Joaquin Phoenix: quando il cinema brucia l'anima
Fratello minore dell'ormai mitico River Phoenix, Joaquin ha avuto a che fare con il cinema sin da bambino. Col tempo si è ritagliato un ruolo di primo piano nel panorama internazionale, fino all'ultima folgorante interpretazione in "Walk the Line"

Decisamente non è stata un'infanzia comune quella di Joaquin Phoenix. Per il contesto familiare, innanzitutto. Joaquin Raphael, infatti, nasce a San Juan, Portorico, il 28 ottobre 1974 da due missionari, John Bottom Amram e Arlyn Dunitz Jochebed, detta anche "Heart". Terzo di cinque figli, tre femmine e due maschi. è anche l'unico a non aver un nome "stravagante", che contenga un riferimento "panico" alla natura. Gli altri quattro, infatti, si chiamano Liberty, Summer, Rain e River. Ciò induce ben presto Joaquin a trovare uno pseudonimo, Leaf, "Foglia". Comunque la famiglia gira a lunga per il Centro e Il Sud America e decide anche di cambiare il proprio cognome in Phoenix. Intorno al 1980 i Phoenix si stabiliscono a Los Angeles e Arlyn trova un lavoro da segretaria presso l'emittente NBC. E' una grande occasione di lancio per i figli, incoraggiati sin dalla più tenera età a coltivare le proprie inclinazioni artistiche. Ingaggiato un agente per i cinque fratelli, iniziano per Joaquin "Leaf" i primi impegni pubblicitari, finché, all'età di 8 anni, fa la sua apparizione in una sit-com in cui recita il fratello River, Seven Brides for Seven Brothers, ispirata all'omonimo film di Stanley Donen. Di nuovo al fianco del fratello, compare nel 1984 nel film per la TV Backwards: The Riddle of Dyslexia e, due anni dopo, fa il suo debutto sul grande schermo, ottenendo una parte nel film di fantascienza SpaceCamp, diretto da Harry Winer. Finalmente nel 1987, la prima parte da protagonista in Russkies, film in clima "guerra fredda", in cui recita anche la sorella Summer. Segue un periodo turbolento per la famiglia Phoenix: prima c'è il trasferimento in Florida, poi la rottura e il divorzio tra John e Arlyn. Ciò non impedisce a Joaquin di apparire nel film Parenti, amici e tanti guai, al fianco di Steve Martin, Rick Moranis e il giovane Keanu Reeves. Tuttavia, nonostante i generali apprezzamenti, Joaquin non si sente stimolato a continuare nella direzione intrapresa e decide di seguire il padre in Messico. Nel frattempo, cresce la notorietà del fratello River, la cui consacrazione avviene con il film Belli e dannati di Gus Van Sant. River, nei panni del giovane narcolettico, riesce a sprigionare un fascino disperato e maledetto, che lo proiettano di diritto nello star system. Ma in quel personaggio è come se fosse già rinchiuso il suo destino. Due anni dopo, nel 1993, River Phoenix muore d'overdose, creando sulla sua figura un'aura mitica ancora oggi non del tutto sopita. Ovviamente per Joaquin, cresciuto sino ad allora un po' all'ombra del fratello maggiore, lo shock è grande. E' forse da quel momento che può farsi partire una seconda fase nella sua vita artistica, una ricerca di un'identità e di una personalità svincolate da quelle del fratello.

L'occasione gli viene data dallo stesso Gus Van Sant, vero e proprio mentore di giovani talenti. E' il 1995, quando Joaquin, finalmente liberatosi dello pseudonimo, ha un ruolo importante in Da morire, al fianco di Nicole Kidman e Matt Dillon. Da quel momento in poi, i ruoli per lui si moltiplicano: da U-Turn di Oliver Stone (dove conosce Liv Tyler, sua compagna per alcuni anni), a Innocenza infranta (1997), da Il sapore del sangue (1998) di David Dobkin a Il tempo di decidere di Joseph Ruben. Dopo una parte secondaria nel thriller di Joel Schumacher 8 mm- Delitto a luci rosse, arriva una grande occasione nel 2000. Ridley Scott lo vuole nel suo kolossal, Il gladiatore, nella parte del folle imperatore Commodo. Il film ha un successo planetario: questo si sa, come si conoscono anche i dubbi sulla sua effettiva qualità. Va detto, però, che tra le cose migliori de Il gladiatore vi è proprio l'interpretazione di Phoenix: quanto più Russell Crowe appare statico, monolitico, condannato nella sua stessa fisicità alla parte dell'eroe, tanto più Joaquin/Commodo appare complesso, ambiguo, scisso tra fragilità e crudeltà, disperato bisogno d'amore e incapacità di amare. Col suo volto scavato, febbrile e inquietante, Phoenix, forse aldilà delle stesse intenzioni di Scott, riesce ad esprimere l'ambiguità malata del Potere. Arriva anche la nomination all'Oscar come miglior attore non protagonista. Il rischio per Joaquin, però, è quello di essere condannato "alla cattiveria", di vedersi ridotto ad una maschera folle e malvagia. Per un po', quindi, sceglie la via del cinema indipendente, con film non proprio memorabili, come Quills di Philip Kaufman, The Yards di James Gray, Buffalo Soldiers di Gregor Jordan. Quand'ecco che un'altra importante occasione per la sua carriera gli viene offerta da M. Night Shyamalan, che lo vuole al fianco di Mel Gibson in Signs (2002) e, insieme al grande William Hurt, a Adrien Brody e all'esordiente Bryce Dallas Howard (figlia di Ron Howard) in The Village (2004). Non si tratta di ruoli da protagonista assoluto, è vero, ma Joaquin ha finalmente la possibilità di mettere a punto un registro di recitazione diverso, più controllato, misurato. Specialmente nella magnifica e inquietante parabola di The Village, nei panni del taciturno e coraggioso Lucius, Phoenix riesce a rendere un'interpretazione incisiva, in cui profondità e sensibilità appaiono quasi sottotraccia, come ad emergere in maniera latente da piccoli e impercettibili gesti e sguardi. Può finalmente arrivare la prova del nove: una parte da protagonista assoluto in Quando l'amore brucia l'anima - Walk the Line (2005), di James Mangold, biopic del grande cantautore Johnny Cash. Phoenix è qui a dir poco immenso, la sua interpretazione è da brividi. Non era facile restituire la complessità di Cash, ma la scommessa è ampiamente vinta. Phoenix riesce a cogliere una gamma amplissima di emozioni e di sfumature. Dall'iniziale frustrazione del cantantucolo in erba, si passa agli eccessi del successo, con le esagerazioni, l'alcool, le droghe, le donne. Rabbia, disperazione, passione bruciante per la musica, amore, smarrimento, fragilità, sconfitta e riscatto: una vita bruciata, incendiata, di cui Joaquin diviene maschera perfetta e credibilissima. Ora c'è la candidatura all'Oscar come miglior attore protagonista. La lotta è dura. Il 5 marzo si saprà. Quel che è certo è che, a 32 anni, Joaquin Phoenix s'inserisce a pieno titolo tra i più importanti attori della nuova Hollywood. Una promessa di grandezza.
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