Al Lovers Film Festival – Torino Lgbtqi Visions vince la militanza

Insomma, il 33° Lovers Film Festival parla portoghese. La giuria del Concorso Internazionale Lungometraggi, composta da Concita De Gregorio, Pif e Immanuel Casto, ha infatti premiato Tinta Bruta dei brasiliani Felipe Matzembacher e Marcio Reolon. Dopo Beira-Mar (2015) e la miniserie O Ninho (2016) i due registi tornano a Torino con una storia a tinte forti che narra il peso della diversità e dell’alienazione. Il protagonista Pedro, recluso volontario a causa del suo rapporto conflittuale con il mondo esterno, sembra poter sintetizzare la condizione dell’intero Paese nella sua costante e spiazzante mutazione. Di fronte a città che si spopolano e famiglie che si disgregano, l’abbandono si fa metafora perfetta. E la ricerca di uno sguardo comprensivo, la lotta per la sopravvivenza e la condivisione dell’incertezza sono solamente alcune delle suggestioni contenute nella pellicola. Convince soprattutto nel ritmo, incerto come la generazione di cui segue i passi.

Menzione speciale va invece a Tierra Firme dello spagnolo Carlos Marqués-Marcet «per la capacità di affrontare in modo brillante la quotidiana complessità di relazioni ed emozioni che ben conosce chi genera un figlio in una coppia omogenitoriale». Il film, ambientato fra i canali di Londra ed elegantemente bilingue, si sofferma sulla relazione fra due donne che si ritrovano a dover gestire una maternità ottenuta grazie all’aiuto di un amico appena arrivato da Barcellona. Un riconoscimento che non stupisce chi scrive poiché indirizzato a una delle opere più interessanti dell’intera selezione. Di notevole fascino anche l’altro brasiliano in gara, As Boas Maneiras di Marco Dutra e Juliana Rojas, che con la sua storia di lupi mannari nella periferica Porto Alegre contemporanea affascina per la coraggiosa commistione di generi e stili, dall’horror al mélo, dal dramma sociale al musical. Non a caso questo lavoro si è aggiudicato il premio speciale della giuria all’ultimo Festival di Locarno. Ancora un film sulla crisi identitaria, espressa persino in una metamorfosi sovrannaturale, fondamentalmente inspiegabile ma non priva di pregnanza emotivo.

Peraltro, dalla nazione latina proviene anche Bixa Travelity di Kiko Goifman e Claudia Priscilla, documentario del concorso Real Lovers dedicato a una transessuale di colore che combatte omofobia e razzismo con performance a base di twerking e costumi provocanti, premiato con il Premio Stajano «per la profonda dirompenza della figura di Linn de Quebrada che attraverso le sue performance rende il corpo e la sua identità oggetto politico di militanza e rivendicazione contro omo e transfobia». Va segnalato che proprio di militanza si è parlato molto negli incontri collaterali alle proiezioni. In particolare, quello che ha visto protagoniste la giornalista De Gregorio e l’attrice Lucia Mascino, moderate dalla direttrice artistica del festival Irene Dionisio, ha sollevato più di un interrogativo sull’effettiva funzione della manifestazione. Come può aiutare la lotta per i diritti civili la distinzione in categorie sempre più sofisticate? Come può riuscire a valorizzare l’individuo? La fragile ma fondamentale risposta che ci si è dati riguarda la necessità di continuare a raccontare storie di persone che lottano e soffrono per essere il mondo in cui vorrebbero vivere.