose che avrebbero necessitato di una giornata intera. Quindi, per alcune scene volevamo un inquadratura ambientale, ma non avevamo il tempo. Comunque, è stata anche e soprattutto una scelta consapevole, visto che insieme al direttore della fotografia ritenevamo Dogborn un film fatto principalmente di primi piani. Per la felicità del nostro montatore, che si chiedeva come fare a tagliare da un primo piano a un altro (ride).

Ci sono dei film che ti hanno ispirata?

IC: Assolutamente, mi piace molto avere tanti riferimenti. Ne abbiamo visti anche tantissimi insieme!

SI: Mi hanno aiutata tantissimo!

IC: Anche perché, per quanto bene io possa raccontare una scena, nulla sarà mai come vederla. Quindi ho anche montato dei piccoli reel con delle scene. Non per dire come dovesse recitare, ma per avere delle ispirazioni. Sicuramente mi ha influenzata moltissimo Incendies (La donna che canta) di Denis Villenueve. Adoro l’equilibrio che riesce a trovare tra thriller e dramma. Riesce a commuoverti e allo stesso tempo farti mangiare le unghie facendoti chiedere cosa stia per succedere.

La scena finale è aperta. Qual è la vostra interpretazione?

IC: C’è un qualcosa che mi spezza il cuore in quella scena, perché so che le cose per loro potrebbero non andar bene. È toccante che, anche se le possibilità sono tutte contro di loro, comunque loro ci proveranno insieme.

SI: Ci proveranno e a questo punto non è più solo la sorella in controllo. Di lì in poi, tutto sarà gestito con spirito collettivo e finalmente qualcuno si prenderà anche cura della sorella.

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