"Pollock", di Ed Harris
La passione autentica del film è proprio quella volontaria mancanza di distanza dal personaggio, quell'immedesimazione in un mondo fatto di tensioni pronte a esplodere dove si vede l'invidiabile maturazione di un cineasta capace di gestire i tempi

Esce nelle sale italiane con tre anni di ritardo l'opera prima dell'attore statunitense Ed Harris, attore che si è messo in luce in opere come Apollo 13 ed A Beautiful Mind di Ron Howard, Potere assoluto di Clint Eastwood e The Truman Show di Peter Weir. Pollock, tratto dal libro di Steven Naifeh (anche autore della sceneggiatura), venne infatti presentato al Festival di Venezia del 2000 e da allora ci ha messo tempo prima di trovare la via distributiva.
C'è da dire innanzitutto che Harris - oltre che regista, anche protagonista dell'opera - rifugge la tentazione del racconto biografico didascalico. La personalità del pittore emerge attraverso pulsioni, sfoghi improvvisi, slanci con una passionalità che sembra avere come modello il modo e la furia con cui Minnelli rappresentava Van Gogh in Brama di vivere. Harris si appropria della figura di Pollock, la rivive emotivamente e non attraverso il percorso da Actor's Studio. Il ritratto dell'artista resta così volontariamente esteriore. Nel film prevale invece la soggettività di Pollock. Nell'opera di Harris è come se si vedesse la vita del protagonista solo attraverso i suoi occhi. Le epoche attraversate, gli anni della povertà e dei tentativi frustati di affermazione, il successo, il rapporto simbiotico con Lee Krasner (interpretata da una bravissima Marcia Gay Harden), il vizio dell'alcolismo appaiono sull'immagine come se fossero proiezione della memoria privata dell'artista, con le luci della fotografia di Lisa Renzler continuamente appannate. Il corpo di Pollock sembra infatti emergere spesso dall'oscurità, da continui coni d'ombra, isolato e a disagio rispetto agli altri corpi. Ciò che Harris racchiude intelligentemente nel campo visivo è proprio il rapporto, lo scontro tra il pittore e la tela. L'atto della creazione e così meditato e furioso, alterna la stasi alla velocità come il pittore protagonista (interpretato da Nick Nolte) dell'episodio Lezioni di vero, diretto da Martin Scorsese, di New York Stories. In effetti, in Pollock c'è un episodio rivelatore. Si sta infatti girando un filmino sull'artista. Ciò che emerge in questo filmato è sempre l'opera e non l'artista. Come se queste fossero due entità scisse, lontane tra loro. Nel momento in cui Pollock dipinge, entra in gioco il suo mondo, il suo caos, i suoi colori (il giallo), le sue linee disordinate. Le influenze su di lui, Kandinskij e Picasso, sono solo frammenti visivi che vengono da ricomporre sulla tela.
Alla domanda della rivista "Life", che nel 1949 si chiedeva se Pollock era il più grande pittore vivente negli Stati Uniti, Harris non da risposte. La passione autentica del film è proprio quella volontaria mancanza di distanza dal personaggio, quell'immedesimazione in un mondo fatto di tensioni pronte a esplodere dove si vede l'invidiabile maturazione di un cineasta capace di gestire i tempi: la scena in cui Pollock e Lee si ignorano durante una cena prima che il pittore rovesci per terra il tavolino; la corsa in macchina finale, quella in cui l'artista ha perso la vita, che ha una forza emozionale degna di quella di Rock Hudson in Come le foglie al vento di Sirk.
Harris avvicina il mondo di Pollock sullo schermo in modo simile alla tecnica con cui l'attore dipingeva. Se Pollock sfiorava appena la tela, la macchina da presa di Harris sfiora appena i personaggi e gli ambienti, li lascia vivere e morire con un sentimento di cristallizzata malinconia sottolineata dalla musica jazz e dalle note, sui titoli di coda di una canzone di Tom Waits, The World Keeps Turning.
Titolo originale: Pollock
Regia: Ed Harris
Sceneggiatura: Gregory White-Smith, Steven Naifeh, Barbara Turner, Susan Emshwiller dal libro di Steven Naifeh
Fotografia: Lisa Rinzler
Montaggio: Kathryn Himoff
Musica: Jeff Beal
Scenografia: Mark Friedberg
Costumi: David C. Robinson
Interpreti: Ed Harris (Jackson Pollock), Marcia Gay Harden (Lee Krasner), Amy Madigan (Peggy Guggenheim), Jennifer Connelly (Ruth Klingman), John Heard (Tony Smith), Bud Cort (Howard Putzel), Jeffrey Tambor (Clement Greenberg), Val Kilmer (Willem De Kooning)
Produzione: Fred Berner, Ed Harris, Jon Kilik, James Francis Trezza per Brant-Allen/Fred Berner Films/Pollock Films/Zeke Productions
Distribuzione: Columbia Tristar Films Italia
Durata: 122'
Origine: Usa, 2000
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