"Valzer con Bashir", di Ari Folman
Ari Folman e’ un documentarista della televisione israeliana, da sempre impegnato professionalmente sul fronte dei territori occupati ed e’ al suo secondo esperimento di animazione. Atipica e folgorante opera dai ritmi blandi e trasognanti, dove l’incubo e la tragedia di Sobra e Shatila e’ piu’ che altro sguardo che sorvola. Non e’ un vedere meglio, un voler acuire la vista e la memoria, ma un perdersi, mai pero’ follemente, in un’ipotetica e ulteriore trasfigurazione della verita’ agognata
Ari, regista israeliano, incontra, in piena notte, in un bar della citta’, un vecchio amico che gli racconta un suo incubo ricorrente che lo attanaglia da diversi anni. Ari riscontra alcune affinita’ strabilianti con dei suoi ricordi legati alla guerra in Libano dei primi anni ottanta. Il giorno dopo ad Ari, per la prima volta dopo tanti anni, ritorna in mente un’immagine lancinante: egli stesso, con altri giovani soldati, si bagna nelle acque di Beirut. Allora, da quell’immagine, sempre piu’ pressante, sente il bisogno di scoprire la verita’ a proposito del massacro di Sabra e Shatila, periodo della sua vita quasi totalmente rimosso, e rincontra tutte le persone che in quegli anni lo hanno frequentato e conosciuto, perche’ possano aiutarlo a ricostruire. Presentato in concorso al Festival di Cannes delkl’anno scorso, dopo l’anno prima era già passato Persepolis, altro “grafic novel”, con un taglio piu’ documentaristico del film iraniano. Ari Folman e’ un documentarista della televisione israeliana, da sempre impegnato professionalmente a far conoscere la situazione politica e sociale dei territori occupati. E’ al suo secondo esperimento di animazione, dopo che nel 2004 aveva girato una serie televisiva dal titolo The Material that Love in made of. Atipica e folgorante opera dai ritmi blandi e trasognanti, dove l’incubo e la tragedia in 3D (senza l’utilizzo del rotoscope), mescolata all’animazione Flash e quella classica e ad immagini reali di repertorio, nel finale, e’ piu’ che altro sguardo che sorvola.
Non e’ un vedere meglio, un voler acuire la vista e la memoria, ma un perdersi, mai pero’ follemente, in una ipotetica e ulteriore trasfigurazione della verita’ agognata. Si vede piu’ di quanto vediamo, il visibile e’ una piega dell’invisibile, ancora una volta lo sguardo non e’ un occhio piu’ potente: e’ altro. Come se fosse la storia a guardare il protagonista e il suo tormento, anche quando in uno dei suoi ricordi piu’ ricorrenti sembra in soggettiva guardarsi i piedi, l’unica parte del corpo non immersa nelle acque di Beirut. E’ davvero una piacevole sorpresa Ari Folman, per la prima volta presentato in un concorso cosi’ prestigioso. E’ proprio questo strano ed efficace rivolgimento dello sguardo di cui il regista israeliano sembra a volte vittima e prigioniero, a trattenere una pericolosa pratica visionaria e allo stesso tempo deriva idealistica, accedendo alla visibilita’ perche’ incontra lo sguardo delle cose. Perche’ riesce, grazie a questo incontro, a collocarsi come tormentato vedente dall’interno. Ari Folman trova le immagini e le parole (molte altre le perde) per un’esperienza che rivolge e a volte capovolge il narcisismo del nostro occhio.
Titolo originale: Waltz with Bashir
Regia: Ari Folman
Distribuzione: Lucky Red
Durata: 87’
Origine: Francia/Germania/Israele, 2008
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