"L'imbroglio nel lenzuolo", di Alfonso Arau
Non bastano le intenzioni e un buon cast a salvare il film del messicano Arau. Nonostante le velleità meta cinematografiche e un tentativo di ricostruzione storica del primo Novecento, il film è prigioniero di una struttura disorganica. E nemmeno la fotografia di Storaro riesce a distogliere lo spettatore dalla sensazione di trovarsi di fronte a un prodotto troppo vecchio
Coproduzione italo – spagnola fortemente voluta da Maria Grazia Cucinotta, L’imbroglio nel lenzuolo è il termine utilizzato da Marianna (interpretata dalla stessa attrice e produttrice), una selvaggia con doti da veggente, per definire l’arrivo del cinematografo in Sicilia agli inizi del Novecento. È già nel titolo quindi la natura del film del messicano Arau (Il profumo del mosto selvatico) che mira a celebrare la settima arte attraverso la descrizione della sua genesi e dell’iniziale ricezione da parte dei primi spettatori, ancora incapaci di distinguere tra realtà e finzione. Un’opera fortemente meta cinematografica quindi che tocca una serie di temi fondamentali come quello della riproducibilità delle immagini, attraverso le quali le persone potrebbero vivere in eterno e sottrarsi alla morte del corpo. Argomenti importanti supportati da ottime intenzioni e da un cast di livello, all’interno del quale spiccano una rediviva Anne Parillaud nella parte di Beatrice, una scrittrice di romanzi a puntate, e il sempre folgorante Ernesto Mahieux (L’imbalsamatore), il produttore e imprenditore Pecoraro. Nonostante tutti questi fattori positivi, ai quali aggiungere l’ottima fotografia di Vittorio Storaro, il film però rimane prigioniero di una struttura disorganica e finisce con l’accumulare tutti quei difetti che allontanano il pubblico da un certo cinema italiano. Innanzitutto una sceneggiatura mal calibrata, incompleta e incongruente che apre una serie di storie per poi abbandonarle e viaggia senza una soluzione di sorta tra commedia e dramma, alternando questi due poli in maniera casuale e con sbalzi troppo drastici. In secondo luogo la continua ricerca di riferimenti alti, tenendo conto della sostanziale natura melodrammatica e di genere del film. Infine una certa sensazione di antico che traspare non solo dalla sua struttura intrinseca, ovvero la sua appartenenza al cinema di costume, ma anche da una regia e uno stile troppo didascalici che appesantiscono il discorso. Non trascurando poi alcuni momenti più adatti al piccolo che al grande schermo. Insomma, quanto di buono poteva comunicare L’imbroglio nel lenzuolo viene pesantemente compromesso da come questo qualcosa ci viene raccontato. E non bastano alcuni sprazzi di luce a risollevare un prodotto che ci fa quasi guardare con rimpianto alle straordinarie invenzioni di Méliès e al realismo delle vedute dei fratelli Lumière, quelli sì “imbrogli” dai quali lasciarsi folgorare.
Titolo originale: Id.
Regia: Alfonso Arau
Interpreti: Maria Grazia Cucinotta, Primo Reggiani, Anne Parillaud, Geraldine Chaplin, Ernesto Mahieux, Miriana Comiato, Nathalie Caldonazzo
Distribuzione: 01 Distribution
Durata: 100’
Origine: Italia, 2010
-
Non c'è assolutamente "cattiveria" nella recensione. Mi sono semplicemente limitato a indicare quello che funziona e quello che non va nel film. Purtroppo le intenzioni, a mio parere, non si traducono in un risultato coerente e coeso. Ed è un peccato, perché come dice lei il coraggio non manca.
Inviato da Sergio il 26/06/2010 -
credo lei sia un pò "cattivo" nel confronto di questo film e lavoro c'e stato dietro questo film, soprattutto in questo momento, che intorno a noi non ci sono tanti film sinceri. con tutti difetti che esistono interno a questo film, credo almeno bisogna applaudire il coraggio e la sincerità di tutti autori.
Inviato da roseedch il 23/06/2010
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