“War Horse”, di Steven Spielberg
Nella sua ostentazione nostalgica il film di Spielberg intende condurre lo spettatore nelle collaudate sensazioni di un impatto emotivo costantemente canonizzato, arretrando così l’emozione pura in seconda fila rispetto al principale reticolo meta cinematografico pre-visto. Ne viene fuori un’opera che preferisce la misura del rispetto a quella dello stupore, la (sporadica) bellezza alla meraviglia, e in cui le immagini salvo rare eccezioni mancano, almeno stavolta, di respiro
Il percorso cinematografico dell’ultimo Spielberg (altro discorso va fatto per la sua produzione televisiva) è sempre più finalizzato a una riflessione nostalgica sul linguaggio del cinema e la sua storia. È certamente da leggere in questo “filone” il bellissimo Super 8 da lui prodotto per la regia di J.J. Abrams, come anche il recente Le avventure di Tin Tin, cortocircuito sperimentale animato che unisce Vecchio e Nuovo in un ripensamento tecnico e fruitivo dell’immagine. Era questo un passo del resto già intrapreso alcuni anni fa con il sottovalutato quarto capitolo di Indiana Jones, che metteva insieme l’omaggio ludico al passato con le angosce atomiche di un mondo e di una poetica che negli anni precedenti aveva originato le opere forse più cupe e sorprendenti (Minority Report, La guerra dei mondi, Munich). È in questo ostentato viaggio nel cinema americano del passato che va quindi inserito anche quest’ultimo War Horse, film per famiglie, produzione Disney e nomination all’Oscar come Miglior Film assieme a Hugo Cabret, The Artist e Midnight in Paris, in un'annata contraddistinta da una precisa linea cattedratica, istituzionalmente accettata dall’establishment hollywoodiano. Siamo alle porte della Prima Guerra mondiale e nella campagna inglese del Devon si consuma l’amore a prima vista tra il purosangue Joey e il giovane Albert (Jeremy Irvine). Il padre Ted (Peter Mullan) ha acquistato il cavallo al termine di una folle asta con il proprietario terriero Lyons. Afflitta dai debiti, la famiglia di Albert ha in Joey l’unica speranza per lavorare il raccolto e pagare l’affitto a patto che l’animale riesca a esser ammaestrato come si deve. È così che Albert instaura un rapporto viscerale con Joey fino alla separazione traumatica dettata dallo scoppio della guerra in Europa. Il cavallo viene infatti venduto al Capitano Nicholls (Tom Hiddleston, attore interessantissimo), destinato ad affrontare le mitragliatrici tedesche nei campi di battaglia.
È probabile che con War Horse Spielberg abbia voluto fare il film che gli mancava sulla Prima Guerra mondiale. Joey è infatti il veicolo attraverso il quale riflettere e focalizzare una fauna umana dilaniata dallo scontro bellico, dove le posizioni manichee vengono abbandonate in favore di una eterogeneità descrittiva tra coraggiosi ufficiali di cavalleria, innocenti soldati tedeschi in cerca di una via di fuga, inermi civili delle campagne francesi afflitti dal dramma di distruzioni subìte. Come fosse un testimone che passa di personaggio in personaggio, l’animale spielberghiano percorre quindi l’Europa diventando filtro e mezzo con cui attraversare il Cinema spielberghiano e non solo. Uno dei dubbi maggiori è che a mancare in War Horse sia proprio un punto di vista “alieno”, animalesco. Depotenziando la forte intuizione di partenza (gli uomini relegati a coprotagonisti di un cavallo) Spielberg pare negare un vero punto di vista al suo magnifico personaggio, incastonandolo in quadri figurativi eleganti quanto prevedibili. Come se la fedeltà a un modello classico di racconto e messa in scena finisse con il risucchiare l’eccezionalità stessa della storia e le sue potenzialità visionarie. Fatta eccezione per la bellissima sequenza notturna della corsa indiavolata in trincea, si ha la sensazione che Joey non attraversi mai il mondo diegetico di War Horse, se non attraverso tappe meta cinematografiche immediatamente riconoscibili – le trincee di Kubrick, il lirismo di John Ford, l’umanesimo di Renoir, lo stesso Spielberg ( E.T., Salvate il soldato Ryan). Nella sua ostentazione nostalgica il film di Spielberg intende condurre lo spettatore soprattutto nelle collaudate sensazioni di un impatto emotivo costantemente canonizzato, arretrando così l’emozione pura in seconda fila rispetto al principale reticolo meta cinematografico pre-visto. Ed è chiaramente un intento programmatico quello di Spielberg, non fosse altro per le direttive assecondate dai suoi più fedeli collaboratori: se infatti John Williams esegue a briglia sciolta una partitura musicale tonitruante e costantemente invasiva, Janusz Kaminski esibisce tutto il repertorio fotografico a disposizione, dal documentarismo stilizzato di Ryan, alla lucentezza patinata del technicolor anni ’40 e ’50. Ne viene fuori così un’opera che preferisce la misura del rispetto a quella dello stupore, la (sporadica) bellezza alla meraviglia, e in cui le immagini salvo rare eccezioni (l’incontro tra il soldato inglese e quello tedesco in un campo di battaglia innevato) mancano, almeno stavolta, di respiro. Non che non possa piacere questo War Horse. Il punto semmai è evidenziare i germi di una pericolosa fascinazione verso l’archeologia filmica, che il regista de Lo squalo aveva sempre metabolizzato attraverso l’imprevedibilità di uno sguardo più avanzato rispetto al già visto.
