"Chiamata da uno sconosciuto", di Simon West

Thriller in odore di horror e in unità di luogo che lavora sulla claustrofobia e sulla "profondità di campo" senza catturare fino in fondo il nostro sguardo e dove la scenografia sovrasta i corpi attoriali

Non è la prima volta che al cinema "il terrore corre sul filo" (come titolava un piccolo classico girato da Anatole Litvak nel '48 con Barbara Stanwyck), ma noi cinenauti moderni ci ricordiamo soprattutto quegl'incancellabili 10 minuti primi di Scream con Drew Barrymore braccata "via cavo". Nonostante Chiamata da uno sconosciuto sia debitrice dell'attenzione rivolta a questo media nei film di tensione di oggi grazie al film di Craven, in realtà si tratta prima di tutto del remake del quasi omonimo (Quando chiama uno sconosciuto) film di Fred Walton realizzato nel 1979, rispetto al quale si differenzia (con difetto qualitativo di partenza) rinunciando a quell'approfondimento dei caratteri dei personaggi, prima di tutto della protagonista, che costituiva la parte più interessante del film di Walton. Ma osservando l'architettura tipica di Wright della magnifica casa isolata, nella quale la liceale Jill Johson (Camilla Belle) è costretta dai genitori a fare da baby-sitter a due bambini proprio per aver speso troppo utilizzando il cellulare (ironia della sorte...), ci viene in mente il "papà diretto" del film di Simon West (Con Air, Tomb Raider, La figlia del generale): La prigione di vetro di Daniel Sackheim, in cui Leelee Sobieski affrontava con piglio energico le insidie di una casa-trappola. Ma se nel film di Sackheim l'attrice sorreggeva il peso del ruolo come le fondamenta del set sostenevano la poderosa e volatile architettura abitativa, in questo thriller in odore di horror e in unità di luogo che lavora anch'esso sulla claustrofobia e sulla "profondità di campo", il nostro sguardo non viene catturato fino in fondo, rimane superficiale la sua "ventosità" su di noi, mentre la magnifica scenografia di Jon Gary Steele (ben fotografata da Peter Menzies Jr., Four Brothers e lo stesso Tomb Raider di West, nelle sue trasparenze, come nelle vaporosità del paradisiaco giardino orientale interno) sovrasta i corpi attoriali e recita al loro posto, rimanendo la vera ed unica generatrice d'incubi quando nello sfocato sfondo delle inquadrature (una mancata "profondità di campo") emerge ossessivamente "in primo piano" con le sue trasparenze ed opacità capaci di occultare/svelare la silhouette del serial-killer.

 

Titolo originale: When a Stranger Calls
Regia: Simon West
Interpreti: Camilla Belle, Tommy Flanagan, Tessa Thompson, Brian Geraghty, Clark Gregg, Derek de Lint, Kate Jennings Grant
Distribuzione: Sony Pictures Releasing Italia
Durata: 87'
Origine: Usa, 2006

 

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