"Viva l'Italia": Massimiliano Bruno e il cast

massimiliano brunoArriva in sala giovedì prossimo, il 25 ottobre, con 500 copie. Viva l'Italia, seconda regia di Massimiliano Bruno dopo il successo di Nessuno mi può giudicare, ha avuto un seguito al termine della proiezione, dove sembrava ancora di stare dentro la pellicola. Quasi senza interruzione, con il regista Massimiliano Bruno e il resto del cast (Michele Placido, Raoul Bova, Ambra Angiolini, Alessandro Gassman, Rocco Papaleo, Camilla Filippi, Rolando Ravello, Edoardo Leo, Maurizio Mattioli, Imma Piro) che danno vita a un incontro non classico, piuttosto vivace, che può segnare quasi un primo e dopo tra l'Italia di oggi (che può essere quella di ieri) e quella di domani.

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C'è l'uso della Costituzione Italiana che scandisce quasi le tappe del film

Massimiliano Bruno: L’idea è venuta a sceneggiatura già in corso. Io e l’altro sceneggiatore abbiamo fatto giurisprudenza all’Università quindi la conoscevamo. Abbiamo visto quanto era inapplicata. E poi ci serviva anche come escamotage per la scena finale

 

Dentro c'è anche l'Italia di oggi: raccomandazioni, meritocrazia, difficoltà ad emergere…

Massimiliano Bruno: Viviamo in un paese dove è complicato grestirsi a livello lavorativo, La Spagna oggi ha raggiunto il 50% della disoccupazione noi siamo al 30. Se non conosci nessuno, difficilmente lavori. La meritocrazia è qualcosa che abbiamo superato da tempo. Io tanto tanto sono fortunato ma la situazione dei ventenni è drammatica. In Viva l’Italia la risata c’è ma è amara.

 

Ad un certo punto c'è una virata drammatica, come nella grande commedia all'italiana

Massimiliano Bruno: Credo che la commedia e l’espressione artisica sia un po’ l’espressione politica. Questo ce lo siamo un po’ dimenticato. La componente sociale ha fatto grande la commedia italiana negli anni ’60 e ’70. L’obiettivo primario di questo film era quello di far divertire raccontando la volgarità estrema e della classe dirigente di questo paese con comicità che è anche fuori i film. La virata è come in grandi film che amo come La grande guerra, Il sorpasso, Dramma della gelosia. In Italia non è che è tutto marcio, è che ci fanno pensare che lo sia. Ci deve essere un’ipotesi di cambiamento. Questo è l’obiettivo del mio film. Molti altri si occupano di fotografare i paese e far vedere che fa schifo. Ma alla vigilia delle elezioni più importanti degli ultimi 20 anni. E uno come Grillo dice le cose giuste ma nel modo sbagliato

Rocco Papaleo: Noi siamo artisti e non abbiamo fondato un partito. Voglio solo separare gli artisti e i politici. Noi siamo artisti e diciamo quello che vogliamo

 

Il personaggio di Michele Placido è ispirato a qualche politico?

Michele Placido: Pensando a questo personaggio ho pensato a tutti. Io sono un meridionale un po’ democristiano. Sul piano politico sono un cittadino mediocre. Non credo che si sia salvato nessuno in questi anni. Da destra a sinistra non ci sono stati dei comportamenti da padri della repubblica ed è questo che ha deluso i giovani. Se la frase che dice “chi da scandalo ai giovani si tagli un braccio” avremo un parlamento di mutilati. Io ho pensato a tutti non si salva nessuno.

 

I 'quattro uomini policici della Storia d'Italia alla parete dello studio televisivo (Pertini, Togliatti, Berlinguer e Moro)?

Massimiliano Bruno: Quella è la trasmissione dello showman che ospita il politico. Se mi chiedi se avevo stima di Sandro Pertini ti dico di si e non c’è nessuno oggi come lui

Michele Placido: Dobbiamo essere ottimisti, soprattutto per i nostri figli. C’è una battuta bellissima nel “Re Lear” in cui lui dice a Cordelia: “Noi ci occuperemo del mistero delle cose. Non daremo retta a fazione di politici che vanno su e giù". Anzi venitelo a vedere a teatro. Questa volta ancora più di prima farò politica alle prossime elezioni. Ho un’amicizia con Casini ma non è detto che voterò per lui. Noi dobbiamo suggerire ai nostri figli le persone giuste. Abbiamo bisogno dei giovani. Andrò a votare per Bersani o Renzi ma anche per un PDL serio. Sto facendo un bel discorso democristiano eheh.

