"Gentlemen Broncos", di Jared Hess
Gentlemen Broncos prende vita a partire dalle copertine di romanzi sci-fi disegnate da David Lee Anderson nei titoli di testa e dalle illustrazioni progressive di Roger Dean, con un côté classic rock costituito dalla colonna sonora di Black Sabbath, Kansas e Scorpions: peccato solo che il minimalismo controllato della recitazione e la fissità indie della messinscena non permettano ai personaggi e alla macchina da presa di forare la superficie della pellicola per farvi entrare un po’ di vita
Jared Hess, ovvero del pudore in campo medio. Hess appartiene alla schiera di quegli autori stilisticamente "limitati", un altro è Wes Anderson, che pure posseggono uno sguardo personale. Più che uno sguardo, un ri-guardo: una sensibilità peculiare. Osservatori attoniti di un mondo fuori dal tempo e dalle coordinate geografiche, popolato da emarginati, perdenti e freak di ogni sorta, cantori demenziali di una generazione mai cresciuta e incapace di provare emozione alcuna. Come il “costelliano” Napoleon Dynamite e suo fratello Kip, che ha “tipo 32 anni”, o loro zio Rico, residuato bellico degli anni ’80. E come il protagonista di questo Gentlemen Broncos, scrittore fantasy in erba che vede il proprio lavoro plagiato da un acclamato romanziere ai ferri corti col suo editore, ispirato a Philip K. Dick e al Dave Wolverton (alias Dave Farland) della saga The Runelords, qui trasformata nell’assurdo Yeast Lords – The Bronco Years: fantascienza in stile anni ’60 su una sorta di vichingo redneck, interpretato dal generoso ma spesso sottoutilizzato Sam Rockwell, rapito e semi-evirato dal viscido Lord Daysius per rafforzare il suo esercito. Se il cinema di Anderson sembra racchiuso nella copertina di un vecchio vinile dal gusto (o retrogusto) rétro, il terzo film del regista di Super Nacho prende vita a partire dalle copertine di romanzi sci-fi disegnate da David Lee Anderson nei titoli di testa, che ricordano quelle delle mitiche collane Cosmo Oro e Argento della Editrice Nord, e dalle illustrazioni progressive di Roger Dean per Atomic Rooster, Yes, Gentle Giant, Uriah Heep e Asia, con un côté classic rock costituito dalla colonna sonora di Zager & Evans (In the Year 2525), Black Sabbath (Paranoid), Kansas (Carry on Wayward Son) e Scorpions (Wind of Change). Peccato solo che il minimalismo controllato della recitazione e la fissità indie della messinscena non permettano ai personaggi e alla macchina da presa di forare la superficie della pellicola per farvi entrare un po’ di vita, come invece avveniva nel finale di Napoleon Dynamite e a sprazzi anche in questo film, quando per esempio l’immaginazione del protagonista prende il sopravvento su quella dello scrittore plagiario. Il che spiega, forse, perché questo film sia stato un fiasco e di critica e di pubblico, con un poco incoraggiante botteghino di 113 mila dollari a fronte del budget di 10 milioni: ricordiamo che Napoleon Dynamite era costato 400 mila dollari e ne aveva incassati ben 46 milioni!
Titolo originale: id.
Regia: Jared Hess
Interpreti: Michael Angarano, Jemaine Clement, Jennifer Coolidge, Mike White, Héctor Jiménez, Josh Pais, John Baker, Sam Rockwell, Halley Feiffer, Suzanne May
Distribuzione: 20th Century Fox
Durata: 90’
Origine: Usa, 2009
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