Vera de verdad, di Beniamino Catena

Un thriller metafisico divorato dalla sua stessa ambizione dove le cadute più vistose sono nelle scene soprannaturali. Solo nel finale c’è un tardivo cambio di marcia. Fuori concorso al #TFF38

“Dove c’è fuoco!”. Una voce, un ultimo respiro prima di un passaggio a un’altra dimensione tra la vita e la morte. Ambientato tra La Liguria e il Cile, Vera de verdad racconta la vicenda di una ragazzina di 11 anni appassionata di astronomia che scompare all’improvviso durante una gita con il suo professore a Punta Crema. Contemporaneamente Elías, un vigilante dell’osservatorio astronomico Alma, viene colto da infarto e dato per morto. L’uomo si risveglia quando la ragazzina svanisce nel nulla. Dopo due anni Vera ricompare e non si ricorda più nulla della vita passata.

Vera de verdad, primo lungometraggio di Beniamino Catena è un thriller metafisico che si muove sulla linea tra il visibile e l’ignoto. I segreti possono essere nascosti in un disegno con due stelle in collisione o una rivista di astronomia. Forse però è la sua natura astratta ad allontanarlo dai personaggi. Nelle inquadrature dall’alto (di una macchina sulla strada, per esempio) c’è già una distanza, un punto di vista da un’altra dimensione dove c’è tutta una storia non vista. Gli elementi in gioco sono diversi: il ritorno alla vita di Vera (interpretata da Marta Gastini), il professore indagato, il rapporto tormentato tra Elías e la figlia. Più strade narrative quindi, non tutte adeguatamente messe a fuoco. Vera de verdad, sottolineato dalle musiche dei Marlene Kuntz, è segnato dagli stacchi temporali e spaziali. Dove c’è fuoco. Il ritorno illusorio alla quotidianità non viene però sufficientemente approfondito. Nella scena della colazione e soprattutto di Vera che va dal padre mentre sta lavorando con le api che stanno facendo il miele si avverte solo il sospetto che quello che sta accadendo non è vero. Il desiderio e la paura restano ai margini. E non bastano i primi piani ripetitivi su Anita Caprioli e Paolo Pierobon a creare il clima di un film divorato dalla sua stessa ambizione, che filma un paesaggio come se fosse quello di un altro pianeta ma in realtà ci si perde. I momenti soprannaturali (Vera in piedi in cucina o incantata con le api sul viso) sono poi le cadute più vistose di un film che non sembra in grado di reggerli. Solo nel finale c’è un improvviso e tardivo cambio di marcia in un video di un padre per la figlia. Probabilmente era quella la storia più interessante da raccontare.

La valutazione del film di Sentieri Selvaggi
2

Il voto al film è a cura di Simone Emiliani

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Il voto dei lettori
1 (1 voto)
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