 

Interviene il produttore Fulvio Lucisano sulla situazione, oggi, del cinema italiano

Lucisano: Voglio parlare dei problemi del cinema italiano. Quando siamo andati a Cannes ho detto al ministro: "noi siamo in una baracca". Gli ho scritto anche una lettera ma non risponde. Il rappresentante italiano di Eurimages sta in Qatar . Ci sono migliaia di persone che lavorano nel cinema, che se continua questo andazzo, non ci riusciranno più. Spero che questo film risvegli i politici e che vedano questo film.

massimiliano bruno e michele placidoMassimiliano Bruno: In Italia ci sono personaggi in Parlamento da 30 e 40 anni. Nei posti dirigenziali ci sono anziani e le donne non ricoprono i ruoli più importanti. Non c’è uno spazio effettivo per i giovani per fargli comunicare idee nuove. Se le vuoi diffondere, devi andare all’estero. Uno di 40 anni da noi è un giovane attore. Uno come Raoul Bova non è più giovane. Basta fare le parti che baci le ragazzine, capito Raoul?. Il prossimo film devi fare il  nonno. Raoul, sei giovane?

 

Il personaggio di Raoul Bova è un idealista poi scopre un segreto nel rapporto col padre che lo riguarda

Raoul Bova: Il mio personaggio è uno che contesta, uno che ha scelta la via del fare e che da una parte condivido. Dall’altro si è scontrato con la realtà dura della politica e delle persone corrotte. Quindi se vuoi fare una battaglia personale rischi di perdere.Tra le righe comunque nel finale si legge la speranza di un futuro migliore. E ai ragazzi che vanno a vedere il film bisogna dargliela. Perché non gli stiamo dando una bella eredità tra corruzione e mancanza di morale. Bisogna fargli vedere il bello in questo marcio.

 

Quindi Viva l'Italia deve arrivare a un maggior numero di persone possibile, soprattutto giovani?

Massimiliano Bruno: I film devono essere visto dal pubblico. Un certo cinema italiano un certo pubblico non lo ama. Alcuni si fanno il film per loro e per 20 persone. Alcune volte escono dei capolavori, altre volte no. La commedia è l’unica forma d’arte che parla direttamente al popolo

 

Le figure femminili?

Massimiliano Bruno: Siamo in un paese in cui l’occupazione femminile è tra i più bassi d’Europa e dove una donna è difficile che diventi capo di Stato anche se un giorno me lo auguro

ambra angiolini, michele placido, vittorio gassmanMichele Placido: Io sarò un fervente cattolico quando ci sarà una Papessa

Massimiliano Bruno: C’è un personaggio che amo nel film che è l’operaia. E’ un personaggio che conosco davvero. E' una laureanda che lavora in una mensa, peraltro sottopagata. La donna del futuro ha dentro di sé l’intelligenza e la voglia di proporsi ma in questo paese non ce la fa.

Camilla Filippi: Questo film non sveglia chi è già sveglio ma chi è addormentato. Non sminuisce la donna ma la rappresenta e poi cambia

Alessandro Gassman: Io credo che alla commedia. Quella di Placido è l’interpretazione migliori della sua carriera. Ora bisogna avere più coraggio e credo che questo film lo abbia. Questo non è finto-impegno, è impegno anche se fa ridere.

 

I figli in Viva l'Italia sono delle vittime? E cosa gli vuole comunicare ai giovani?

Massimiliano Bruno: Raccontiamo la storia di un padre che ha trattato i figli come pedine e non gli ha riconosciuto la loro identità. Quando è costretto a dire la verità, si può vedere il male che gli ha fatto. Ai giovani che je devo dì. Io facciuo ancora le figurine Panini.

 

C’è stato un punto di riferimento per la zeppola di Ambra?

Ambra Angiolini: Come no, zeppola per tutti

Alessandro Gassman: A me il suo personaggio mi ha ricordato Giovanna Ralli in C’eravamo tanto amati.

Ambra Angiolini: Grazie Alessandro. Mi sono ispirata a me stessa. Anche oggi, come Susanna, faccio le mie fatiche ma perché amo il lavoro che faccio. Oggi le risposte le devo trovare in un film, in un libro, in un giornale che va fuori la logica dell’insulto.

 

Ci sarà un sequel magari post-elezioni?

Massimiliano Bruno: Non credo che farò in seguito. Ho deciso di farlo in questo momento storico. Io l’avevo pensato come primo film. E in due anni non è che sia cambiato molto.

Edoardo Leo: Questo film era difficile farlo se non ne condividevi l’idea. Attraverso Massimiliano siamo riusciti adare voce ai nostri pensieri personali. Ai ventenni quello che viene detto in questo film non lo sanno.

Maurizio Mattioli: Spero di arrivare al 13 dicembre dopo la profezia Maya e di sopravvivere.