"Dragonball Evolution", di James Wong
Il film dello James Wong dei Final Destination potrebbe forse funzionare nei frammenti teen in cui il regista si trova più a suo agio, ma è un totale disastro per quanto riguarda la sezione mistico-fantasy: né l’impegno clownesco del solito Chow Yun-Fat, né la mano produttiva addirittura di Stephen Chow (!), riescono a venire a capo di una trasposizione con un minimo di senso delle mirabolanti e spettacolari lotte tra esseri di razze fantasiose che animano il manga di Toriyama
Non ce ne vogliano i puristi della creazione animata di Akira Toriyama, ma l’idea dei realizzatori di questo film di mescolare i personaggi della celebre saga di Goku e compagni con un teen high school movie che, almeno all’inizio, pare seguire diligentemente tutti i topoi del genere (lo sfigato preso in giro dai bulletti a scuola innamorato della più popolare e irraggiungibile delle bellezze della classe, il party in villona pantagruelica in cui sognare la propria rivincita sessuale…) non ci è sembrata poi così sciagurata – è a tutti gli effetti un dato di fatto che i momenti più felici dell’opera di James Wong, sceneggiatore televisivo e regista/produttore del primo e del terzo Final Destination, sono quelli in cui Wong ha a che fare con il materiale da pubblico adolescente che sa maneggiare meglio: la scena di combattimento meglio riuscita del lotto è quella in cui il loser Goku ha finalmente la meglio contro gli spacconi da squadra di football del liceo che vogliono cacciarlo fuori dalla festa a cui lo ha invitato la ragazza per cui spasima, la bella Chi-Chi (risolta guardando in maniera anche abbastanza evidente alla sequenza analoga del primo Spiderman in cui a Peter Parker, grazie ai superpoteri appena acquisiti, i colpi e i movimenti dell’avversario paiono sferrati al rallentatore); e l’unico modo in cui Wong riesce a farci mandare giù le sciocchezze pseudo-mistiche su cui si basa l’allenamento di Goku per aumentare la sua potenza è quello di passarle attraverso la sua educazione sentimentale (Chi-Chi promette al ragazzo un avvicinamento e un caldo bacio di ricompensa in cambio di maggiore impegno e concentrazione nell’allenamento, permettendogli di avanzare verso di lei di un passo alla volta per ogni miglioramento…). Per quanto riguarda invece tutto il resto della paccottiglia fantasy-pupazzesca, Wong è in chiarissimo, impacciatissimo imbarazzo (non pare essergli servita a molto la palestra d’aver diretto anche The One con Jet Li): né l’impegno clownesco del solito Chow Yun-Fat, né la mano produttiva addirittura di Stephen Chow (!), riescono a venire a capo di una trasposizione con un minimo di senso delle mirabolanti e spettacolari lotte tra esseri di razze fantasiose che animano l’opera di Toriyama (forse il peccato mortale dello script di Ben Ramsey, in passato autore dell’altrettanto sgangherato Il grande colpo, è quello di lasciarsi scappare la situazione-torneo di arti marziali, reiterata nel manga e attraversata giusto di sfuggita dal film, ma che invece avrebbe sicuramente contribuito a dare una parvenza di coerenza al progetto). A conti fatti, l’unico elemento affascinante del film resta il conturbante trio di interpreti femminili, la newyorkese Emmy Rossum, la coreano-americana Jamie Chung, e la star giapponese Eriko.
Titolo originale: Dragonball
Regia: James Wong
Interpreti: Justin Chatwin, Chow Yun-Fat, Emmy Rossum, Jamie Chung, Eriko
Distribuzione: 20th Century Fox
Durata: 84'
Origine: USA, 2009
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