WESTWORLD e l’evoluzionismo regressivo

In occasione dell’uscita de “Il Falso Specchio”, nuovo ebook di Sentieri Selvaggi a firma di Edoardo Ferrini, ecco un estratto che si focalizza sulla serie giunta recentemente alla terza stagione

tratto da Il falso specchio. La crisi del reale da Videodrome a Westworld di Edoardo Ferrini,
il nuovo ebook di Sentieri Selvaggi disponibile QUI 

La situazione drammatica di partenza è molto simile nel villaggio dei dinosauri di Jurassic Park (1993) e nella serie Westworld (2016 – in produzione). Nel primo caso infatti un gruppo di scienziati riesce a riportare in vita i dinosauri, gli antenati estinti di un mondo primordiale scomparso. La scienza e la tecnica compiono il miracolo: l’ambra presente nel fossile di una zanzara primitiva, intrappolata nel liquido stesso, nasconde il DNA scomparso, la cui manipolazione consente di fare resuscitare i velociraptor, i t-rex, ecc. Il fatto è inquietante e lampante allo stesso tempo perché diversi ricercatori paragonano i codici informatici al nuovo DNA. Come è noto però l’esperimento è tragico e il motivo ricorrente del film diventa: “Stiamo perdendo il controllo”, il che vale anche per Westworld. I dinosauri carnivori escono dal recinto a causa di un guasto e la frontiera tra divertimento e pericolo si rompe. Anche se il confine in questione è un altro, più profondo, e riguarda il potere o no manipolare la vita, per giunta di esseri estinti, e fino a che punto.

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Siamo in piena fantascienza – la fiction più incline a trattare la biopolitica – che è un genere molto amato da Spielberg. La risposta di Jurassic Park è chiara: dopo che i dinosauri hanno cercato un vero habitat, mettendo in pericolo gli esseri umani visitatori, alla fine trionfa l’ordine e il sogno-incubo manipolatorio svanisce perché tutti, compreso il capo scienziato, abbandonano il parco. Colpisce l’ultimissima scena: è un piccolo stormo di uccelli che vola nel cielo. Nel film viene detto più volte che l’animale più simile al dinosauro è il volatile, come testimonia il solco appuntito del velociraptor, molto simile all’artiglio di un’aquila. Una teoria evolutiva, come esplicitato dall’archeologo protagonista, farebbe discendere gli uccelli dai dinosauri. Credo sia questo il tema vero e proprio del film, vale a dire l’evoluzione. Che conseguenze avrebbe riportare in vita una specie estinta, cosa accadrebbe alle altre specie e al genere umano?
E soprattutto – e qui si tocca con mano Westworld e in generale la fantascienza – l’essere umano, se manipola i processi evolutivi, non esprime forse il desiderio di sottrarsi egli stesso dalla catena evolutiva, ergendosi a padrone incontrastato di quello che Darwin chiamava adattamento ambientale? Allora emergerebbe un tema affine, ovvero quello per cui il controllo totale sui processi evolutivi è impossibile perché la manifestazione della vita e del vivente è imprescindibile dal suo differenziarsi rispetto all’ambiente che lo circonda, anche se quest’ultimo è un territorio artificiale programmato e controllato. E come spiegato più sopra ora questo processo differenziante è intrinsecamente connesso all’intelligenza artificiale.
Sta di fatto che Jurassic Park termina con gli uccelli. I dinosauri rimangono isolati nel parco e trionfa l’evoluzione. In Westworld la situazione è più complessa. Mentre nel film di Spielberg vengono creati dinosauri, fisicamente ed emotivamente diversissimi dagli umani, nel villaggio-divertimenti ambientato in uno strano West, invece, vengono creati esseri umani robotici o meglio robot che hanno lo stesso aspetto degli uomini. Le scene più significative infatti sono quelle in cui i creatori parlano con le loro creature indagandone le intenzioni e cercando di capire se provino o no emozioni. Loro vengono disumanizzate e spogliate. Quando sono di fronte agli scienziati in laboratorio infatti sono nude, spesso con solchi che mettono in evidenza il loro essere robotici. Il confine tra la loro umanità e la loro cosmesi artificiale e tecnica è ambiguo. Solitamente, non a caso, il West è un territorio di frontiera e confine, per esempio tra i nativi indiani e i pionieri/cowboy. In questo caso invece la frontiera riguarda l’umanità in quanto tale. Il confine è tra l’uomo e la sua disumanizzazione tecnico-fantascientifica. Come già Jurassic Park aveva evidenziato siamo in piena biopolitica – quel particolare tipo di politica che non si sviluppa a partire dal bios che si manifesta, ma che si esercita sulla vita, che allora regredisce a uno stato animale, disumano o pre-umano. Non a caso gli antichi greci distinguevano bios e zoe. Il primo termine nella forma più alta corrisponde all’essere o animale politico, mentre il secondo è sia l’animalità, sia lo scarto e differenza tra l’animale e l’uomo.
In una scena importante di Westworld la guida delle prostitute, Maeve, subisce un intervento chirurgico, fino però a svegliarsi in maniera imprevista. Fugge e vede il suo vero mondo: tanti altri come lei sono esseri denudati pronti a essere riprogrammati. La scena è particolarmente significativa perché lei per la prima volta vede dal suo punto di vista come se fosse lei a mettersi a nudo. Non a caso il filosofo Roberto Esposito ritiene che la biopolitica si esercita sulla nuda vita. Quest’ultima può essere considerata l’inquietante scarto tra la vita che si manifesta e il potere che si esercita su di essa. La sequenza dovrebbe essere letta in parallelo a quella in cui un tecnico del laboratorio, aggravato da un profondo senso di colpa, decide di rianimare un uccellino morto. All’inizio la creatura prende vita e vola ma poi si schianta. L’esistenza programmata si autodistrugge. La stessa scena si ripete ma in questo caso l’uccellino riesce a volare, per poi però essere catturato dalla prostituta, incredibilmente risorta dopo un’operazione chirurgica, che lo afferra. Qui la vita programmata sfugge alla manipolazione, è imprevedibile.
[…] Già dalla sigla Westworld riprende l’immagine dell’uomo vitruviano di Leonardo da Vinci, che vediamo immerso in un liquido bianco da cui si erge per poi essere sommerso. L’immagine nasconde e sottintende una velata ironia. L’antropocentrismo non può esistere se l’umano si rivela solo manipolando se stesso, il che equivale ad autodistruggersi. Potrebbe allora trattarsi di una sorta di ricordo nostalgico, di un’umanità che ha perduto o sta perdendo se stessa e non vuole ammetterlo, riproponendo splendori passati decaduti. L’immagine vitruviana di Leonardo infatti rappresenta le proporzioni del corpo, mentre nel caso della sua riproposizione futuristica in Westworld vediamo lo strato più residuo della pelle, quello più vicino alle ossa.
Comunque, seguendo tutti i processi distopici che la serie mette in scena, rimane il fatto che il sogno nascosto di Westworld e del demiurgo-scienziato Ford è quello di sfuggire all’evoluzione. Lui crea replicanti per essere lui stesso il padre, padrone e artefice del processo evolutivo. La fantascienza infatti si biforca e sdoppia in due esseri in realtà complementari: la scimmia e il robot, che sono gli antipodi del processo evolutivo.

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