Titolo originale: id.
Regia: Steven Spielberg
Interpreti: Jeremy Irvine, Peter Mullan, Emily Watson, Tom Hiddleston, Eddie Marsan, David Thewlis, Benedict Cumberbatch
Distribuzione: Disney
Durata: 140'
Origine: USA, 2011
Cerca nel sito

Articoli correlati
Steven Spielberg: War Horse a Capri
War Horse di Steven Spielberg, il trailer
War Horse: Spielberg torna alla guerra
War Horse di Spielberg, cast annunciato
Steven Spielberg alla Cinématèque Francaise
Wikileaks, il film. Produce Steven Spielberg
Falling Skies, gli alieni di Spielberg. Il trailer
"Le avventure di Tintin. Il segreto dell'unicorno 3D", di Steven Spielberg
"Indiana Jones e il regno del Teschio di Cristallo", di Steven Spielberg
"La guerra dei mondi" di Steven Spielberg
I FILM IN TV - Il film della settimana: E.T. - L'EXTRATERRESTRE di Steven Spielberg
- Kate Winslet
- cannes 2011
- Johnny Depp
- cinema orientale
- Cannes 65
- david cronenberg
- matt damon
- horror
- Isabelle Huppert
- venezia 67
- torino 29
- 3D
- hbo
- marion cotillard
- documentario
- venezia 68
- joaquin phoenix
- clint eastwood
- torino film festival 28
- steven spielberg
- cannes 64
- film tratti da libri
- cinema italiano
- cinema americano
- ben affleck
- james franco
- george clooney
- woody allen
- cinema giapponese
- Jafar Panahi
- cinema spagnolo
- cinema francese
- david fincher
- Sean Penn
- Martin Scorsese
- Festival di Roma
- animazione
- robert de niro
- oscar
- nanni moretti
- leonardo di caprio
- DVD
- trailer
- jessica chastain
- cinema UK
- brad pitt
- serie tv
- cinema indipendente
- Corso Salani
- michael fassbender
News
- Il canto del tramonto per Terence Davies
- Sunset Song, con Peter Mullan e Agyness Deyn
- CANNES 65 - David Cronenberg e Robert Pattinson ancora insieme
- Dopo Cosmopolis, un film su Hollywood
- CANNES 65 - Bertolucci esaltato dalla stampa straniera
- Di seguito alcuni estratti della carta stampata internazionale
- CANNES 65 - Hollande è già un film
- Biopic sul neo Presidente francese, pronto nel 2013
- CANNES 65 - Kiarostami girerà in Puglia?
- Il prossimo film del regista iraniano sarebbe ambientato nel Sud Italia
- Tutti i nostri desideri ancora in sala
- Terza settimana di programmazione
- CANNES 65 - Barbera e il suo Film-Lab
- Il neo Direttore di Venezia ha esposto il prossimo progetto a favore del cinema italiano
- CANNES 65 - Il ritorno di Larry Clark
- Due lungometraggi in programma: The Smell Of Us e Marfa Girl
- CANNES 65 - Gilles Jacob riceve il Premio Pontecorvo
- Riconoscimento all'uomo che da 30 anni dirige il festival
- CANNES 65 - Fischi per Reygadas, trionfo per Bertolucci
- Accoglienze contrastanti per due autori agli antipodi
- CANNES 65 - Film su Fassbinder
- Già deciso il regista, manca il protagonista che interpreterà l'autore tedesco
- CANNES 65 - Esordio allla regia di Rupert Everett
- L'attore inglese ha già scelto il soggetto e il co-protagonista
- CANNES 65 - I bookies puntano su Haneke
- Anche i bookmakers scommettono sul regista austriaco di Amour
- Mélanie Laurent, Isabella Rossellini, Sarah Gadon per Denis Villeneuve
- Accanto a Jake Gyllenhaal in The Enemy, tratto dal romanzo di Saramago
- CANNES 65 - No, di Pablo Larrain è della Sony
- Il film, presentato alla Quinzaine, acquistato dal distributore americano
- Debra Granik dirige una nuova serie per HBO
- American High Life, dramma familiare semiautobiografico
- CANNES 65 - L'ANICA e l'accesso al credito
- Domani, Tavola Rotonda “Accesso al credito – Strumenti di sostegno alle imprese audiovisive europee"
- CANNES 65 - Post Tenebras Lux anche in Italia
- Il film di Reygadas distribuito da Archibald Film
- CANNES 65 - Audiard in sala è già un successo
- Nel primo week-end in Francia, De rouille et d'os ha già battuto il record d'incassi
- CANNES 65 - Dominik insidia Haneke
- La stampa internazionale promuove KIlling Them Softly
- Blade Runner 2 al via
- Ridley Scott conferma il sequel del suo capolavoro fantascientifico
- Greg Mottola adatta il Pulitzer Jeffrey Eugenides
- Un film dal suo ultimo romanzo La trama del matrimonio
- Tahar Rahim e Marion Cotillard per Asghar Farhadi
- Il regista di Una separazione, Orso d'oro a Berlino 2012
- CANNES 65 - Commozione per la Bonnaire
- Charles Tesson emozionato per J'enrage de mon absence
- CANNES 65: Tutti pazzi per Ken Loach
- Applausi a ritmo sui titoli di testa






.jpg)