Youtopia, di Berardo Carboni

Youtopia è la storia di una ragazza, Matilde (Matilda De Angelis), che decide di mettere all’asta la propria verginità su internet per pagare i debiti della madre (Donatella Finocchiaro) e salvare la casa a rischio di confisca, con una nonna ridotta su una sedia a rotelle. E trascorre il tempo libero sopra una piattaforma di gioco dove riversa sogni, fantasie, speranze adolescenziali in passato riservate alla realtà vissuta in forma di evasione, ormai strappati all’umano e trasmessi via cavo.  La rete, con tutti i canali leciti o meno che la compongono, lo spazio onirico elettronico, taglia il futuro su misura, ma nel mare magnum di promesse, rilasciate dietro consenso distratto, trovano posto le stesse angosce, le stesse correnti pericolose responsabili degli incubi presenti fuori dallo schermo.

La vendita del proprio corpo al miglior offerente come rimedio per far fronte al bisogno di denaro in Italia vede un precedente nel film del 1991 di Francesco LaudadioLa Riffainterpretato da Monica Bellucci, nei panni di una moglie lasciata nell’indigenza dalla morte del marito. Dentro un orizzonte più specifico, e contemporaneo, la trattativa online della “prima volta” è un fenomeno arrivato alla ribalta negli States, ma diffuso in tutto il mondo, ritagliandosi un posto in una serie, diventata cult, appunto d’oltreoceano, Big Little Lies, con protagoniste interpreti del calibro di Nicole Kidman, Reese Witherspoon e Laura Dern. 

Il mondo virtuale, oltre ad essere sfondo privilegiato di narrazione, nel film di Carboni viene implementato anche a livello visivo attraverso l’immersione dentro un videogioco simulativo, in stile The Sims, costruito all’occorrenza: esempi di questo tipo sono molto numerosi, pensiamo all’ultimo Verhoeven di Elle o a Demonlover di Olivier Assayas, anche se vestito degli abiti del fantasy. Per Matilde questo presente alternativo è utilizzato per sperimentare la sua educazione sentimentale, elaborarne il lato innocente o perverso, misurare la distanza generazionale nel confronto materno. Immaginare l’amore dalla sottrazione della corporeità rappresenta il passaggio oltreconfine, anche se poi in fondo potrebbe leggersi come una semplice ricaduta dentro un’immagine ideale che ne contraddistingue qualunque forma.

Tutti i personaggi vivono una sorta di straniamento e differita percezione della realtà: per Matilde è risultato del digitale, la nonna è vittima di un delirio senile, la madre dell’abisso di paura in cui rischia di precipitare, l’acquirente caduto in una dipendenza da desiderio insoddisfatto tipicamente alto borghese, ognuno a suo modo ostaggio dentro una camicia di forza, una cella d’isolamento priva di finestre. L’assunto tematico di stringente attualità resta la parte più convincente del film di Carboni, mentre soffre qualcosa a livello di montaggio, di un precario sviluppo della trama dell’universo interattivo, che rende il finale abbastanza estemporaneo, e più in generale dell’approccio superficiale sui protagonisti che li lascia scivolare via per troppa evanescenza.

Regia: Berardo Carboni


Interpreti:  Matilda De Angelis, Donatella Finocchiaro, Alessandro Haber
Origine: Italia, 2018
Distribuzione: Koch Media
Durata: 92’